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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

dicembre 18, 2009

Carisma sociale e relativi equivoci morali

È ben nota la posizione di Max Weber che ha ridefinito in termini moderni il concetto di carisma. Mentre nelle società orientali il concetto di "carisma" è visto nella sua specificità storico-sociale, nelle società occidentali contemporanee Max Weber tratta in parallelo la formazione dei carismi sociali come nuclei di formazione di potere capitalistico legati soprattutto alla evoluzione e alla articolazione del concetto di Beruf (professione). Il Beruf (mestiere-professione) ha avuto nel tempo e nell’ambito religioso in cui si è sviluppato, due fondamentali, diverse interpretazioni. La prima, in ambito luterano, ha significato soprattutto "vocazione professionale" legata alla felicità-necessità dell’individuo di poter realizzare il disegno divino affidatogli. Nel secondo significato (vicino alle filosofie religiose e alle pratiche delle sette di origine calvinista) Beruf diventa "obbedienza a un imperativo etico" e il conseguente successo in ambito economico - il profitto - viene a configurarsi come "conferma della grazia divina". La natura, in parte religiosa, della figura sociale del capitalismo occidentale (confermata anche dalla storia analoga del termine calling inglese che corrisponde problematicamente al Beruf tedesco) ha avuto, in certe plaghe del capitalismo industriale e finanziario del nord Italia (e in particolare in area lombarda) delle discendenze chiaramente individuabili. Non tanto nella formazione dei capitali e dei capitalisti degli anni ’50 dove qualche aspetto di "calvinismo" economico era rintracciabile negli operatori delle valli bresciane e bergamasche (ma non si presentava ancora come modello sociale) quanto, piuttosto, negli ultimi trent’anni, nel corso dei quali si è come rinverdito (in modo francamente un po’ sospetto) proprio quel modello di ispirazione etico-religiosa "applicato" ai meccanismi e alle finalità tradizionali della formazione del capitale. Il richiamo frequente ed esplicito da parte di notissimi finanzieri nostrani (responsabili di grandi concentrazioni economiche e politiche - anche se quest’ultime oculatamente "coperte"), alle finalità etiche, vorrebbe un po’ enfaticamente alludere, anche in certe plaghe dell’attivismo finanziario del nord, a quel modello di origine protestante (più calvinista che luterano) legato al concetto di professione (Beruf) non come "vocazione" (luteranesimo) ma come, appunto, obbedienza ad un imperativo etico (calvinismo). Senonchè, l’ibridismo dei contesti religiosi (l’alto tasso di cattolicità delle valli lombarde) comporta delle modifiche, delle attenuazioni e degli adattamenti del concetto iniziale di obbedienza all’imperativo etico che, francamente, riduce a ben poco il richiamo originario alla eticità, in questi ambiti di sviluppo del capitalismo del nord Italia. Quando i finanzieri di dichiarata, anzi conclamata fede cattolica, parlano di "...eticità dell’andamento aziendale" si riferiscono soprattutto ad una certa correttezza e ad un certo equilibrio nell’impiego e nella gestione delle risorse aziendali: virtù che, alla lunga, se osservate fedelmente, produrrebbero ricchezza vera e stabile, nonché prestigio sociale e "carisma" a favore dei titolari di queste misurate e oculate conduzioni. "L’imperativo etico" di origine e natura calvinista, significa ben altro! Significa soprattutto ricaduta sociale del successo conseguito in campo economico. Significa non solo maggiore funzionalità fisiologica del nucleo organizzativo, al fine dell’incremento dei processi di produzione del profitto, ma significa partecipazione dei soggetti sociali al benessere ideato e prodotto da alcuni individui "carismatici" che costituiscono lo strumento e il viatico divino per la prosperità generale. Nell’ibridismo culturale e religioso che ispira il concetto di eticità dei finanzieri nostrani, invece, c’è una discriminante "secca" che fa la differenza (in senso negativo). Essa è rappresentata dall’assillo dell’idea di potere. Rivediamo la definizione iniziale di San Paolo a proposito del carisma in ambito religioso: il carisma è dato al singolo per il bene di tutta la comunità ecclesiale e raggiunge pienamente il suo scopo in rapporto alla interiore disponibilità e docilità del carismatico. Di quanto si distacca da questa definizione (se ci è consentita una non del tutto arbitraria contaminazione) l’uso che gli "individui carismatici mondani" di cultura italica (e lombarda in particolare) fanno delle risorse finanziarie che per vari motivi e con varie modalità politico-sociali si trovano a governare? La distanza è enorme. Dal punto di vista morale la posizione è pressochè agli antipodi di quella definita dall’assioma Paolino. Le risorse finanziarie acquisite con il concorso determinante di varie fonti di energia sociale (Chiesa, sodalizi professionali, politica ecc.) una volta strutturate in un sistema organizzativo collaudato (banche, assicurazioni, aziende semi-pubbliche ecc.), devono produrre soprattutto potere; devono diventare centrali di potere irreversibili. Si tratta evidentemente di un’interpretazione molto...riduttiva del concetto di eticità! La formazione dell’auto-carisma da parte di operatori economici che si sono mossi efficacemente soprattutto in ambito più strettamente finanziario, diventa, conseguentemente, indispensabile. Vengono indirettamente sollecitate, all’uopo, tutte le fonti disponibili di celebrazione della personalità (onorificenze nazionali e straniere, riconoscimenti accademici, coinvolgimenti culturali ai massimi livelli in settori spesso al di là delle reali competenze ecc.): tutto concorre alla formazione del "carisma sociale". Ma a che scopo? Allo scopo, probabilmente, di maturare una chiamata in campo politico, direttamente a livelli tali da poter risparmiare tutti quei "passaggi compromissori" ai quali è sottoposta, di solito, la gran parte di uomini politici che vengono dalla cosiddetta gavetta. La formazione di questo "auto-carisma" segna anche, di solito, l’approdo finale di una pratica professionale nella quale il soggetto ha potuto esprimere tutte le sue potenzialità e nella quale, di nuovo e di progressivo, per l’organizzazione che presiede, non ha più nulla da procurare. Per poter ambire al "carisma" di.. fine carriera, è necessario, tra l’altro, avere dietro le spalle un "casato" di riconosciuto prestigio, una struttura dinastica familiare che legittimi una candidatura di questo tipo anche dal punto di vista della tradizione locale. Non basta una regolare militanza religiosa e una obbedienza confessionale.

di Arnaldo Guarnieri www.criticaminore.it
San Paolo

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