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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

giugno 04, 2010

Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling e la sua filosofia




FILOSOFIA DELLA NATURA
S. vuol dimostrare che la natura non è solo il momento negativo dell’attività infinita dell’IO (FICHTE), ma che è essa stessa autoproduzione ed autosviluppo. Spirito e Natura derivano da un medesimo principio. S. suppone l’unità tra Spirito e Natura, tra soggettivo e oggettivo, tra ideale e reale. S. vuol ritrovare nella natura stessa quei momenti di autoproduzione che la Dottrina della scienza di Fichte aveva rintracciato nell’attività dell’Io; così giunge alla conclusione che la Natura è prodotta da una intelligenza inconscia che si sviluppa e si manifesta in gradi sempre più alti, dalla materia al livello organico, fino a giungere all’uomo, in cui l’intelligenza raggiunge la consapevolezza. L’uomo, perciò, risulta essere il fine ultimo della natura: in lui si ridesta lo Spirito che in tutti gli altri gradi della natura rimane sopito. S. sfruttando le scoperte della scienza del suo tempo (il magnetismo, l’elettricità, il chimismo), sostiene che la Natura si realizza attraverso l’incontro e lo scontro tra due forze fondamentali: quella di attrazione e quella di repulsione, che danno luogo ai vari gradi della Natura, sempre più elevati. Il grande principio della Filosofia della natura di S. è: la Natura è lo Spirito visibile, lo Spirito è la Natura invisibile. Se la Natura è lo Spirito inconscio, non la si può più considerare come un insieme di fenomeni regolati da leggi meccaniche. La Natura non può essere concepita come un meccanismo, ma come un organismo vivente. L’organismo, infatti, si presenta non come una somma meccanica di parti staccate, ma come una unità che ha in se stessa il principio di sviluppo e la necessità delle relazioni delle parti col tutto.

IDEALISMO TRASCENDENTALE
La Filosofia della Natura aveva mostrato il processo della Natura come Intelligenza inconscia che, attraverso gradi successivi sempre più elevati, giungeva alla coscienza nell’uomo. Dopo aver esaminato come la Natura arrivi all’intelligenza, occorreva rivedere come l’intelligenza arrivi alla Natura. Per far questa S. concepì e scrisse di getto il suo capolavoro Il sistema dell’Idealismo trascendentale, un sistema che, partendo dal soggettivo ne fa derivare l’oggettivo (processo inverso rispetto alla Filosofia della Natura). Due sono infatti le vie che la filosofia deve percorrere: dall’oggetto al soggetto (dalla Natura allo Spirito) che è compito della Filosofia della Natura; dal soggetto all’oggetto (dallo Spirito alla Natura) che è compito della filosofia trascendentale. La filosofia teoretica e la filosofia pratica formano il sistema dell’idealismo trascendentale, che ne costituisce la sintesi. Punto di partenza della via trascendentale è l’Io o Autocoscienza. La filosofia trascendentale è proprio la storia dell’Autocoscienza che ripercorre tutte le tappe del processo anteriore alla coscienza, dalla sensazione alla riflessione, e dalla riflessione alla volontà. La prima fase (sensazione) è quella in cui la coscienza considera il proprio oggetto fuori di sé, proveniente dall’esterno. La seconda è quella della riflessione in cui la coscienza riconosce se stessa nell’oggetto e lo considera prodotto della sua attività. La terza è quella della volontà in cui la coscienza concepisce se stessa come proprio oggetto e si scopre come volontà. L’aspetto teoretico e quello pratico della coscienza vengono così a delinearsi come contrapposti, dando luogo nella filosofia trascendentale alla distinzione tra filosofia teoretica e filosofia pratica. La filosofia teoretica considera le nostre rappresentazioni come causate dagli oggetti; la filosofia pratica concepisce gli oggetti come determinati e modificati dalle rappresentazioni. Vi è dunque una contraddizione: nel primo caso si esige il predominio del mondo sensibile sul pensiero; nel secondo caso il predominio del pensiero sul mondo sensibile. Come risolve il problema la filosofia trascendentale? Né la coscienza teoretica,né quella morale possono essere “organo” della filosofia, perché presuppongono proprio quella contrapposizione tra soggetto e oggetto, tra spirito e Natura. Solo l’attività estetica, l’arte è il supremo organo della filosofia. Essa rappresenta il culmine della vita dello Spirito,perché solo l’opera d’arte è la testimonianza concreta, reale della possibilità di superare attivamente la scissione tra Spirito e Natura. S. vede nell’attività estetica l’unica possibilità di cogliere intuitivamente l’Assoluto come identità tra Natura inconscia e Spirito consapevole. Nell’opera d’arte si esprime l’Infinito in forme finite. L’arte diviene l’unica ed eterna rivelazione dell’Assoluto. Essa, secondo una celebre immagine di S., apre all’uomo il santuario dove in eterna ed originaria unione brucia in una sola fiamma ciò che nella natura e nella storia è diviso. E’ questo l’IDEALISMO ESTETICO di S. che suscitò grande entusiasmo tra i suoi contemporanei. Con lui la teoria romantica dell’arte ha ricevuto la sua più profonda teorizzazione.

FILOSOFIA DELL'IDENTITA'
Già la concezione dell’arte e dell’attività estetica come unica possibilità di cogliere l’unità tra reale ed ideale, tra soggetto ed oggetto, implicava una nuova concezione dell’Assoluto che abbandonava le espressioni kantiane e fichtiane di “soggetto”, “io”, “autocoscienza”. Nella nuova formulazione che ne da S. l’Assoluto viene inteso come identità originaria di IO e NON-IO, soggetto e oggetto, Spirito e Natura (come coincidentia oppositorum). L’Assoluto è, dunque, questa identità originaria di ideale e reale e la filosofia è sapere assoluto dell’Assoluto, fondato sulla intuizione di esso. All’Assoluto ci si eleva solo con una intuizione originaria, con la filosofia, che è una scienza assoluta e incondizionata perché non deriva i principi del suo sapere da nessuna delle altre scienze e ha anche il sapere stesso come oggetto. Questo assoluto è ormai chiamato “Ragione” e la filosofia è il punto di vista della Ragione. Tutto è Ragione e la Ragione è tutto. Questa identità assoluta è infinita e non può mai soppressa. Questa identità non esce fuori di sé ma, al contrario, tutto è in lei e non cessa mai di essere tale. Per S. la vera filosofia consiste nella dimostrazione che l’Identità assoluta non è mai uscita fuori di se stessa, e che tutto ciò che è, è l’infinità stessa: principio che solo Spinosa aveva riconosciuto, ma senza averne dato una dimostrazione completa. Le singole cose scaturiscono dalla differenziazione qualitativa dell’Identità assoluta nella duplice serie di “potenze”, in cui prevale o il momento della soggettività o quello dell’oggettività. E’ questo il problema dell’origine del finito dall’Infinito. S. non accetta né il creazionismo (che fa nascere il finito da un atto di libera volontà del Creatore), né lo spinozismo (che in pratica annulla il finito riducendo tutto a Dio). Riprende allora l’antico concetto gnostico secondo cui l’esistenza delle cose e la loro origine suppongono una originaria “caduta” , un distacco da Dio. E’ questo il tema centrale della fase teosofica.

FASE TEOSOFICA E FILOSOFIA DELLA LIBERTA'
La soluzione del problema accennato comporta una revisione dell’intera problematica dell’Assoluto. Gli opposti che prima S. aveva ammesso nell’Assoluto come unificati, ora li intende come presenti in lotta nell’Assoluto stesso. In Dio vi è un principio oscuro e irrazionale e un principio positivo e razionale, e la vita di Dio si esplica come vittoria del positivo sul negativo. Il dramma umano, che consiste nella lotta tra bene e male, tra libertà e necessità, non è altro che il rispecchiarsi di un conflitto originario tra forze opposte presenti in Dio stesso. Il male c’è nel mondo, perché c’è già in Dio. Così l’amore che è nel mondo è prima in Dio. La vita come lotta tra i due momenti rispecchia l’originaria lotta che è già in Dio, e la vittoria della libertà e del positivo è il rispecchiamento di quella vittoria che si realizza eternamente in Dio.

FILOSOFIA POSITIVA E DELLA RELIGIONE
Nell’ultima fase del suo pensiero S. prende decisamente posizione nei confronti diHegel. A questo proposito S. opera una fondamentale distinzione tra FILOSOFIA NEGATIVA e FILOSOFIA POSITIVA. Hegel aveva sostenuto che “tutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale è reale”, riducendo la realtà al concetto. La filosofia di Hegel e la sua logica consentivano di cogliere l’essenza delle cose, ma mai la loro esistenza reale, per questo la filosofia hegeliana viene definita “negativa”. Essa, partendo dal concetto, si lascia sfuggire l’esistenza, di cui si occupa invece la filosofia positiva. Occorre allora una sostanziale integrazione tra le due forme di filosofia. La filosofia negativa è costruita per intero sulla ragione, quella positiva sulla religione e sulla rivelazione. L’esistenza oggettiva (positiva) delle cose deve essere spiegata non con la ragione, bensì con la fede. Se quindi nella costruzione della filosofia negativa noi possiamo valerci della ragione, sul piano della filosofia positiva possiamo entrare soltanto mediante la fede. La Filosofia della mitologia e la Filosofia della rivelazione costituiscono un tentativo di realizzare questa filosofia positiva, il cui fine è di spiegare la realtà senza ridurla tutta entro schemi puramente concettuali. La filosofia positiva implica il superamento del momento negativo, che avviene quando la ragione, dopo essersi appropriata di tutto l’essere in termini logici, riconosce di non essere esse stessa il principio assoluto, perché riconosce che il suo pensare deve provenire da un essere che lo renda possibile. La filosofia si trasforma così in una “religione filosofica”, che passa per due fasi: quella della religione naturale o mitologica e quella della religione rivelata. Di qui la partizione della filosofia positiva in una “filosofia della mitologia” e in una “filosofia della rivelazione”. Compito della filosofia positiva è allora quello di cogliere la verità della mitologia e della rivelazione, e quindi rivolgersi a Dio.
di Maria Laura Valente

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