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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 20, 2009

Il Giuoco delle perle di Vetro

E' stato per me difficile analizzare questo romanzo. Via via che leggevo, andavo formandomi un giudizio velatamente negativo su quest'opera. Sempre confrontavo "Il giuoco delle perle di vetro" con le opere intensamente impetuose del primo Hesse, come "Siddharta" e "Il lupo della steppa". Mi sembrava di trovare in quest'opera un Hesse decisamente maturo, ponderato, meditativo, ma anche più arido nel suo rigore. Il senso catartico che ha sempre accompagnato tutti i suoi libri mi riusciva difficile da interpretare in questo lavoro. Per quasi tutto il romanzo mi sembrava che l'autore abbracciasse un positivismo confortante, che proponesse un mondo alternativo decisamente felice, armonioso, sereno, ma anche particolarmente artefatto e affettato. Ritenevo questo romanzo quasi un monito all'umanità, quasi che l'autore ci suggerisse "come sarebbe l'umanità se...", non senza un'ombra di artificiosità.Ma mi sbagliavo. Quest'opera è densamente popolata di massime e pensieri di ampio valore, di aforismi di pregevole ingegno, ma non è "artificiosa". Nasce da una profonda esperienta artistica e umana, e, comprendendo il lavoro che sta dietro alla sua redazione finale e l'attenta trasposizione futura dell'ambiente narrativo, si deduce che quest'opera è stata lungamente meditata. In particolare sono stati evitati tutti i riferimenti al periodo storico in cui questo romanzo è stato scritto, e cioè il decennio nazista che portò alla Seconda Guerra Mondiale.Viene proposta una sintesi di quanto la spiritualità e l'intelletto hanno da offrire al genere umano, con echi di misticismo religioso, capacità artistica, ponderazione filosofica e scientifica.Questo libro è una summa delle correnti di pensiero che hanno affascinato l'Hesse giovane e irruento esploratore del mondo. Ed è anche l'opera più ragionata, matura e attenta che l'autore abbia prodotto.Qui non troverete l'impeto e l'arditezza delle pulsioni adolescenziali: qui è presente l'assennatezza e la serenità dell'uomo saggio ed esperto di vita.Un cammino di narrazione che si percorre senza ostacoli, speditamente, ma che lascia il segno nell'esperienza del lettore.Knecht, il protagonista, assurge al ruolo di emblema della curiosità umana, della voglia di sperimentare, della bramosia di conoscenza. E la sua vita è lo specchio di questi desideri. In quest'ottica il romanzo, che rappresenta il cursus vitae di una persona, perviene a nuovi traguardi, giungendo infine a superarsi. Le tre vite finali, questi tre racconti che parlano di personaggi di epoche storiche distanti millenni tra loro, non sono altro che la riproduzione solo leggermente modificata di una stessa vita, quella di Knecht, e di alcune persone che sono state a lui vicine.Un percorso che non si conclude quindi nell'esistenza del protagonista, ma che abbraccia l'intera umanità: un archetipo delle aspirazioni umane, del dolor animi, ma soprattutto l'unione di spiritualità e conoscenza al servizio dell'uomo e della sua dote più grande, la sua umanità.
Recensione a cura di Christian

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