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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

agosto 06, 2009

C'è Oppenheimer in Magna Grecia .

"Ciò che m'interessa non è quello di collocare le mie opere all'interno di Scolacium, bensì quello di sconvolgere la visione tradizionale degli osservatori che, in base al mio progetto, si troveranno di fronte all'imprevisto e all'imprevedibile". A sentirlo parlare, Dennis Oppenheim, il portentoso maestro americano di una Land Art teatrale e fantascientifica, potrebbe suonare un pizzico impertinente visto che la sua arte dovrebbe "sconvolgere" la visione di uno dei siti archeologici più straordinari e suggestivi della Magna Grecia. Ma poi appare quel tocco di imprevisto da lui tanto vantato. All'interno del Teatro Romano esplodono i suoi "Splashbuilding", una specie di Big Bang liquido in scala monumentale, creature molecolari che evocano una disintegrazione dei propri elementi come eruttando da una superficie acquatica. In atri termini, è come se gigantesche gocce d'acqua fossero cadute sulla terra per esplodere di rimbalzo in una corona di corpuscoli atomici. Le immagini E sono proprio gli "Splashbuilding", installazioni del 2009, a dare il titolo all'evento espositivo che dal 31 luglio al 3 novembre vede protagonista Dennis Oppenheim al Parco Archeologico di Scolacium nell'ambito della quarta edizione del progetto Intersezioni che rientra nel programma di Sensi contemporanei, organizzato dalla Provincia di Catanzaro con la collaborazione della direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria, in rapporto scientifico con il Marta Herford Museum di Herford in Germania dove il 28 giugno scorso si è chiusa con successo una vasta retrospettiva dell'artista. A curare la mostra, che si sdoppia nella retrospettiva ospitata dal Museo Marca di Catanzaro, è Alberto Fiz che avverte: "Quelle di Oppenheim sono strutture che sfidano i limiti dell'arte e dell'architettura dove ciascun elemento sviluppa un processo metamorfico complesso, teso a capovolgere la dimensione oggettuale standardizzata in relazione ad un principio costruttivo e allo stesso tempo decostruttivo. La lezione del Bauhaus torna d'attualità con una forte carica d'ironia e di provocazione che sconvolge le regole perbeniste dell'arte contemporanea".
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Il gusto dell'imprevedibile diventa il filo rosso di questo viaggio nell'universo visionario di Oppenheim articolato in venti installazioni monumentali dove l'arte ambientale viene trasfigurata da una ricerca estetica che echeggia la scienza e la fantascienza. Oppenheim, classe '38, che fin dagli anni Sessanta ha formulato una sua personale e autonoma concezione di Land Art, veicolata molto da suggestioni performative tra Body Art e Arte Povera, appare perfettamente in sintonia con la dimensione storica del parco di Scolacium, che oltre alle magnifiche distese di uliveti, ha la particolarità di sfoggiare un'Intersezione unica di momenti e stili diversi, tra la fondazione greca, la colonizzazione romana, e la riconversione normanna. Dopo uno scrupoloso studio della realtà di Scolacium, Oppenheim, che ritorna in Italia per un progetto pubblico dopo dodici anni dall'intervento nella zona industriale di Marghera, ha scelto il suo percorso ideale dove far esplodere le sue creazioni di ferro, acciaio, plastica. Dice l'artista "Considero Scolacium un luogo unico dove il tempo scorre in uno stato sospeso di divenire. Per questo lo trovo particolarmente affascinante per le mie sculture che non tendono a una visione consolatoria bensì a sviluppare una rinnovata energia vitalistica con il contesto ambientale". Così ecco che al centro del Foro romano compare "Tumbling Mirage" (2007-2009), un complesso organico di misteriose tre gigantesche sfere di sei metri di diametro ciascuna, non altro che un miraggio futuristico di navicelle aliene. Ancora "Electric Kisses", due strutture abitabili di quattro metri d'altezza in acciaio e tubi di colore blu a evocare in chiave postmoderna le architetture moresche. Una foresta di alberi fluorescenti con rami in acciaio accanto a bizzarre creature floreali mutanti, geneticamente modificati in plastica, costituiscono "The Alternative Landscape", installazione scenica con decine di elementi che azzarda un nuovo concetto di land art come fusione strategica di forme artificiali e elementi naturali. Dopo due immensi coni stradali di cinque metri d'altezza svettano "Submerged Vessels" (2001), tre vascelli in fiberglass e acciaio che sembrano riemergenti da antiche acque come fossero reperti archeologici, Titanic di un mondo antico perso nella memoria dei tempi (arrivati dalla Fundacion Cristobal Gabarron di Valladolid). Il tutto è arricchito dalla retrospettiva del Marca, un fitto percorso di sculture e modelli realizzati da Oppenheim dagli anni Sessanta a oggi, dove spiccano i suoi famigerati cervi con la fiammella che esce dalle corna azionata da una bombola di gas. Accanto a sculture come Swarm (2009) o Light Chamber (2009) si trovano i trenta modelli di sculture monumentali realizzati dal 1967 a oggi provenienti dallo studio dell'artista, così come da importanti istituzioni pubblico come lo Smak di Gand. Chicca del Marca è l'ampia rassegna di video realizzati dall'artista in quarant'anni di sperimentazione.
Notizie utili -
"Dennis Oppenheim. Splashbuilding. Un grande omaggio all'artista americano in due sedi".
Dal 31 luglio al 3 novembre 2009.
Parco Archeologico di Scolacium Roccelletta di Borgia (Catanzaro).
Orari: tutti i giorni 10-21,30.
Ingresso libero.
Museo Marca, via Alessandro Turco 63, Catanzaro.
Orario: martedì-domenica 9,30-13 16-20,30; chiuso lunedì.
Ingresso: €3.
Informazioni: tel. 0961.746797;

1 commento:

Anonimo ha detto...

Salve sono Gianni Gallello, scrivo questa lettera alla redazione per denunciare e mostrare il mio disappunto per esposizioni del tipo di Michelangelo Pistoletto "Il DNA del Terzo Paradiso" nel parco archeologico di Scolacium. Questa è l’ email senza risposta che ho inviato al direttore per i Beni Culturali della Calabria.

““Illustrissimo Direttore Arch. Francesco Prosperetti.
Sono il Dott. Gianni Gallello, Dottore in Conservazione dei Beni Culturali, attualmente Dottore di Ricerca in Scienze Archeologiche, nell' Universidad di Valencia (Spagna), uno dei tanti cervelli in fuga dall' Italia, di origini Calabrese. Sarò breve nel mio scritto.
Mi permetta di farle una critica, in base al diritto di "autorità accademica".
Manifesto tutto il mio disappunto nel permettere che esposizioni, del
tipo di Michelangelo Pistoletto "Il DNA del Terzo Paradiso", possano
mettersi in scena in un parco archeologico come nel caso di Scolacium.
La valorizzazione di un'area archeologica si deve sviluppare in base a
delle regole di armonizzazione e messa in risalto dei vestigi e del
loro significato. La "CONTAMINAZIONE" stona, declassa, disarmonizza e
mette in secondo piano lo scavo con le sue qualità storico-culturali.
La "CONTAMINAZIONE" diventa contaminazione nel vero senso della parola, le nuove metodologie di scavo contemplano, oggigiorno, anche analisi archeometriche, e la presenza di materiali metallici a contatto con le rovine mette a rischio l'oggettività dei risultati di future applicazioni scientifiche di questo tipo nell'area archeologica.
Con l’augurio che si tengano seriamente in conto questi concetti.
Distinti saluti,
Dott. Gianni Gallello””