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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 07, 2009

La scoperta del pianeta con tre gas alla base della vita.

Adesso sappiamo che Galileo individuò anche il pianeta Nettuno, anticipando di 233 anni la scoperta “ufficiale” del francese Urbain Le Verrier. Lo sostiene il fisico australiano David Jamieson: dopo aver analizzato i taccuini del grande scienziato pisano, duce infatti che nel 1613 Galileo vide una stellina muoversi fra le altre nel campo del suo cannocchiale, intuì che si trattava di un pianeta, ma non divulgo mai la cosa. Forse l’idea che ci fossero altri pianeti oltre ai cinque conosciuti dall’umanità era troppo sconvolgente persino per lui. Chissà cosa direbbe oggi del fatto che si stanno sondando le centinaia di pianeti individuati intorno ad altre stelle per scoprire se ce ne sono che ospitano vita e forse civiltà.
E che, tra gli studiosi più attivi in questo settore c’è un’italiana, Giovanna Tinetti, classe 1972, astrobiologia torinese, che lavora all’University College di Londra. La Tinetti è riuscita, con colleghi americani, a individuare per la prima volta acqua, metano e anidride carbonica, cioè tre sostante coinvolte nei processi viventi, nell’atmosfera di un pianeta distante da noi 61 mila miliardi di chilometri.
Cercare la vita nell’Universo è forse il più affascinante campo dell’astronomia, ma è insolito per il nostro Paese. Infatti, finora, Tinetti ha lavorato all’estero.
Impossibile in Italia?
Cercare la vita nello spazio, unendo competenze di fisica, chimica e biologia, nel nostro Paese era visto quasi come fantascienza. Così, nel 2001 andai al Jet Propulsion Laboratori, in California. E da lì, nel 2006, mi sono trasferita a Parigi e infine a Londra.
Con le sue ricerche fa viaggi ben più lunghi. Come ha fatto ad analizzare l’atmosfera di un pianeta tanto Lontano?
Pianeti così distanti non possono essere visti direttamente, ma con tecniche che misurano i movimenti o la luminosità della stessa intorno a cui orbitano. Per individuare i fas atmosferici del pianeta HD18977b, a 63 anni luce da noi, abbiamo ottenuto lo spettro luminoso della luce proveniente dalla sua stella quando il pianeta era acconto a lei, e un altro quando era nascosto dietro di essa. La differenza fra i due era lo spettro della luce riflessa dal pianeta, in cui abbiamo individuato si segni tipici di acqua, metano e anidride carbonica.
Quei tre gas sulla Terra sono legati alla vita, quindi c’è vita su HD 189733b?
Quel pianeta ruota così vicino alla sua stella da avere una temperatura di oltre mille gradi, quindi quei tre gas hanno di certo un’origine inorganica. In un pianeta con le dimensioni e le temperature della Terra, la scoperta di quei tre gas sarebbe invece sicuramente un indizio della presenza di vita. Che potrebbe poi essere confermata da altri gas, come l’ossigeno, prodotto da organismi simili a piante terrestri.
Ci sono pianeti simili al nostro intorno ad altre stelle?
Non lo sappiamo ancora. Gli strumenti che abbiamo a disposizione riescono a trovare solo pianeti piuttosto grandi e molto vicini alle loro stelle. Ma la sonda americana Keplero individuerà nei prossimi mesi migliaia di nuovi pianeti extrasolari, e fra questi ce ne saranno probabilmente alcuni simili alla Terra.
Dall’analisi dell’atmosfera si può capire se esistono civiltà simile alla nostra?
Un pianeta con una civiltà simile alla nostra dovrebbe produrre gas artificiali visibili nello spettro, come i Cfc dei frigoriferi per intenderci, che sarebbero però presenti solo in tracce nell’atmosfera del pianeta. Ma se la civiltà, invece, non inquinasse la sua aria, perché troppo arretrata o, al contrario, avanzata, la spettroscopia non potrebbe scoprirla. Si potrebbe tentare ci captarne eventuali segnali radio. Ma io ci credo poco…
Ancora lontano, dunque, l’incontro con ET?
Penso che indizi sicuri di vita al di fuori della Terra li avremo entro il 2020-2030. Per quanto riguarda civiltà simili alla nostra, invece, ritengo sarà difficile scoprirne entro questa generazione. Ma poi siamo sicuri di volerli incontrare? Non è detto che siano amichevoli…
Come lavora oggi un astronomo? Passando le notti all’oculare dei telescopi come Galileo?
Certe volte i telescopi neanche li vediamo, come quelli spaziali tipo Hubble per esempio: chiediamo agli operatori di riprendere la zona di cielo che ci interessa e di inviarci i dati via internet. Altre volte andiamo sul posto a dirigere le osservazioni, dalle Hawai alle Ande.
Lo scopo?
Più si studiano i sistemi planetari, più si capisce come sia difficile far nascere e mantenere la vita, e quindi che luogo straordinario sia la Terra.

di Alex Saragosa

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