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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

novembre 20, 2009

Sulle orme immaginarie del grande viaggiatore del passato Ibn Battuta, un giro a Dubai tra passato e modernità

Il mio nome è Ibn Battuta. Avevo solo 21 anni quando ho lasciato mio padre e la mia famiglia a bocca aperta e ho detto loro, con semplicità: "Io parto". Ho lasciato la mia casa e la mia città, Tangeri, in Marocco, per conoscere il mondo. Era il 1325, secondo il vostro calendario. Non avrei rivisto i miei cari e la mia città, baciata dal Mediterraneo, prima del 1354. Tanti anni erano passati, tante cose avevo perduto. Ma perdendomi mi ero arricchito, girando per il mondo, dall'Andalusia alla Cina, percorrendo 75mila miglia e incontrando lingue e culture di genti differenti, che a volte parlavano ad un Dio diverso dal mio. Sono tornato più ricco di quando sono partito e mai, proprio mai, mi sono sentito migliore di qualcuno che ho incontrato.
Il mio viaggio, all'epoca, mi portò nella Penisola Arabica. Il pellegrinaggio alla Mecca, obbligo di ogni buon musulmano, divenne lo spunto per un giro lungo le coste di questa terra maestosa, tra l'Africa e l'Asia, lungo le coste dello Yemen e dell'Oman, fino ad arrivare in quel posto che tutti, oggi, chiamano Emirati Arabi Uniti. Proprio qui, dopo tanto tempo, ho deciso di tornare. Volevo vedere con i miei occhi l'omaggio che questo popolo mi ha tributato, dedicando al mio nome e alla mia fama di grande viaggiatore, un luogo enorme e importante.
Ibn Battuta Mall, si chiama. Il mall, nella vostra cultura, è un centro commerciale. Enorme. In fondo non avete inventato nulla di nuovo. I vecchi suq, i porti delle città che si affacciano sul Mediterraneo, gli antichi caravanserragli non erano altro che luoghi dove le merci di tutto il mondo, dopo lunghi viaggi, venivano scambiate. E' cambiato tutto il resto, però. Il mio ricordo era quello di un Paese di pescatori di perle e marinai, di pirati e beduini, che legavano la loro sopravvivenza a un cammello, un falcone e un cavallo, da soli o in lunghe carovane. Oggi sono macchine enormi, che rombano minacciose, a solcare le strade. Anche quelle che portano al centro commerciale dedicato a me. Migliaia di persone percorrono corridoi sfavillanti, suddivisi secondo le suggestioni dei paesi che ho visitato durante il mio lungo viaggio. Cantastorie e intrattenitori rallegrano il passeggio di famiglie locali e di persone che arrivano qui da tutto il mondo, arrivate fin qui per comprare quello che potrebbero acquistare a casa loro. Forse è questo che differenzia i miei tempi dai vostri: le merci venivano scambiate, ma non tutte erano a disposizione. Oggi le merci sono tutte uguali.
I bambini si divertono molto, grazie a un tappeto volante virtuale, che gli permette di vivere l'esperienza dei viaggi che ho compiuto nella mia vita. Deve essere molto divertente, ma spero che a loro resti la voglia di andare con le proprie gambe in mondi lontani. Per perdersi e per ritrovarsi più ricchi. Qui si parlano tutte le lingue del mondo e si gusta una cucina planetaria, ma se fosse esistito un tappeto virtuale magari non sarei mai partito da Tangeri, oppure i grandi viaggiatori che hanno attraversato la Penisola Arabica sarebbero rimasti a bere un the a Londra o a Parigi. Avremmo però perso l'occasione di leggere le pagine scritte da Wilfred Thesiger, Paul Theroux, A.W. Kinglake e tanti altri. La differenza è che oggi berrebbero qui la stessa qualità di the.
La Penisola Arabica è la casa del Rub al-Khali, il più grande deserto sabbioso del mondo. Lungo 1.000 chilometri e largo circa 500. Lo chiamano il ‘quarto vuoto' ed è qui che è nata la mia religione e la una cultura millenaria. Visto dall'interno del mall che porta il mio nome mi sembra che il vuoto è stato riempito, utilizzando ogni millimetro disponibile. Uscirò da qui, per cercare di capire come e quanto è cambiata questa terra. Anche perché non sono abituato a questa aria condizionata gelida. Rispetto alle condizioni di vita del passato, quando il termometro superava i 60 gradi, deve essere stato un bel miglioramento delle condizioni di vita. Sono curioso di vederla questa vita a Dubai, della quale ricordo i vecchi dohw con le loro vele tese e il fondo piatto, capaci di solcare il mare solo con l'ausilio della Luna e di portare merci fino alla Persia e oltre ancora.Già, le merci. Continuo a parlarne. Mentre lascio il mall e vado a curiosare per le strade di Dubai penso che, alla fine, avete avuto una bella idea. Per secoli sono arrivati viaggiatori da tutto il mondo qui, ma molti di loro erano armati e volevano imporre il loro dominio su queste terre. Grazie all'attaccamento alle loro tradizioni le genti di queste terre li hanno respinti, ma è accaduto qualcosa di interessante. Oggi non c'è più bisogno di usare le armi, perché è bastato convincere queste persone a desiderare di possedere gli stessi oggetti di coloro che un tempo sono venuti come conquistatori. Il risultato, per certi versi, è lo stesso. Solo che al posto dei cannoni, qui, si usano i carrelli stracolmi dei mall.

di Christian Elia

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