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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

novembre 09, 2009

Perché (non) ho tradito mio padre Nabokov

Esce finalmente il capolavoro incompiuto di Vladimir Nabokov. È un’opera scottante, scabrosa, bruciante. Che appunto doveva essere bruciata trent’anni fa. Così dispose, morendo nel 1977, l’autore, come del resto aveva già decretato per il manoscritto di Lolita, salvato in extremis dalla moglie Véra. Provato nella vitalità ma non nella forza creativa, si dedicò negli ultimi due anni di vita al romanzo The Original of Laura. Dell’Originale non restano che 138 schede manoscritte, rimaste prive di composizione e ordine definitivi. Fu per un comprensibile pudore rispetto a un lavoro lasciato in fieri che lo scrittore voleva distruggerlo. È il figlio Dmitri a decidere invece di darlo oggi alle stampe. Cantante lirico, erede degli scritti del padre dopo la scomparsa nel 1991 della madre Véra, curatore e traduttore di tanti suoi romanzi e racconti, Nabokov junior tronca con questa scelta il dilemma: onorare il padre, rispettare le direttive dell’autore o conservarne l’opera? E mette a tacere una volta per tutte le polemiche scatenate dai nabokoviani offesi dalla pubblicazione di un’opera imperfetta.

«Ma perché, signor Nabokov, perché realmente si è deciso a pubblicare Laura?». È Dmitri stesso a porsi questa domanda nella prefazione al romanzo. E a darsi una risposta ironica: per alleviare, con un gesto di gentilezza, le tribolazioni di chi dovesse trovarsi combattuto tra le estreme volontà dell’autore e le pretese della posterità.
Eppure, presentando il capolavoro inedito di suo padre, lei si dice convinto che oggi Vladimir Nabokov approverebbe la decisione. Perché?
«D’accordo, la mia prima risposta era semischerzosa. In realtà, anche se non avrei mai distrutto l’originale di L’originale, volevo convivere con l’idea di pubblicarlo, e immaginare come mio padre avrebbe reagito in un momento più sereno. Perfezionista com’era, si opponeva alla pubblicazione di opere incompiute. Lottava per terminare Laura mentre era vivo e lucido. A quelli che chiedono perché non distrusse egli stesso il manoscritto, oppure perché io abbia disobbedito ai suoi ordini, risponderei così: quando gli fu posta la domanda su quali libri stesse leggendo o avrebbe voluto conservare, lui elencò: 1) una nuova traduzione dell’Inferno di Dante, 2) un libro sulle farfalle dell’America del Nord, 3) un romanzo che stava scrivendo ma che non era del tutto terminato intitolato L’originale di Laura. Sembrano le parole di uno scrittore che intende distruggere questo romanzo?».
Ma chi è Laura? O «FLaura», scrive l’autore confondendo il titolo del libro con il nome della sua protagonista Flora (e Laura, precisa la traduttrice Anna Raffetto, si pronuncia Lóra). L’originale è il testo di un romanzo oppure il corpo di una donna? Le parole di Vladimir Nabokov danno adito al sospetto di tale ambigua identità: «La sua mirabile struttura ossea scivolò immediatamente in un romanzo - scrive - divenne la struttura segreta di quel romanzo...».
«Le do tre risposte: a) Sì, Laura è ambedue: il romanzo e il personaggio. b) No, non è affatto così. c) Forse: è un enigma la cui soluzione lascerò al lettore…».
Si può dire che alla fine della sua vita Vladimir Nabokov avesse l’idea di scrivere un romanzo sul proprio stesso romanzo incompiuto? Un libro sull’opera segreta, su un nascosto «Opus veneficum», come scrisse egli stesso? E anzi, esplicitamente aggiunse: «I lettori sono indirizzati verso quel libro - là, su uno scaffale molto alto e molto male illuminato - ma che già esiste, come già esiste la magia ed esiste la morte...».
«Lo scaffale molto alto e molto male illuminato potrebbe essere la sua propria mente dove esisteva già ogni sua opera prima di essere scritta. Come disse lui stesso, anche con Laura fu così. E nei momenti di delirio immaginava di leggerlo a un piccolo pubblico fantastico di persone e uccelli».
Nei suoi ultimi giorni e nell’estremo sforzo creativo Nabokov scriveva forse della sua propria morte? Del venir meno della sua stessa arte? Il gioco di autocancellazione del protagonista maschile del testo, Philip Wild, si conclude - sull’ultima pagina di L’originale di Laura - con un inquietante balbettio: «Cancellare, espungere, raschiare via, eliminare, strofinare via, annientare, obliterare».
«Un’idea, assolutamente falsa, che è stata già proposta da altri. Uno che parla della propria morte non adopera il sottotitolo Dying is fun (morire è divertente). Chi ci dice che la serie di parole che appaiono sull’ultima fiche non si riferiscano al manoscritto piuttosto che alla persona?».
In un’opera senza precedenti come questa, dove riconosce il genio di suo padre?
«Il suo metodo di scrivere era lo stesso impiegato per Lolita, Ada e Fuoco pallido: utilizzava una sola facciata di una scheda, segnando il verso con una grossa X per evitare confusione. Utilizzava le matite n. 2, né troppo dure né troppo tenere, e facilmente cancellabili. Diceva, infatti, che consumava l’estremità gommata di una matita più rapidamente della grafite. Non so come avrebbe reagito all’avvento del computer (detestava l’elettricità), però un simile strumento avrebbe favorito il suo modo di trattare il testo: usava spostare, mescolare o togliere le schede mentre componeva. Il suo humour sottile e sfumato lampeggia qua e là. Il pensiero metafisico risiede, si potrebbe dire, nell’idea della reversibilità della morte esperita con il metodo di autocancellazione adottato da Wild».

IN ITALIA DAL 18 NOVEMBRE
Con la riproduzione degli appuntiL’originale del capolavoro segreto di Vladimir Nabokov sarà sotto gli occhi di tutti ora che, il 18 novembre, Adelphi ne manderà in libreria la traduzione (L’originale di Laura): eseguita da Anna Raffetto e accompagnata dalla riproduzione degli appunti annotati sulle schede di lavoro dal pugno dello scrittore russo. Incompiuto, frammentario, embrionale, contiene in nuce un distillato essenziale di prosa: le gemme della scrittura nabokoviana tanto più iridescenti e preziose quanto più sfaccettate e concentrate. Vi si racconta di una ninfetta conturbante, di un vecchio maschio satiro, di un accademico intristito, di un letterato nevrotico e irresoluto, di un manoscritto nascosto e incompiuto. E della malinconia - temuta, ma per Nabokov certo sventata - «di un artista scoraggiato che muore non di malattia ma per il cancro dell’oblio che invade ogni opera».

di Alessandro Iadiccio La Stampa


Biografia di Vladimir Nabokov

Il celebre scrittore di "Lolita" nacque a Pietroburgo nel 1899 da una famiglia di vecchia nobiltà russa che, dopo la rivoluzione del 1917, emigrò in Occidente. La su formazione, dunque, è fortemente ascrivibile alla sensibilità europea, di cui ha saputo svolgere momenti e dilemmi senza abbandonare però quel senso del dramma tipico della cultura russa. Laureatosi a Cambridge, fece dell'Europa la sua casa, vivendo prima in Francia e poi in Germania, anche se i primi scritti attribuiti all'artista sono ancora in russo (motivo per cui si diffusero per lo più fra gli immigrati del suo paese). Appassionato di farfalle, Vladimir Nabokov coltivò per gli insetti una passione che divenne una vera e propria professione. Nel 1940, quando si trasferì negli Stati Uniti (nel '45 prese la cittadinanza americana), lo fece per diventare ricercatore entomologo. Da allora scrisse in inglese. Naturalemente, il geniale scrittore non abbandonò mai la letteratura, tanto che in seguito, per ben undici anni insegnò letteratura russa alla Cornell University di Ithaca. Alternando per l'appunto l'attività di entomologo a quella letteraria (indimenticabile rimane una sua foto che lo ritrae in una boscaglia a con la retina in mano intento a cacciar farfalle). Nel 1926 uscì il suo primo romanzo, "Masenka", a cui seguirono un paio di anni dopo "Re donna fante" e poi via via "La difesa di Luzin" (una storia basata su un'altra sua grande passione, gli scacchi), "L'occhio", "Camera oscura", "Gloria" e il racconto kafkiano "Invito a una decapitazione". Sono tutte opere che in gran parte si possono tutte definire capolavori, mirabili sintesi fra temi tipicamente russi, come quello dello sdoppiamento, e crisi del romanzo tipicamente europeo Ma uno scrittore come Nabokov non poteva rimanere neanche indifferente ad una realtà come quella americana, con i suoi drammi, le sue miserie e le sue contraddizioni. La solitudine tipica di una società così fortemente individualistica, il tema del soggetto sospinto da numerose forse di tipo seduttivo e commerciale non potevano essere ignorate dal grande spirito dell'artista russo. Sull'onda emotiva di questa analisi introspettiva scrive "La vita vera di Sebastian Knight" e, nel 1955 pubblica il libro che gli darà fama imperitura, lo scandaloso e sublime "Lolita". Invero, con l'uscita di questo romanzo la notorietà di Nabokov schizza alle stelle in un batter d'occhio, subito il tema (quello della relazione morbosa fra un maturo professore e un'imberbe ragazzina), e lo stile del romanzo lo mettono al centro dell'attenzione critica internazionale, influenzando poi in seguito una schiera smisurata di autori. Passato il momento caldo di "Lolita", Nabokov diede alle stampe altri libri di grande spessore, come ad esempio "Pnin ironica esplorazione del mondo dei college statunitensi, e "Fuoco pallido" anch'esso ambientato nel mondo dei college. La capacità dello scrittore, anche in questo caso, di svelare ciò che si cella dietro le apparenze dell'uomo medio occidentale e nevrotizzato non hanno eguali. Alcuni romanzi ancora usciranno dalla penna di Nabokov, non tutti valutati come avrebbero meritato ed oggetto di tardive riscoperte. Non bisogna poi dimenticare che Nabokov è stato anche un eccellente critico letterario. I suoi studi si sono concentrati soprattutto sugli autori della madre patria e fra i quali è doveroso citare almeno il fondamentale saggio "Nikolaj Gogol'"(1944). Importante, inoltre, la traduzione in inglese, con tanto di commento personale, dell' "Evgenij Onegin" di Puskin. Altri saggi su scrittori europei dell'Ottocento e del Novecento sono stati raccolti nelle postume "Lezioni di letteratura" (1980). Una raccolta di interviste e articoli, anche di argomento entomologico, è in "Opinioni forti" pubblicato in italiano anche con il titolo "Intransigenze". Vladimir Nabokov si è spento a Montreaux il 2 luglio 1977.

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