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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

luglio 21, 2010

Tagli alla cultura, Bondi dà i (suoi) numeri e si lamenta.

Salvate il soldato Bondi. Si sente terribilmente solo. Ieri, ha lanciato il suo appello in una conferenza stampa convocata al Collegio Romano, sede del ministero: “Il problema” del rapporto con il mondo della cultura – ha detto – non può riguardare “solo la mia persona”, ma se ne devono occupare “l'intero governo e la maggioranza nel suo complesso”. Chiede un Consiglio dei ministri ad hoc, implora un tavolo con il premier Berlusconi, il sottosegretario Letta e i ministri dell’Economia, degli Esteri e del Turismo. Non vuole ritrovarsi mai più in una situazione come quella di ieri: era arrivato all'appuntamento al ministero con tre pagine di discorso scritto, distribuito in copia a tutti i presenti, è finito accerchiato da decine di giornalisti che lo hanno travolto di domande sulle scelte “dolorose” che la manovra ha inflitto alla cultura italiana. Bondi si sente solo ma è un inguaribile ottimista. Sostiene che la crisi economica è stata un'opportunità. È servita, dice, per “affrontare alla radice il problema del rapporto tra l'attività culturale e il finanziamento dello Stato”. Forse non ve n'eravate accorti, ma il male che ammorba la cultura in Italia si chiama “sinistra”. La “sinistra” che affascina, “per lo meno a livello corporativo” il mondo degli artisti nostrani, secondo Bondi tutti afflitti da “antiberlusconismo” congenito, e “la sinistra” che ha diffuso l'idea della “cultura di Stato”, ovvero quella che non può vivere senza finanziamenti pubblici.
IL MINISTRO, per non far sembrare che sia una fissazione tutta sua, prende come Vangelo le parole scritte da Angelo Pane-bianco in un editoriale pubblicato dal Corriere della Sera il 5 luglio scorso: il suo intervento di ieri durante la conferenza stampa nella sede del ministero è preso pari pari – con qualche aggiunta – dalla lettera che il ministro ha scritto all'editorialista due settimane fa. Tutti e due sentono che in Italia si è persa “l'eredità di Mecenate”, ovvero non si trova nessuno che abbia voglia di mettere soldi per far crescere talenti, per far vivere musei o per moltiplicare i concerti. È un peccato, perché, fa capire Bondi, da questo governo non c'è da aspettarsi più un granché. Rispetto alla mannaia iniziale, qualche piccola apertura è riuscito ad ottenerla: ma resta il segno meno davanti ai 58 milioni di euro che il ministero vedrà sparire nel 2011 e nel 2012. Tagli del 50 per cento ai contributi per gli enti culturali, anche se Bondi rivendica di essere riuscito a ”salvare” 9 milioni di euro di tagli in più che erano previsti nella manovra: per le grandi istituzioni come la Biennale, la Triennale, la Quadriennale, il contributo si ridurrà solo del 5-6 per cento, mentre salirà al 15 per cento il taglio delle risorse ad altri istituti. Il milione di enti che ricevevano contributi inferiori ai 4 mila euro dovranno comunque aspettare fino a gennaio 2011. Tagliati completamente, come era stato annunciato, i Comitati nazionali, eccetto quello dedicato a Cavour per l’evidente riferimento ai 150 anni dell’Unità d’Italia.

Ora che si è raschiato il fondo, comunque, urge un Mecenate. Per questo, dice il ministro, la prima cosa da fare è “defiscalizzare” i contributi alla cultura e “richiamare alle proprie responsabilità la classe dirigente del Paese”. Spiega Bondi: “Se ogni anno sei milioni di persone visitano il Colosseo, se in pochi mesi in 600 mila hanno visitato la mostra su Caravaggio e altri 25 mila hanno partecipato alla Notte bianca dedicata al pittore, l'economia dovrebbe riconoscere il contributo della cultura, e non considerarla una spesa”. Qualche minuto dopo si rende conto di quello che ha detto e chiarisce: “Quando parlavo di economia non mi riferivo al ministero”. Poi ricomincia: “Prendiamo Brera, ma anche il Colosseo, Pompei o gli Uffizi: pensate davvero che in questo momento lo Stato possa mettere i soldi per il restauro?”.

IL PROBLEMA, sollevato da tanti, è che “non esiste solo il Colosseo”. Esiste quella miriade di piccole associazioni che tengono “capillarmente” in vita la cultura nel nostro Paese. Ed è su di loro che più feroce si abbatte la mannaia. Bondi fa appello agli enti locali, ma sono gli stessi enti a cui ha imposto un taglio dell'80 per cento degli investimenti in attività culturali: Comuni, Province e Regioni non potranno spendere più del 20 per cento di quanto hanno speso lo scorso anno. I giornalisti lo incalzano, i rappresentati degli enti culturali lo inchiodano alle sue responsabilità. “Possibile che tra i criteri per il finanziamento ci siano banalità come gli orari di apertura?”. “Perché non ha ancora suddiviso i fondi Fus2010?”. “Ne parleremo dopo l'estate – risponde – adesso abbiamo già altri problemi da affrontare”. Cerca di restare calmo, ringrazia tutti “molto per la sua domanda”. Poi, quasi esasperato dall'aplomb del ministro, prende la parola il sottosegretario Francesco Maria Giro: “Ma vogliamo dire le cose come stanno? Questo Paese è diventato un 'mostrificio', ci sono i Natali, e poi i Carnevali e poi le Estati... l'eventistica ha preso il sopravvento”.
Tra gli eventi, ce n’è uno su cui il ministro Bondi dovrà dare spiegazioni. È la canzone, “Domani”, scritta apposta per l’Aquila dopo il terremoto. Ieri, su La Stampa, Lorenzo “Jovanotti” Cherubini ha scritto una lettera aperta al ministro: “Il cd è stato il più venduto del 2009 raccogliendo 1.183.377,35 euro. Questi soldi - spiega il cantante - sono stati versati sul conto corrente del ministero dei Beni Culturali con l’impegno di far utilizzare quel denaro per le ricostruzioni, rendendo tracciabile in totale trasparenza il percorso di ogni centesimo. I riflettori dei media si stanno spegnendo e la questione della ricostruzione pare avviata verso un cammino di politicizzazione che mette a rischio la coesione del Paese intero nei confronti di un dramma che ci riguarda tutti. Alle nostre ripetute domande sui tempi e i modi relativi all’utilizzo dei soldi raccolti il Suo Ministero non ha mai risposto in modo chiaro. Le scriviamo - conclude Jovanotti - per avere il Suo sostegno per quel che riguarda l’utilizzo del denaro da noi raccolto”. Bondi in conferenza stampa assicura: “Risponderò”. Ma non fa nessun comunicato. È troppo impegnato a lodare Il Foglio, “l’unico quotidiano che ha dedicato un rilievo e una attenzione adeguati” alla riforma finanziaria di Obama, “come ha giustamente messo in evidenza anche l'on. Manuela Repetti”. Dice Bondi che i giornali ”sono troppo occupati a rovistare nella pattumiera”. Un po’ come lui, troppo impegnato a far da addetto stampa alla sua compagna, l’on. Manuela Repetti.
di Paola Zanca

1 commento:

Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)