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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

novembre 24, 2009

La crisi del rapporto Uomo-Natura

Il rapporto Uomo -Ambiente è per sua natura complesso e bidirezionale: si tratta di due sistemi interattivi in costante relazione dinamica. Lo stesso "ambiente" è definizione culturale, il risultato dell'azione filtrante operata dalle categorie conoscitive.
I problemi inerenti l'ambiente riguardano sostanzialmente il modo con cui la società umana amministra i processi produttivi, le risorse rinnovabili e non, i beni culturali, i meccanismi di regolazione e di previsione dei fenomeni naturali. Le modificazioni di questo rapporto sono dunque di natura storica. Tutto questo si inscrive nei fenomeni di globalizzazione dell'economia e nel rapporto Nord- Sud del mondo. L'attuale scorcio di secolo sigla la fine del paradigma produttivo industriale e l'imporsi di una nuova organizzazione del mercato e del ciclo economico: si passa ad un modello di impresa-rete dislocata su scala mondiale e decentrata nei suoi comparti funzionali (dalla progettazione alla commercializzazione).
Alcune conseguenze macroscopiche di questa trasformazione sono:
Un diverso rapporto con lo spazio e con il territorio: la fine dell'identificazione economica e simbolica dell'impresa con lo Stato -Nazione di origine;
Una crescente interdipendenza degli attori economici: da ciò deriva una accelerazione dei processi di scambio a livello finanziario, commerciale e soprattutto informativo;
L'irrompere di meccanismi di mercato anche negli spazi tradizionalmente riservati al monopolio pubblico, non tanto per l'assetto proprietario quanto per i bisogni di sviluppo e per i paradigmi di riferimento.
Di qui si origina l'esigenza di una ridefinizione dei modelli organizzativi dei soggetti economici, ora esposte ad un contesto globale che è insieme una minaccia e uno stimolo alla crescita e allo sviluppo. L'incremento della popolazione, l'uso crescente e incontrollato di energia e risorse, l'aumento della produzione di rifiuti solidi, liquidi e gassosi, la distruzione delle risorse naturali, l'estinzione di specie rare di animali rendono al nostro pianeta sempre più difficile il compito di tollerarci.
Oggi circa il 20% della popolazione mondiale utilizza più dell'80% delle risorse naturali. Nel 1986 l'umanità - "una specie tra milioni di altre "(W. Rees) - si è appropriata del 40% del prodotto netto della fotosintesi terrestre. Nell'ambiente marino, del 30%. L'ansia di produrre sempre maggiore benessere materiale porta a fagocitare le risorse disponibili, presi come siamo dalla formula del tutto e subito e sordi al richiamo del ...e dopo? L'ozono e l'effetto serra sono un chiaro segnale della raggiunta capacità del pianeta di assorbimento degli scarti. La formula "usa e getta" - comoda, pratica, apparentemente economica - è diventata un gesto, un'abitudine quotidiana ormai radicata. Si usano le materie prime e si gettano le scorie tossiche o altamente inquinanti. Uranio, mercurio, rifiuti chimici hanno trovato un posto nelle terre del Sud: un business illegale che l'Occidente ha tutto l'interesse a mantenere.
La più grande contraddizione che stiamo oggi vivendo è quella che vede da un lato la protesta contro la distruzione della foresta amazzonica e dall'altro il nostro quotidiano gettare rifiuti in discariche abusive e inceneritori in modo incontrollato e irrazionale. Nella maggior parte dei casi senza renderci conto delle conseguenze di quel gesto.
L'effetto serra è una chiara conseguenza della capacità -satura- di assimilazione del nostro Pianeta. Lo studio che segue affronta, in modo sintetico e generico, la risposta dell'Italia all'indirizzo di ripensamento, pianificazione, sperimentazione e uso di tecnologie pulite evidenziato dai dibattiti internazionali sul futuro e la tutela del nostro meraviglioso Pianeta.
Erosione del suolo, deforestazione, impoverimento dello strato di ozono, inquinamento di terra, aria, acqua, piogge acide, estinzioni di specie di animali e piante sono tutti elementi di degrado che continuano a svilupparsi in misura crescente. Adottare uno sviluppo sostenibile richiede un'economia che soddisfi i suoi bisogni presente senza depauperare il futuro.
Occorre dunque "rileggere il bilancio ecologico (locale, regionale, globale) ribaltando l'approccio tradizionale della sostenibilità: non più calcolare quanto carico umano può sorreggere un habitat definito, ma quanto territorio (terra, acqua, aria) è necessario per un certo carico umano, cioè per reggere l'impronta ecologica che una popolazione imprime sulla biosfera (carrying capacity)" (M.Wackernagel- W. Rees Come ridurre l'impatto dell'uomo sulla terra).
Le dimensioni locale e globale del problema ambiente sono ormai fortemente intrecciate.
di Daniela Eutizi www.minerva.unito.it

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