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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

maggio 12, 2010

Buarque: pentirsi mai. Il musicista brasiliano racconta il suo ultimo libro “Latte versato”, tra ricordi e fantasmi

Intervistare un grande artista, scrittore e poeta come Chico Buarque De Hollanda non è facile. In questo caso, in concomitanza con l’uscita del suo nuovo libro “Latte versato” (in Italia edito da Feltrinelli), l’intervista fila via liscia toccando ogni tema. E il libro diventa un motivo sì per parlarne ma soprattutto per fare un viaggio a ritroso, nella nostra memoria.

Può spiegare il senso del titolo del suo nuovo libro “Latte versato”?

Il titolo riporta al detto popolare, e si può dire che lungo il libro il mio narratore piange inutilmente sul latte versato. Ma ci ho pensato per la prima volta in un senso letterale, quando la moglie del narratore versa sul lavabo il latte che rifiuta alla figlia ancora lattante. Quella è per lui un’immagine enigmatica, e diventa un ricordo ossessivo. C’è anche chi vede nel latte del titolo un’allusione al liquido seminale del solitario protagonista, versato abbondantemente in memoria della sua donna. È possibile.

“Disturbo” nel 1992 ha vinto in Brasile il prestigioso premio Jabuti. “Benjamin” e “Budapest” sono stati molto apprezzati dai suoi lettori, che poi in gran parte sono anche dei fan del Chico Buarque poeta e cantautore. Lei ritiene “Latte versato” un nuovo capitolo di questa avventura letteraria o non ha nessun collegamento e legame con i precedenti libri?

Ho l’impressione di aver scritto un libro più personale che i precedenti.

La figura del moribondo afflitto dai ricordi e dai rimpianti, Eulálio d’Assumpção, è di pura invenzione o ha mai conosciuto qualcuno con dei tratti caratteriali simili o affini a Eulálio?

Credo di aver trovato durante la scrittura un personaggio, con una voce particolare, ma sicuramente esistono persone con dei tratti caratteriali simili a lui. Personaggi di pura invenzione non esistono. Come non esistono parole di pura invenzione, neanche i neologismi.

Leggendo “Disturbo” si ha la sensazione che il personaggio principale somigli a quell’uomo inadeguato che muore contromano intralciando il traffico, nel suo capolavoro musicale e poetico “Construçào”.

Non ci avevo pensato, ma è vero. Peccato che in italiano non si trovi una traduzione esatta per “Estorvo”, il titolo in portoghese. “Estorvo“ è proprio quello, qualcuno che muore contromano intralciando il traffico.

Scrivere, oltre che un’antica passione messa da parte per la musica, è l’esigenza di ampliare pensieri e concetti che nei testi di una canzone, per quanto belli siano, restano limitati alla durata del brano?

È possibile. Anche se sarebbe più naturale passare dalla canzone alla poesia, o alla prosa più breve. Ho provato a scrivere dei racconti, ma finora non ci sono riuscito.

Come concilia l’essere cantautore e al contempo scrittore? Ha mai pensato che uno dei due impegni toglie qualcosa all’altro o ritiene che siano complementari e stimolino le due attività?

Sono complementari perché non sono simultanei. Uno arriva nell’assenza dell’altro.

I suoi scrittori preferiti?

Per ricordare quelli che ho provato a imitare nella mia gioventù, posso citare Kafka, Céline e il brasiliano Guimarães Rosa.

I suoi cantanti preferiti?

Uno: João Gilberto.

Che ricordi ha dell’Italia dove si auto-esiliò nel 1969, dopo essere stato arrestato nel ’68 per il suo impegno contro la dittatura del regime fascista in Brasile?

Tanti amici, la “Settimana enigmistica”, i tredici punti al Totocalcio, difficoltà professionale, le partite di pallone, gli spaghetti alla carbonara e la nascita della mia prima figlia.

Come vede l’Italia di oggi e come percepisce, politicamente, la figura di Berlusconi: potrebbe essere presidente anche in Brasile, con i suoi problemi e il macroscopico conflitto di interessi?

Per quanto ami l’Italia, preferisco che Berlusconi sia il vostro premier e non il nostro.

Torniamo a “Latte versato”. In ogni suo libro Rio de Janeiro è presente, è sempre in primo piano o sullo sfondo, a prescindere dalla situazione narrata. Ciò accade anche nei ricordi di Eulálio d’Assumpção che considera la “memoria un pandemonio”: cosa non sopporta di Rio de Janeiro?

Sono d’accordo con un grande architetto brasiliano, il quale afferma che Rio de Janeiro è la più brutta città del mondo, costruita nel più bel posto del mondo.

Le città nei suoi libri, e nelle sue canzoni, sono ricorrenti. Oltre a Rio, in quale altra città del mondo vivrebbe bene e volentieri?

Ormai non mi sento capace di vivere in un’altra città da quella in cui sono nato e vissuto.

Lei ha giocato a calcio (nel periodo romano giocò nel Monterotondo, ndr) e ama il calcio tanto da avergli dedicato una canzone, “O futebol”: chi vincerà i prossimi Mondiali in Sudafrica?

L’Argentina.

Ha mai pensato di raccontare nei suoi concerti stralci dei suoi libri, fra una canzone e l’altra?

No. Una cosa non ha niente a che vedere con l’altra.

Concludendo: tornerà a fare concerti in Italia? Sono in molti ad attenderla.

Non so se tornerò a fare dei concerti. Se accadrà, mi piacerebbe senz’altro tornare all’Auditorium di Roma, e questa volta con la mia chitarra per suonarla e cantare.

di Antonio Gaudino


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