______________________________________________

Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

dicembre 15, 2009

Patrick Wolf: The Bachelor

Fa piacere di questi tempi avere fra le mani un oggetto come "The Bachelor". Il ricco booklet, pieno di foto (che ritraggono il Nostro con i costumi più improbabili e fantasiosi), contiene sia i credits dettagliati, sia i testi trascritti integralmente: non poco, soprattutto paragonato alla media dei prodotti indie-pop, ossia uno striminzito foglietto ripiegato, con informazioni minime sul contenuto dell'album. Da molti giudicata pessima in quanto eccessiva e pacchiana, la copertina è invece un gioiello, a patto di capire quanto sia intimamente legata al contenuto del disco, come del resto accade da sempre per le opere di Wolf. Per il primo album ricorderete una foto che lo ritraeva conciato da artista di strada, con un mercatino sullo sfondo, e in effetti la musica era un pastrocchio di soluzioni una più stramba dell'altra; il secondo mostrava il suo sguardo malinconico su uno sfondo nero, e la musica era per l'appunto densa di un tragico romanticismo; per il terzo atto lo trovammo al luna-park vestito come un clown, non a caso il disco conteneva pezzi fra i suoi più vitali.
"The Bachelor" ci offre un Lupo agghindato con un costume che profuma di vecchia fantascienza, oggetti antichi sullo sfondo e font barocco: si tratta non a caso di un'opera densa di strati, contenente ballate dal sapore rinascimentale che vanno avanti a suon di beats digitali, brani cyber-punk che lasciano il posto a nenie tradizionali, e via dicendo. Più che un disco sembra un romanzo steam-punk virato pop barocco. La traccia iniziale, "Kriegspiel", con quelle feroci sirene elettroniche, sembra spalancare la porta dell'Inferno, ma a sorpresa la segue l'andante pop-rock orchestrale di "Hard Times". Il disco si svela molto più denso e suonato di quanto ci si aspettasse: l'elettronica c'è ma rimane in sottofondo, a parte due-tre numeri cyber molto vistosi (la ballata "Damaris" e le due collaborazioni con Alec Empire, il singolo "Vulture", spettacolare acrobazia EBM, e "Battle", pezzo industrial il cui impeto marziale ricorda a tratti i Cop Shoot Cop). L'ammassarsi dei suoni è esagerato (archi e tastiere come già accennato, ma anche chitarre, piano, percussioni e vecchi strumenti a corda) e la produzione soffoca ogni spazio possibile: usando un'iperbole potremmo dire che i dischi precedenti a confronto sembrano quasi low-budget.
"The Bachelor" è barocco nella sua stessa essenza, delirante, pretenzioso, ma soprattutto inusuale. Non solo per la veste: anche a livello di composizione è fuori dagli schemi. La title-track (in duetto con Eliza Carthy) è costruita da una serie di variazioni di un unico refrain, nello stile di certe antiche filastrocche, una struttura del tutto anomala rispetto alla tradizione pop-rock; il substrato strumentale di "Thickets" è una nenia che ruota imperterrita su sé stessa; mentre diversi brani raggirano l'utilizzo del ritornello puntando sul climax, raggiunto sistematicamente verso la conclusione ("The Sun Is Often Out" ne è il miglior esempio... tappeto di archi solenni e progressione del canto che sembra spingersi a fatica verso un tratto liberatorio... ma quando finalmente entra il coro si rimane interdetti: non lascia sfogare quanto accumulato sino a quel momento, bensì scava ancora più a fondo, con quelle voci bianche sfuggenti e al contempo stentoree).
L'errore da non commettere innanzi a un'opera del genere è quello di pretendere dai brani un'immediatezza che non possiedono: le melodie sono meravigliose, ma vanno lasciate decantare, e perché inusitate e perché bombardate di suoni, ricucite di ghirlande e abiti sfarzosi, nel segno della più opulenta decadenza. Superato lo scoglio iniziale vedrete che non risulterà difficile canticchiare ogni singolo brano. Nel frattempo attendiamo il secondo capitolo del progetto, "The Conqueror", che dovrebbe rappresentare, a quanto pare, la faccia accessibile della medaglia (ma detto fra noi: meno male che non li ha pubblicati in un'unica confezione come inizialmente annunciato, saremmo ancora fermi alla fase digestiva).
di Federico Romagnoli mpnews.it

Nessun commento: