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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 28, 2010

Musica e politica, un incontro impossibile

All'interno dell'ultima edizione di "Lingua Madre", nel contesto del Salone Internazionale del Libro di Torino, è andato in scena il programma musicale "L'AMORE DALL'EGEO AL CASPIO". Un inedito percorso musicale che raccoglie canti d’amore e separazione originari della sponda Turca del mar Egeo, da Izmir, fino al porto di Baku, capitale dell’Azerbaijan, passando per le sterminate steppe d’Anatolia.

La caratteristica che accomuna questi canti è l'appartenenza di questi repertori a differenti etnie, le quali tuttavia condividono evidentemente un patrimonio culturale comune, aldilà dei conflitti interetnici scoppiati soprattutto alla fine del '800 in Medio Oriente.

In quest'intervista, il cantante Thoni Sorano ci racconta il lavoro di ricerca che sta dietro questo progetto che si sforza di restituire un momento di unità ad una terra martoriata da guerre e sofferenze.

Cosa c’è alla base della tua ricerca musicale per questo vostro repertorio? Ci sono legami tra queste diverse etnie d’Anatolia?

“E’ da più di un decennio che affondo le mie corde vocali in questi linguaggi musicali per noi profondamente consonanti ma sconosciuti dalla parte razionale della nostra coscienza; musica turca, greca, armena, persiana, curda, araba e, all’interno di ognuna, mille altri gruppi, regioni, strumenti. Tutto sembra così monolitico dall’esterno e invece ci son

o miliardi di sfumature, tutto è collegato e coerente; i confini regionali visti da un punto di vista musicale sono morbidi, affascinanti e romantici; nulla a che vedere coi mostruosi checkpoint con due bandiere che si fronteggiano.”

Cosa c’entrano i checkpoint? Parli di politica?

“Vi sono episodi in cui la politica cerca di impossessarsi di alcune canzoni, rivendicando l’appartenenza di una melodia popolare a questo o quel gruppo etnico; tutto questo è ridicolo, e la gente che da secoli condivide quei canti di cui esistono diverse versioni, in una lingua o un’altra, lo sa bene. Purtroppo certe pressioni alle volte possono avere la meglio, ma la memoria popolare e il lavoro degli etnomusicologi può riportare la verità.”

Il contenuto principale dei brani resta comunque l’amore suppongo; quale tipo di amore?

“In questo repertorio si affronta senza pudore il fatto che amore vuol dire anche separazione, dalla persona amata ma anche dalla propria terra. Si parla infatti di esilio ( I Smirni, Ayrilik) ma anche di sensualità, alle volte di rabbia (Sevin Gayri) e altre di gelosia. In Senede Qalmaz l’amante ribadisce alla propria amata la sua urgenza di possederla per non sprecar

e il tempo della bellezza che “In te non può rimanere”, ho trovato questo punto di vista originale e ironico in un certo senso.

Ayrilik poi è un brano ispirato dall’esilio di un popolo dalla sua terra, il titolo vuol dire appunto Separazione; il maestro Gafarov mi ha raccontato che la censura non gradiva questi argomenti nelle canzoni, così il tu a cui si rivolge il cantante non è più il proprio paese ma l’amata, ma in fondo che differenza c’è? Il dolore ha mille facce.”

Qual è l’originalità de “L’amore dall’Egeo al Caspio”?

“In fondo questo viaggio musicale è anche concretamente uno dei primi itinerari della Via della Seta, al suo approdo in Asia Minore. Nonostante le evidenti parentele tra gli strumenti non si era mai associato in un repertorio la musica smirneika a quella dell’Azerbaijan. In realtà gli Azeri erano presenti nelle corti ottomane e sulla Via della Seta è provato che ci fossero degli scambi intensissimi, forse maggiori di quelli odierni in quelle stesse regioni. In questo tipo di accostamento credo risieda l’originalità di questo progetto ”

La prima parte del concerto è dedicata alle canzoni greche d’Asia Minore, che eredità ci ha lasciato quella cultura che fu estirpata agli inizi del ‘900?

“Il concerto esordisce proprio con questa citazione; infatti il brano di apertura, I Smirni , descrive la perdita di un luogo molto amato dal popolo greco, La città di Smyrne, dove Greci, Turchi e Armeni convissero per secoli. Senza dubbio l’eredità che Smyrne ci lascia, se da una parte è rappresentata dalla nostalgia e frustrazione dei rebetes in esilio, dall’altra è il cosmopolitismo e la convivenza tra diverse culture che sopravvive, nonostante l’ostilità, fortunatamente in fase di superamento, tra queste due nazioni [Turchia e Grecia ndr]. Sono sempre presenti in molte canzoni greche dei vocaboli o frasi in turco, questo testimonia l’eredità di Smyrne e spero che questo messaggio sia sempre divulgato. ”

La musica e la storia dell’Azerbaijan sono praticamente sconosciute in Europa, potresti elencarci brevemente delle caratteristiche di questa cultura?

“L’Azerbaijan è indipendente dal 1991, ovviamente la sua visibilità è stata impedita dal fatto che faceva parte dell’U.R.S.S.; adesso ha ripreso il proprio ruolo di paese ponte tra Europa e Asia Centrale.

La musica Azera ha di fatto delle caratteristiche comuni a quella ori

entale e occidentale essendo stata influenzata nel ‘700 dalla musica russa; il mugham è il suo fulcro, sia la musica religiosa che popolare o classica sono derivate da esso. Nel nostro programma abbiamo l’onore di avere il maestro Gafarov che è uno dei massimi esecutori del mugham azero. Direi che la presenza di brani azeri, eseguiti nella seconda parte del concerto, è un’altra delle peculiarità di questo progetto, in quanto sono canzoni sconosciute al pubblico italiano, ma che sono sicuro verranno percepite come sorprendentemente vicine ed emozionanti.

Da quali esperienze provengono i due musicisti coi quali hai collaborato per questo progetto? Come avete lavorato insieme?

E’ evidente da subito che sono due artisti molto diversi nei rispettivi percorsi: Il maestro Gafarov si è formato su musica e tradizione del proprio territorio; raggiungendo la prestigiosa posizione di direttore del conservatorio Nazionale.

Per motivi politici ha poi dovuto scegliere la strada dell’esilio e non c’è bisogno di sottolineare che tipo di esperienza ha vissuto a causa di ciò. E’ quindi un artista con radici fortissime e di esperienza enorme.

Carmelo invece, come me, ha scelto di crescere nutrendosi di una cultura musicale non originaria della propria terra; pertanto si è dovuto impegnare al massimo soprattutto a livello intellettuale per lo studio e a livello umano per vivere ed entrare una cultura diversa dalla propria. Questo lo ha portato a sviluppare un talento eclettico e mostruosamente versatile ed infine a diventare comunque un autorevole punto di riferimento per la musica greca in Italia.

Il nostro lavoro di gruppo è stato semplice e piacevole perché ognuno di noi aveva molto chiaro in sé che tipo di contributo avrebbe apportato al repertorio. L’unica difficoltà è stata la selezione dei brani perché il bacino da cui abbiamo attinto è ovviamente vastissimo e non è stato semplice scegliere.

www.egeocaspio.it

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