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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

gennaio 28, 2010

La solidarietà e la redenzione di Carlo Levi

Poetica
L'opera di Carlo Levi va intesa in questa duplice chiave: quella linguistica, tipica del letterato settentrionale che scopre innanzitutto un linguaggio del tutto inedito e sconosciuto alla civiltà, e di questo linguaggio sottolinea tutta la carica amara e ironica e talvolta grottesca e animalesca; e quella sociologico-politica, secondo cui si denunzia e si evidenzia, attraverso il realismo descrittivo e l'analisi oggettiva del racconto, la condizione di miseria e di disperazione in cui vivono in quelle terre abbandonate sia i galantuomini (cioè i possidenti) che i poveri.Lo stile pertanto riflette lo stato d'animo "di stupita, ferma, limpida scoperta di un mondo primitivo accompagnata da un sentimento di desolazione, e di qui nascono appunto i caratteri della sintassi, del lessico, della struttura stilistica: la forma semplice, spesso più propriamente dimessa, ma controllata e chiara. Chiarezza che è anche una caratteristica permanente del Levi scrittore per un preciso desiderio di essere inteso da molti [ ... ]. Controllo rigoroso proprio della serietà artistica del Levi, ma logicamente richiamato qui per il non facile compito tecnico di trasformare il saggio storico-sociale in libro artisticamente efficace. La sintassi è perciò semplificata, il periodo in grandissima prevalenza monoproposizionale. La proposizione non è soltanto breve, ma ha una costruzìone quasi sempre diretta. Rara la presenza dell'anacoluto che riecheggi quelli dei discorsi reali, rari anche gli andamenti dialettali" (Aurigemma).
Carlo Levi, Due uomini che si spogliano
Tematica
Parlando della paura della libertà, Aurigemma afferma che in esso Levi "affermava l'avversione allo stato astrattamente feroce, che fa degli uomini una unità materiale e indistinta, che può soltanto vivere riducendo gli individui in schiavitù, e insieme l'avversione alla religione che fa dei miti, riti; atteggiamenti in cui apparivano evidenti l'impressione suscitata nell'autore dalle dittature contemporanee e quel profondo rispetto per la libertà degli individui e dei piccoli gruppi che saranno costanti in tutte le sue opere" (Aurigemma).In effetti questi saggi costituiscono le premesse fondamentali per la comprensione delle sue opere perché indicano il duplice aspetto con cui egli si accostava al mondo contadino e meridionale: quello storico-politico e quello psicologico-sociale, motivi che costituiscono le caratteristiche di ogni suo saggio, che è sempre opera d'arte e di politica sociale.E così, sempre secondo Aurigemma "Il tema principale (di Cristo si è fermato ad Eboli) è costituito dall'affascinante scoperta dell'esistenza di una civiltà contadina essenzialmente autonoma, che vorrebbe e dovrebbe organizzarsi come tale, soffocata invece da una civiltà statolatrica e teocratica, forte di eserciti organizzati. Una civiltà ai contadini radicalmente nemica, sicché le sole guerre che tocchino il loro cuore sono le guerre che essi hanno combattuto per difendersi contro quella civiltà, contro la Storia, e gli Stati e la Teocrazia, le guerre combattute sotto i loro neri stendardi, senz'arte, senza speranza e destinate sempre ad essere perdute" (Aurigemma).Nero è il senso della condizione dei contadini sempre legata alla sofferenza e alla chiusura spirituale, come neri sono i vestiti dei contadini, i loro capelli e i loro occhi pieni di una particolare gravità, come la morte del contadino che sottolinea il primo incontro di Levi con la povera gente di Cagliano. Essi sono neri, come sono anche chiusi in se stessi; persino i ragazzi sono chiusi, quei ragazzi che altrove sono sempre estroversi.La grande istanza di questo libro è appunto nella scoperta di una nuova dimensione dell'anima umana, quella, finora del tutto sconosciuta, del contadino meridionale chiuso irreparabilmente in un destino di miseria e in una dignità interiore.Nel rapporto che essi stabiliscono con il nuovo dottore, Levi nota comunque in loro la presenza di "una speranza, una fiducia assoluta ".Questa speranza è il messaggio fondamentale dell'opera di Levi, questa fiducia che la sua denuncia possa contribuire a far sì che Cristo e la civiltà arrivino anche in Lucania, oltre Eboli, in mezzo a gente affamata e ammalata, disperata e chiusa nella dignità del suo dolore. Nessuno di noi può negare che egli abbia contribuito attivamente ad affrontare più decisamente la questione meridionale. Tema fondamentale dell'opera di Levi è quello dello statalismo e dell'antistatalismo dei contadini e della possibilità di fusione tra il loro mondo e quello della società borghese. Lo statalismo, infatti, sia fascista, sia democratico, sia paternalistico, è in netta antitesi con l'antistatalismo dei contadini. Sono due civiltà diverse e inassimilabili, contrapposte senza possibilità di fusione. Anche perché la borghesia è una classe degenerata, fisicamente e moralmente: incapace di adempiere la sua funzione e che solo vive di piccole rapine e della tradizione imbastardita di un diritto feudale. Finché questa classe non sarà soppressa e sostituita non si potrà pensare di risolvere il problema meridionale.Giustamente D. Fernandez ha affermato che "se Levi ha compreso il Sud contadino come nessun altro è stato capace di fare, lo si deve alla circostanza che egli ha saputo intuire la protesta implicita nel mondo arcaico e primitivo dei contadini contro l'uomo occidentale", cioè l'uomo civile e tecnologico.Il libro, cominciato in forma di confessione sommessa, man mano diventa un discorso-denuncia di fatti, di situazioni, di discorsi uditi, ma senza mai avere il tono del racconto immediato in senso assoluto, perché Levi seppe tenere una via mediana tra la tecnica del registrato e la struttura rielaborata del saggio critico-sociologico. Del resto il libro era anche una conferma delle sue teorie politiche già esposte in Paura della libertà, per cui l’indagine condotta sulla condizione dei contadini della Lucania non è altro che un primo assaggio di quella realtà contadina universale che in lui assume quasi un valore di categoria morale oltre che sociale nella moderna civiltà tecnologica.Ne L’orologio: Luigini e contadini, una distinzione socio culturale economica, con questa distinzione socio-culturale economica della società Levi intende sostituire gli schemi tradizionali delle opposte tendenze Comunismo-Vaticano, proletariato-borghesia; infatti conduce una serie di gravi obiezioni al marxismo: "Non avete mai pensato alla lentezza, alla pigrizia, alla incredibile immobilità di un pensiero che, dopo cent'anni, è rimasto quello che era? In qualunque altra epoca un secolo è sempre stato un tempo troppo lungo per conservare così fresca l'energia di un libro. Non si tratta del libro, ma di quelli che avrebbero dovuto leggerlo e della loro sordità e ottusità mentale. Di un secolo di pensiero che cosa è rimasto... in tutti coloro che pretendono di difendere queste idee, nei cosiddetti militanti, negli uomini politici? Alcune formulette catechistiche. Lotta di classe, sta bene: ma in loro è una nozione vaga, generica, vecchia come il mondo, una semplice frase del comune buon senso [ ... ] Dicono: borghesia e proletariato: una formuletta che forse, in altro tempo, era stata vera, e che oggi cos'è? Un luogo comune. Dove sono? Guardiamoci attorno: non li troviamo o li troviamo in mezzo a altre cose, sparse e come ramificate nella realtà. Sappiamo benissimo che dovremmo dire: non ci sono due forze, due poli, ma molti, moltissimi in una civiltà così differenziata".Sono critiche queste, che potrebbero sembrare qualunquiste - e forse tali sono apparse ai politici che le hanno rigettate - ma in realtà esse, con grande senso pratico, riflettevano e riflettono la crisi della classe politica italiana in questi ultimi quarant'anni. Del resto, questo che è il libro più politico di Levi fu scritto in occasione della caduta del governo Parri e di quella crisi che caratterizzò l'Italia quando venne meno il Partito d'Azione e fu messa in crisi la stessa Resistenza. Secondo Levi, la Resistenza si era scelto un presidente contadino, ma l'ha travestito da Luigino.La fine del governo Parri nel 1946 rappresentava per Levi l'inizio del processo involutivo della Resistenza e la crisi della libertà sognata dai partigiani italiani, le cui responsabilità pesano su tutti i Luigini di destra e di sinistra.L'opera di Levi resta estremamente coerente col suo ideale di solidarietà umana, con la sua ansia di redenzione dei popoli ingiustamente oppressi; perciò egli è uno dei più autorevoli scrittori psicologico-politici dei nostri tempi, in quanto ha esaltato sempre, in ogni occasione, l'autenticità dei valori del popolo dei contadini (intesi nella particolare accezione di produttori reali della società). In questa sua indagine egli ha portato la sua umanità di scrittore religioso e cantore di una speranza di rinnovamento morale del mondo. Qui è la forza del suo messaggio, qui è il coraggio con cui ha potuto attaccare la mafia e la prepotenza dei politici, qui è l'autenticità della sua parola poetica, la forza del suo stile semplice e penetrante di giornalista-poeta.
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