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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 13, 2009

La pittura contemplativa di Yuko Murata

I riferimenti di Murata alla sua cultura d’origine, storica e contemporanea, seguono percorsi diversi ma reciprocamente dipendenti. Troviamo nelle piccole dimensioni dei suoi quadri e nelle composizioni semplicissime tutto il gusto tipicamente giapponese per l’essenziale, il minuto e il particolare, spesso effimero e fuggevole. Un vero e proprio isolamento fisico dei soggetti, animali, fiori, o il paesaggio tout court, temi classici della pittura Sumi, tradizione che i giapponesi condividono col mondo cinese, ma con un approccio meno calligrafico e decorativo e più individuale e intimo, quindi con un linguaggio più astratto ed essenziale e che predilige gli spazi visivamente vuoti ma densi di significati altri. È una pittura contemplativa che segue regole ben precise come quella di dipingere con dedizione per esprimere i propri sentimenti e non come esercizio di bravura e, che quindi prescrive di non tornare mai su un segno già tracciato.
Senza dubbio la pittura di Murata è anche questo, è l’essenza e il simbolismo della natura ricercati attraverso una visione molto personale, priva di qualsivoglia intenzione mimetica o realistica, senza chiaroscuro e senza prospettiva, quantomeno non intesa alla maniera monofocale degli occidentali, bensì costruita con lentezza e parsimonia, senza spreco di linee e di dettagli, ma coi delicati e impalpabili toni delle impressioni interiori, che si riversano su sfondi compatti e immateriali, privi di profondità, evitando passaggi cromatici troppo netti e bruschi a favore dei mezzi toni e di un tenue quanto impercettibile trascorrere della cromia da un piano all’altro.In questo senso l’arte di Murata si avvicina anche alla tradizione fotografica giapponese, la quale sin dai suoi esordi, si contraddistingue per un approccio tutt’altro che mimetico e veritiero e dove la foto è usata strumentalmente per studiare nuovi soggetti, nuove pose e nuove tecniche di rappresentazione, a differenza dell’ Europa, dove il nuovo mezzo si afferma proprio grazie alla propria specificità documentaristica e mentre gli europei approfondivano il discorso in questi termini, i giapponesi si dilettavano con la pittura ad olio fotografica (shashin aburae) con manipolazioni del medium molto più spinte e disinvolte come l’asportazione dello strato di pellicola superiore dalla foto, la cui immagine veniva poi completata con colori ad olio.E Murata sembra avere negli occhi proprio questo tipo di approccio che lo porta ad inquadrare fotograficamente il soggetto pur senza passare dalla camera oscura e andando direttamente al pennello e alla tela, concentrandosi sull’impatto emotivo tutto affidato alla composizione e all’accostamento dei colori.
di Annalisa Pellino teknemedia.net

2 commenti:

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie

Anonimo ha detto...

good start