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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 28, 2010

Alda Merini: I poeti devono vivere a piedi nudi.


Stefano Mastrosimone, autore e sceneggiatore, era diventato amico di Alda Merini, la poetessa dei Navigli, morta a Milano il primo novembre di un anno fa. Ora, per “restituire integro, attraverso le sue parole dirette, lo spirito unico, intelligente, ironico” di un’intellettuale che aveva conosciuto l’orrore dell’ospedale psichiatrico, manda in libreria per Aliberti “Una specie di follia”, fedele trascrizione di alcune delle conversazioni con Alda. Ne pubblichiamo un estratto, dove racconta cos’era per lei la poesia.
Alda Merini: L’immaginazione è un grande dono, non tutti lo possiedono. L’immaginazione viene prima della poesia, perché uno non si siede a tavolino a dire “faccio una bella poesia, faccio il temino”. Stefano Mastrosimone: Certo. Si deve prima avere il colpo… il colpo d’occhio, la visione interiore e poi la si traduce in versi. Mica tutti ce l’hanno. Quindi si tratta della capacità di “vedere prima”? Direi di sì. Io sono un po’ “profeta”, riesco a sentire quello che mi sta succedendo intorno, ho la sensazione di essere, come potrei dire, osservata, giudicata, maledetta, benedetta: è quel sesto senso che ha il poeta. C’è una cosa che sostiene i poeti visionari: ed è una volontà di ferro e di affermazione della loro verità. Ma non si tratta della fede in Dio, è la fede in ciò che vedono. Infatti, c’è una frase che lei mi ha ricordato qualche tempo fa, la diceva un medico che l’aveva in cura. Dice: “I profeti sono i figli di Dio e i poeti sono i nipoti di Dio”. Certo, perché vengono interpellati, direi, da queste forze magnifiche dell’universo che entrano proprio nel loro corpo e lo traversano. Tali onde sono fantastiche, provocano anche dolore e, spesso, i poeti camminano a piedi nudi per scaricarle: sono come delle antenne, capisce? Pensi che c’è stata una, in ospedale, che ha voluto mettermi le scarpe e dal quel momento io non ho più scritto. Perché il contatto con la terra è fondamentale. Ah, bella, quest’immagine: la scarpa come qualcosa che blocca. Sì, come un isolante. Invece, il poeta ha bisogno di vivere allo stato brado, di essere primitivo, di immergersi in una continua laudatio all’universo, per cui non si deve preoccupare del proprio abbigliamento. L’artista non si cura, vive alla giornata. La felicità di scrivere… ecco, il dono dello scrivere è la sua grande felicità. Mi piaceva scrivere, è stata sempre una tensione erotica fin da ragazzina, quando proprio non conoscevo l’amore ma usavo dei termini amorosi che sembrava che fossi chissà chi. Da che parte venga l’ispirazione, non so. Io mi ricordo che quando Bernadette ha visto la Madonna di Lourdes, hanno dovuto metterla al riparo dai curiosi. Perché, di solito, anche lo scrittore è portatore di un linguaggio che non è suo. È qualcosa di ispirato? Certo. È come si fa a scrivere, è perché si scrive, e... perché ci viene la tosse! Vogliono capire qual è il segreto della poesia: non lo sapranno mai. Non lo sa neanche il poeta. Non lo sa. Una delle cose – mi dia le ciabatte – che a me piacciono di più è poter dare la felicità: per esempio, darle cento euro se le servono, e sapere che lei è felice. Ma non voglio la sua gratitudine. Mi pare normale dividere con lei il pane quotidiano che mi dà la vita. No? Senta, secondo lei, quanto c’è di soprannaturale – se c’è – nella poesia? La poesia può essere considerata un fatto sovrumano? Nella poesia c’è una grande musica e un grande afflato amoroso con l’universo, prima di tutto. È viscerale, scende nelle profondità, rimuove le memorie, le esalta, fa una discriminazione solenne di quello che va detto e non detto . La poesia dev’essere universale, tradurre quello che è mio personale in un linguaggio che capiscono tutti, come la parabola. Accessibile a tutti. Ecco. Perché, se io le racconto che aspettavo il Nuti (Giovanni Nuti, musicista e cantante che ha collaborato a lungo con Alda Merini, e autore, fra l’altro, delle musiche contenute nel cd “Milva canta Merini”, ndr) e lui, poi, non è venuto, oppure se dico che lei è arrivato tardi, e che sono arrabbiata come una belva, bè, la gente se ne frega. Vediamo invece il paradosso di cancellare la quotidianità: prenda, per esempio, un verso di Saffo, un unico verso. Quello in cui dice “Io dormo sola”. Non dice altro. Vuol dire che è abbandonata da tutti, che sente il bisogno dell’amore. Non sta a dire: “Però, il mio letto matrimoniale è vuoto; però, Nuti non è venuto, la Valentina Cortese non mi ha telefonato”. Lei dice “Io dormo sola”. Cioè isolata da tutti, dimenticata da tutti; ecco, in un verso solo c’è tutta la grandezza di Saffo. Gli altri… quelle poesie prolisse, e tatam e tatam… in fondo rompono. Molti poeti non sono vicini ai ragazzi, che sono invece ben più moderni di loro; continuano a fare lezione ma non danno un esempio di vita. Riesce a spiegarsi il grande consenso di cui gode proprio tra i giovani? Alda Merini è molto letta dai ragazzi. Forse per un certo carisma che ho, ma non so perché. Io sono una che proprio non si trucca, non si cura, va avanti a vivere alla giornata; però i giovani mi vengono dietro, mi seguono, perché sentono in me – credo – una verità, o una fede che anche loro vorrebbero avere, oltre alla capacità di scrivere. Non si può far lezione di poesia. Assolutamente. È come fare una lezione di vita. La Terra Santa, che è una delle sue poesie più conosciute… Sì, credo che sia il mio capolavoro, Terra Santa, nel senso che lì sono riuscita a fare del manicomio un mito, quando invece era una vera schifezza. Però, quelli che cercano di portarti via il talento… quello è tremendo! Come si fa a “portar via il talento” a qualcuno? Eh… osservandolo, maledicendolo, mettendolo in manicomio. Rubandogli quei numeri superiori che fanno la sua gelosia, per esempio. Ecco, il manicomio è un furto del talento. Il manicomio è una spoliazione totale, della mente e del corpo. Ed ecco che san Francesco, a un certo punto, rifiuta il mondo e buonanotte.
di Stefano Mastrosimone IFQ

1 commento:

Giorgia P. ha detto...

L'ho comprato, suggestivo, intenso, emozionante, complimenti a chi l'ha scritto.

Giorgia P.