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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

settembre 17, 2009

Il Giappone tra simbologia, sperimentazione e tradizioni.

La cultura giapponese è ricca di simbologie (talvolta anche ereditate dalla cultura cinese) applicate anche nella vita quotidiana, nel vestire e nel modo di allestire le cose. Legati alle usanze, alle religioni ed all'attenta osservazione di ciò che li caratterizza anche nei comportamenti, questi simboli sono entrati a far parte della cultura popolare. Di seguito, ne elenchiamo alcuni.

CARPA
Simbolo che rappresenta principalmente la perseveranza. La carpa è anche evocativa della fedeltà nel matrimonio e buona fortuna in genere. La carpa (Koi) è sempre in movimento ed è considerata uno dei pesci con più energia e forza. E' inoltre in grado di nuotare controcorrente, che viene interpretato sia come anticonformismo (la forza di non seguire la corrente, bensì di seguire la propria via indipendentemente dal resto) che come forza di superare le avversità.In Giappone la carpa si trova in acque calme, ma è sempre rappresentata in movimento contornata da onde di acqua: questo tipo di rappresentazione suggerisce le virtù di un guerriero determinato ed è spesso associata con le qualità auspicabili nei giovani uomini.La carpa, infatti, è utilizzata in forma di aquiloni nella festa dei ragazzi per rappresentare ed auspicare forza e virtù.

CRISANTEMO
Il fiore del crisantemo (anche simbolo della Famiglia Imperiale e quindi simbolo nazionale), in origine, era apprezzato per le sue qualità di guarigione per stato di ubriachezza, problemi dovuti allo stato di inabilità del sistema nervoso, e debilitazione in generale. Anche oggi il crisantemo è riconosciuto in Giappone per le sue proprietà mediche e viene utilizzato in varie preparazioni erboristiche.Il crisantemo, inoltre, divenne fonte di ispirazione per molte poesie ed il fiore divenne un simbolo autunnale.




FARFALLA
I giapponesi vedono le farfalle come anime dei vivi e dei morti. Sono considerate simboli di gioia e di longevità.Poiché escono trasformete in tutta la loro bellezza dopo essere state per molto tempo nelle loro crisalidi, sono anche un simbolo popolare delle giovani donne, rappresentando la loro nascente bellezza e grazia.Due farfalle che danzano nell'aria, l'una accanto all'altra, rappresentano la felicità coniugale.




FIORI DI CILIEGIO
La brevità della fioritura dei ciliegi e la delicatezza dei fiori sono associati alla brevità della vita.Nell'insieme, i fiori ricordano le nuvole ed i fiori caduti a terra ricordano la neve.I fiori di ciliegio, inoltre, sono simboli nazionali e la fioritura dei ciliegi è seguitissima da tutti i giapponesi, che organizzano feste proprio per questo evento.



GLICINE
Con la sua fioritura in prima estate, il glicine è stato utilizzato nei vestiti degli aristocratici per molti anni.E' usato come simbolo anche in una famosa e molto popolare danza Kabuki.














GRU
Le gru rappresentano longevità e buona fortuna. Sono le figure maggiormente associate all'anno nuovo ed ai matrimoni (come si può notare su molti uchikake - soprabiti matrimoniali).E' usanza giapponese fare 1000 gru di carta (origami) quando si esprime un desiderio speciale. Giganti e colorate collane con le gru si vedono spesso fuori dai templi.Per gli occidentali, le mille gru di carta sono associate con il bombardamento atomico di Hiroshima e un simbolo della pace nel mondo: questo è dovuto alla storia di una bambina (Sadako Sasaki) che aveva 2 anni quando fu bombardata Hiroshima e dopo 10 anni morì di leucemia: per la piccola Sadako (che divenne un simbolo) nel mondo molte persone si adoperarono inviandole degli origami di gru come buon auspicio per la realizzazione del suo desiderio di guarigione. Quando morì, le numerose gru di carta vennero sepolte con lei e nel 1958 fu posata all'Hiroshima Peace Memorial una statua che la raffigura innalzando l'origami di una gru verso il cielo.
LIBELLULA
Grazie al suo clima ed ai suoi corsi d'acqua, il Giappone è un territorio ideale per le libellule, tanto che in passato veniva anche chiamato "l'isola delle libellule". Oltre ad essere un simbolo della stagione estiva e del primo autunno, la libellula è associata (come altri insetti) al successo nelle arti marziali: i samurai, infatti, utilizzavano spesso la sua figura come decorazione per elmi ed armature. Inoltre, simboleggia il successo in genere, la forza, il coraggio e la felicità.



NANDINA
La Nandina è un arbusto che può raggiungere anche i 3 metri di altezza e produce delle bacche che i giapponesi associano all'inverno. Le sue foglie sono famose per le loro proprietà medicinali. Il nome della nandina in Giappone si pronuncia come le parole "difficoltà" e "cambiamento": per questo si crede che questa pianta abbia la particolarità di far scomparire la sfortuna.Nelle composizioni floreali che si fanno per il nuovo anno, questa pianta simboleggia la longevità.









PEONIA
In origine, il fiore della peonia simboleggiava la buona fortuna, l'alto onore e la primavera. I giapponesi lo consideravano come "re dei fiori" e lo utilizzarono in popolari ricami di stoffe.L'arbusto, invece, figura raramente.













PINO
Essendo un sempreverde, il pino rappresenta longevità, buona fortuna e lealtà. Nell'arte, il pino è associato con l'inverno, il nuovo anno, la longevità ed a volte anche l'immortalità.







RAGNO
Il ragno è un simbolo dell'industria, proprio per le sue capacità di tessere ragnatele e per il suo continuo lavoro.Le storie folkloristiche raccontano che l'apparizione di un ragno annuncia la visita di un caro amico.Come anche nella cultura occidentale, si considera che il ragno abbia anche un "lato oscuro".




RANA
Poiché nell'agricoltura in giappone sono molto importanti i campi di riso coltivati con metodi di irrigazione ad inondazione, la rana è simbolo di buona fortuna.La rana, inoltre, è diventato un simbolo molto amato nella poesia e nell'arte (come ad esempio la Rana di M. Bashou). Statuette delle rane vengono spesso vendute nei templi perché la parola "rana" in giapponese si pronuncia come la parola "ritorno".


RONDINE
Le rondini migrano in Giappone ogni primavera, di cui sono anche simbolo. Rappresentano, inoltre, buona fortuna, fedeltà nel matrimonio e fertilità.







TARTARUGA
Simbolo di longevità, la tartaruga è legata ad interpretazioni religiose: si crede infatti che questo animale aiuti a sostenere il mondo, sorvegli il quadrante settentrionale dell'universo insieme al serpente, e porti delle sacre iscrizioni sul suo guscio.Nella tradizione giapponese, la tartaruga sviluppa una coda bianca fluttuante ed esala speciali vapori che evocano sacri gioielli.





MI.TO SETTEMBRE MUSICA 2009
Tra sperimentazione e tradizione.
Keiji Haino
Apparenze da rockstar: chitarra al collo, capelli lunghi e immancabili occhiali scuri. Ma Keiji Haino, in attività da quasi 40 anni, rockstar non lo è affatto. Anche perché la musica di cui è artefice provoca e addirittura intimorisce l’ascoltatore, anziché compiacerlo, ruvida e caotica com’è. Un muro del suono che qualcuno ha definito “di proporzioni wagneriane”. Haino stesso considera del resto lo strumento “un’arma per esprimersi”. E imbracciandolo si avventura in audaci esplorazioni del rumore elettrico, che pur nascendo in alveo rock si manifestano formalmente – a partire dall’approccio improvvisativo – con caratteristiche tipiche del free jazz. Per lui più che per qualsiasi altro musicista connazionale si addice allora il neologismo japanoise.Il selvaggio temperamento espressivo del personaggio ha a che fare con i primi passi compiuti in ambito artistico, quando nei tardi anni Sessanta, Haino si misurava con i canoni del “teatro della crudeltà” di Antonin Artaud. La musica arrivò dopo, al suono – parole sue – di When The Music’s Over dei Doors e con la successiva scoperta del blues: punti di partenza di un percorso durevole e complesso, che l’ha visto animare un’infinità di progetti diversi (di tutti il più noto e longevo è un trio chiamato Fushitsusha) e pubblicare dischi a decine, intercettando cammin facendo le traiettorie di figure altrettanto radicali, da John Zorn a Derek Bailey. Un cursus honorum tracciato nei meandri del sottobosco dove albergano le avanguardie, tale da renderlo a lungo andare artista di culto: sconosciuto ai più ma venerato dai seguaci.A conti fatti, il modo migliore per esporsi al suo talento scabroso è ammirarlo – come capita appunto a MITO – nelle esibizioni da solista, in cui alla proverbiale bellicosità chitarristica associa l’uso della voce, incline più all’urlo o al mugolio che al canto vero e proprio. Eppure, a tratti, dal caotico maelstrom rumorista affiorano relitti melodici che potrebbero anche essere canzoni (non a caso insieme a Charlie Parker, Syd Barrett e Iannis Xenakis, Haino cita fra le proprie fonti d’ispirazione Marlene Dietrich). Assistere a un suo show significa dunque seguirlo in un’immersione dentro ciò che Conrad chiamerebbe “cuore di tenebra”, tentando magari di coglierne l’inopinato intento spirituale. Haino sostiene infatti di mirare in quel modo a un effetto catartico, alludendo alla condizione, detta satori nel buddhismo zen.
di Alberto Campo
Tradizioni del Giappone
Iniziati nella seconda metà del secolo XIX, i rapporti tra l’Occidente e il Giappone sono ben lontani dall’aver raggiunto una approfondita conoscenza reciproca. La precisione e raffinatezza che riconosciamo nella tecnologia nipponica hanno un parallelo altrettanto solido nelle arti della scena che rappresentano appieno lo spirito del Giappone.Con la ieratica gestualità del teatro Nō, con la tradizione musicale danzata del gagaku, con i tamburi taiko che sanno sussurrare o rombare come il tuono, con il canto e i flauti e il liuto biwa o la cetra koto, con la cerimonia del tè, MITO SettembreMusica si affaccia sull’arcipelago culturale nipponico, e va in cerca di quella perfezione che accomuna il giardiniere, il monaco zen, il musicista, il danzatore e l’attore, nell’aspirazione di essere portatori di un frammento di eternità. Tadao Kamei, con la compagnia teatrale nō Sanyokai, Sukeyasu Shiba con il gagaku dell’Orchestra Imperiale Reigakusha, Hajime Takasugi con la sua cerimonia del tè, i tamburi Taikoza, l’Ensemble Sankyokay e i solisti Etsudo Chida e Denjiro Tanaka ci introdurranno nell’orizzonte dell’antica arte tradizionale giapponese.

Progetto realizzato in collaborazione con
Associazione Scènes de la Terre
Coordinamento e produzione di
Chantal e Jean-Luc Larguier
per Interarts Riviera SA

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