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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 23, 2009

Da Gustav Klimt e Ludwig Van Beethoven, l'arte totale


Percepire l’assoluto, intuirne l’ancestralità e preservarne la bellezza nel divenire cosmico. L’indissolubile, l’indicibile, l’indescrivibile, freme, pulsa, vive in pagine musicali che dilatano lo spazio, arrestano il tempo e ne custodiscono il pulviscolo. Pioggia d’oro, gocce di vita dissolte nei dipinti di Klimt, dove i risvolti e gli ornamenti si traducono nel fregio dedicato a Ludwig Van Beethoven. E’ l’opera d’arte totale, trasmutazione dell’empireo artistico in presagi, in oniriche visioni pronti a condurci nella fluida immensità dell’astrazione. Musica, pittura, poesia, scultura si dispiegano come onde nell’incorporeo esistenziale, viatico verso la nostra essenza. Per la XIV mostra della Secessione Viennese (1902) ventuno artisti tra cui Klimt e Klinger lavorano alla realizzazione di un'unica idea: la celebrazione di Beethoven, realizzando un’opera d'arte totale.
Tutto ruota intorno all’artista, a iniziare dalla statua, posta nella sala centrale e realizzata da Klinger in preziosi marmi policromi, avorio, alabastro e bronzo, che irradia luce e ci irradia verso l’indefinibile. Lo stile di Klimt , caratterizzato da accostamenti di colore come piani cromatici e da linee sinuose e scattanti, emerge molto bene nel fregio beethoveniano. La Nona Sinfonia assume qui, un'interpretazione simbolica: il raggiungimento della felicità e della redenzione dell’uomo attraverso l’arte.
Gli ornamenti fluttuano come arpeggi in assonanze di forme nella non – forma della felicità, raffigurata nella prima scena. Felicità, frutto del desiderio, fonte di gioia, ancora di salvezza per un’umanità emaciata, la cui sofferenza, non più latente, volge un disperato sguardo d’aiuto al cavaliere, l'eroe simbolo di virtù, che, accompagnato da Compassione e Orgoglio intraprende una dura lotta.
La strada verso il sublime è tortuosa, difficile, lastricata da difficoltà insormontabili, ma tra l’effimero e il vacuo, la meta appare in lontananza, come un dolce richiamo, un’estasi divina, pronta a placare ogni nota dolente in un abbraccio con la Poesia.Il giorno dell’inaugurazione, la musica rivive con l’esecuzione dell’Inno alla Gioia diretto da Gustav Mahler e la genialità di una mente protesa verso il futuro, scorre immersa in una soluzione di continuità tra l’estatica percezione sensoriale, la consapevolezza dell’irreversibilità esistenziale e l’incarnazione musicale ai massimi livelli.
La mostra della secessione segna un’immaginaria linea di confine tra la smaterializzazione degli elementi costitutivi e la loro integrazione simbiotica in un ordine armonico che sfugge all’ordinario, tra l’espressione e la rappresentazione dell’arte, pronta a rivelarci il reale più reale della realtà. Beethoven, non si può consegnare alla storia, perché Beethoven è storia contemporanea, è modernità, è e rimarrà attuale per i posteri a venire.
In lui, l’umanità divenne suono, un suono che giunge a noi chiaro, forte e drammaticamente vero. Non necessità d’interpretazione, vive nella sua indipendenza libero da ogni condizionamento e sovrano nella propria potenza di illuminare lo spirito. Beethoven continua a irretire nei dedali dell’ermeneutica più profonda, rilanciando nuovi orizzonti a noi sconosciuti. E tutto ha inizio come un rito orfico...

di Antonella Iozzo

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