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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

marzo 19, 2010

La vicenda del finto furto subito da Peter Cameron. Un romanzo truffaldino nell’illeggibile realtà di oggi

Peter Cameron
Drammatico messaggio. Da Londra mi arriva una mail di Peter Cameron: “My predicament!” (situazione scabrosa!). Segue richiesta di aiuto, “help!!!”, con tre punti esclamativi. Cameron è lo scrittore americano che in Italia pubblica con Adelphi.
Dal suo primo romanzo, Quella sera dorata, è stato appena tratto il film di James Ivory, con Anthony Hopkins. Al suo ultimo romanzo, Un giorno questo dolore ti sarà utile (che molto ricorda Il giovane Holden), è ispirato il mio prossimo film, che girerò a New York e la cui sceneggiatura ho scritto con lo stesso Cameron. Sono diventato suo amico dopo essere stato scelto tra vari registi che aspiravano a quel libro. A distanza di pochi secondi dalla prima mail, ancora dall’indirizzo privato di Cameron, ne arriva una seconda, che dettaglia lo stato di detenzione in cui si trova. Questa, la traduzione: “ti scrivo con le lacrime agli occhi, mi dispiace non averti detto di questo mio viaggio a Londra. Stanotte mentre rientravo in albergo sono stato avvicinato da un uomo che mi ha puntato una pistola alla gola e derubato di tutto ciò che avevo incluse le carte di credito. Per fortuna mi è rimasto il passaporto.
Stamane mi sono recato alla polizia, che ovviamente non ha rintracciato il rapinatore. Il guaio è che nel pomeriggio devo ripartire per New York, ma il direttore dell’albergo non mi lascia uscire se non pago il conto e su questo è irremovibile. Ho chiamato l’ambasciata americana ma ha risposto che non possono pagare in vece mia”. La mail finisce con questa frase: “am freaked out at the moment”. Lo credo bene, andrei in paranoia anch’io in una simile situazione. Immagino che questa mail Cameron l’abbia mandata ad altri amici e magari qualcuno ha già provveduto a levarlo dall’impiccio. La prima cosa che faccio è chiamarlo al telefono.
Ho il suo cellulare. Compongo il numero ma risponde una segreteria. Penso che probabilmente a Londra ha affittato un cellulare inglese. Non mi resta che mandargli una mail urgente, sperando che mi possa rispondere. Sono preoccupato che perda l’aereo e mi chiedo come intervenire in tempo. Ecco la mail: “Peter mi dispiace, immagino il tuo shock, che posso fare? Se mi comunichi il nome dell’albergo li chiamo e pago io il conto.
Fammi sapere”. Attendo la risposta, che arriva dopo pochi minuti: “grazie per la tua risposta: c’è una sola cosa da fare, saldare il conto dell’hotel di $ 2,070 e inoltre mi servirebbe un po’ di cash per arrivare all’aeroporto. Appena giunto a New York ti rimborso . Dovresti mandarmi l’importo via Western Union. Questo l’indirizzo: Peter Cameron 134-136 Lexham Gardens Kensington, W8 6JE, UK”. Mandare un bonifico via Western Union è una bella seccatura, perché significa che bisognerà recarsi a una loro agenzia, mentre se potessi pagare direttamente l’albergo con la carta di credito basterebbe una telefonata. Già, ma Cameron ha bisogno anche di un po’ di cash e conoscendo gli alberghi inglesi dubito che gli anticiperebbero dei soldi, ecco perché chiede di pagare via WU.
Non mi resta altro da fare. Rispondo a Cameron di pazientare, entro un’ora mando i soldi e così fa in tempo a partire. Chiedo ad Anita, la mia assistente, di cercare qual è l’agenzia più vicina della Western Union e le spiego cosa sta succedendo a Cameron, che anche lei conosce. Si offre di andare all’agenzia per effettuare il bonifico.
Prende con sé la mail con l’indirizzo e leggendola si insospettisce. Strano, dice, la sua prima mail non ha l’indirizzo del destinatario, cioè il nostro, ma uno spazio vuoto, mentre Cameron quando scrive mette sempre il nostro indirizzo privato. Non sarà una truffa? Non capisco come potrebbe essere una truffa, visto che l’indirizzo mail di Cameron è certamente il suo. Che si tratti di un hacker che è riuscito a penetrare nella sua mail? Se così fosse, come ha fatto a trovare il nostro indirizzo? Semplice, spiega Anita, se un hacker è entrato nella sua mail, può essersi impossessato anche della sua rubrica e di tutti gli indirizzi usati.
Comincio a insospettirmi anch’io. Mi viene in mente di chiamare a New York un comune amico di Cameron. A New York sono ancora le cinque di mattina. Lo sveglio, mi risponde una voce assonnata, che però serve a svelare il mistero: Cameron non è certo a Londra, visto che la sera prima era a cena con lui a Manhattan.
Abbiamo la conferma che si tratta di un hacker. Ma se Anita non si fosse insospettita, avrei fatto il bonifico via Western Union, il pirata informatico si sarebbe impossessato dei soldi e io li avrei perduti. Una cosa simile può accadere a chiunque visto che il livello di credibilità di queste azioni è sempre più sofisticato. Del resto di che stupirsi se durante la campagna elettorale di Obama un gruppo di hacker è riuscito a infiltrasi in rete? Oppure si pensi ai terroristi che nella strage di Bombay sono riusciti a entrare nel programma di sicurezza dell’albergo. O si pensi alla storia di Mark Zuckerberg, il mitico fondatore di Face-book, la cui nascita sarebbe dovuta a qualcosa di assai poco nobile. Ecco cosa scrive di lui l’autore del libro-inchiesta The Accidental Billionaires: “Zuckerberg e Saverin, il suo amico, non erano abbastanza cool per stanare le ragazze più calde del campus nella vita reale, ma nel mondo virtuale, beh, lì non c´era nulla in cui non potessero riuscire. Così cominciarono a coltivare l´idea di un sito che raccogliesse tutte le ragazze di Harvard.
Usando le doti di hacker, Mark si infiltrò nel sistema dell´università e scaricò le foto di ammissione di tutte le ragazze. Eduardo lo aiutò a costruire un programma che tenesse in ordine le foto rubate: lo chiamarono Face-Smash, e non faceva altro che far comparire due foto di ragazze sullo schermo. Tu clic-cavi su una delle immagini, e un complesso algoritmo cominciava a ordinarle in una classifica di attitudine sexy. Nel giro di due ore l´80 per cento della popolazione maschile della scuola aveva votato, mandando in tilt il sistema informatico di Harvard». Nasce così Facebook. Per una questione di sesso. Sembrerebbe una storia italiana.
di Roberto Faenza
Roberto Faenza

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