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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

settembre 25, 2009

Il PAV di Torino che non piace agli ignoranti.

Il Parco Arte Vivente - Centro sperimentale d’arte contemporanea è molte cose insieme: uno spazio pubblico in una città in trasformazione, un sito espositivo all’aria aperta, un nuovo museo interattivo, luogo di incontro e di esperienze in laboratorio, centro di ricerca attento al dialogo tra arte, scienza e natura, fra arte contemporanea, biotecnologie ed ecologia, fra pubblico e artisti, biologi e ambientalisti. La serra a cui si accede dalla piazza pedonale è la porta di ingresso del Centro che, realizzato secondo i principi dell’architettura bioclimatica, è concepita come una "architettura verde", sempre vissuta in stretta relazione con il parco. Il progetto è stato concepito dall’artista Piero Gilardi e sviluppato con l’architetto paesaggista Gianluca Cosmacini, con il contributo dell’architetto Alessandro Fassi per gli aspetti di architettura bioecologica e con il gruppo di lavoro interdisciplinare dell'associazione acPav. Il Parco Arte Vivente è organizzato in ambienti e progetti:
Bioma, è l’edificio che contiene l’opera ambientale da cui prende il nome, vero e proprio baricentro e sintesi simbolica del pensiero progettuale complessivo. Il percorso Bioma, allestito su progetto dall’architetto Massimo Venegoni, è articolato in sei ambienti dove sono collocate altrettante postazioni interattive ideate da Piero Gilardi con l’apporto tecnologico di Riccardo Colella. Nel percorso a semicerchio, l'insieme si sviluppa in sei ambienti diversi, da percorrere, e che contengono dispositivi sensoriali costituiti da materiali inerti, materiali viventi e apparati tecnologici interattivi realizzati in ambiente Macintosh. E' evidente quanto il nostro stile di vita sia interessato dall'uso della tecnologia e quanto questa abbia modificato la comune percezione della realtà e, in generale, l'estetica corrente. Bioma, organismo ibrido realizzato appunto grazie alla tecnologia, ma anche a soggetti viventi come vegetali o pesci guizzanti e a materiali quali terra e legno, tende a esplicitare questa estetica "tecnettronica" nella quale ci troviamo avvolti.Proprio per svelare la distanza tecnologica con la quale le nostre percezioni si misurano, in parallelo alle apparecchiature digitali, Gilardi predispone materiali che appartengono pienamente alla categoria del tattile e del quotidiano, con tutte le informazioni che questi oggetti sono capaci di attivare: il profumo delle spezie e degli agrumi, il disordine compositivo delle foglie d'edera, la pesantezza dei ciottoli di fiume, la mobilità dell'acqua dolce. Anche le strutture che contengono i dispositivi interattivi manifestano la traccia visibile della manualità che li ha prodotti: terra cruda e ruvida, legno levigato, metallo; elementi naturali che rilasciano le informazioni per le quali misteriosamente si sono formati, in una collana di sollecitazioni che agiscono sul piano esperienziale, cognitivo, simbolico.Coinvolgendo tutta la persona nel suo agire lo spazio, il percorso meandriforme di Bioma, racchiuso in penombra, all'interno della globalità del Parco Arte Vivente e del suo paesaggio naturale, può rappresentare un più profondo paesaggio segreto e articolato, spesso interlocutorio, denso di esperienze ambientali da esplorare: fisiologiche e sensoriali, cinestetiche, estetiche, relazionali ed etiche.Agendo in una dimensione sociale, l'organismo Bioma è un luogo da abitare con le nostre informazioni termiche, elettriche, magnetiche e con significati personali e inediti, poichè l'installazione, nel suo stato di stasi - disabilitata - semplicemente, "non è". Gli individui che abitano Bioma sono liberi di utilizzare i dispositivi presenti, singolarmente o anche in modo collettivo, come accade in particolare nella postazione Suoni Mutevoli dove è possibile agire in sincronia con altri partecipanti; o in Energie Invisibili, studiata per quattro persone che contemporaneamente vi interagiscano. Negli altri moduli tutti i presenti possono condividere la visione che viene a formarsi per opera di chi attiva il dispositivo digitale.
Il parco, giardino in via di realizzazione, occupa un’ex area industriale di circa 23.000 mq dove, nel 2006, è stata realizzata Trèfle, la prima opera d’arte ambientale costruita nel territorio del PAV. Organismo vegetale vivente ideato dall’artista francese Dominique Gonzalez-Foerster, Trèfle è un grande ambiente a forma di quadrifoglio in terra ed erba, intagliato nel suolo, circondato da un muro in pietra ricoperto di edera.Nel parco esterno, curato a verde dall'architetto paesaggista Gianluca Cosmacini, accanto a Trèfle stanno sorgendo numerosi altri progetti open air sperimentabili attivamente dal pubblico.
L'Art Program. Il programma artistico, diretto da Piero Gilardi, si sviluppa attraverso la realizzazione da parte di numerosi artisti italiani e internazionali di singole opere o più complesse installazioni d’arte contemporanea, permanenti e temporanee, collocate nello spazio esterno del parco e nelle aree espositive interne. Per la realizzazione dei progetti espositivi è previsto il coinvolgimento del pubblico in workshop e seminari condotti dagli artisti stessi.
Le Attività Educative e Formative, curate da Orietta Brombin, prevedono un programma aperto a tutti, con visite guidate, stage di formazione per insegnanti, operatori e studenti di tutte le fasce di età e per il pubblico adulto. Il programma propone itinerari di conoscenza teorica e di laboratorio e fornisce mezzi e materiali per realizzare una esperienza personale di stimoli cognitivi, emotivi ed espressivi. L'obiettivo dei programmi artistici ed espositivi e delle attività di laboratorio è quello di dare nuovo impulso alla partecipazione attiva dei cittadini alla vita culturale, sensibilizzando alle tematiche ambientali attraverso lo studio e la sperimentazione dei linguaggi espressivi della contemporaneità, spesso in collaborazione con esperti di varie discipline e con gli autori delle opere esposte.
Il PAV è condotto in partnership con la Città di Torino, la Fondazione Torino Musei, AMIAT e l’associazione acPav.

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