______________________________________________

Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

novembre 26, 2010

Torino Film Festival: Clint, Amelio e tutte le luci di Torino


Né cine-balle da smaltimento o cine-bolle dal rapido scoppio sono previste da Gianni Amelio, atteso alla sua seconda prova da direttore artistico del 26° Torino Film Festival. Che ben 234 film (30 in prima mondiale e 24 internazionale) offrirà da domani fino al gran finale del 4 dicembre con l’International premiére di Hereafter di Clint Eastwood. Un vero colpaccio per il regista-direttore che “senza il fucile puntato” ha catturato i favori della Warner a concedere al suo festival (e non agli altri due contendenti, cioè Venezia e Roma) il nuovo struggente lavoro del collega californiano. L’inossidabile Clint, il cui film uscirà nelle sale il 5 gennaio, Eastwood non sfilerà sulla passerella torinese. L’opera di apertura (femminile come un anno fa) sarà Contre toi, “dramma da camera” della francese Lola Doillon con Kristin Scott Thomas. La kermesse non vuole contrapporre, ma contenere diverse suggestioni. Queste sono divise in sezioni intitolate come alcuni romanzi cult della letteratura moderna. Concorso a parte, indicato con un secco Torino 28. DOVE tra i 16 eletti troviamo in Alessandro Piva l’unico tricolore: scelta in sottrazione italiana ultimamente adottata dal festival della Mole, che tuttavia non ha mancato di premiare proprio nel 2009 il portabandiera di turno, Pietro Marcello col sublime La bocca del lupo. Piva concorre con Henry, il suo terzo lavoro, dopo l’acclamato esordio del ’99 LaCapaGira e Mio cognato. Un noir che l’autore ama definire con le parole dello stesso Amelio, “storia feroce ed esilarante insieme”. Nel cast Crescentini, Riondino e Sassanelli. Sotto l’occhio “giurato” del presidente Marco Bellocchio (con Bobulova, Ciment, Grasser e Lansdale) Piva sfiderà proposte dal e sul Sudafrica come The Bang Bang Club di Steven Silver sulla storia vera dei fotografi che testimoniarono gli ultimi mesi di Apartheid, o dalla Gran Bretagna come la “commedia terroristica” Four Lions di Chris Morris su alcuni pachistani residenti in UK, o dal Canada come il gospel-thriller Small Town Murder Songs di Ed Gass-Donnelly. Più noti i nomi sparsi qua e là nel resto del programma non competitivo, dove emergono il super oscarizzato Danny Boyle (con l’atteso 127 Hours con James Franco), il sempre amato John Carpenter (The Ward), l’eccentrico Raoul Ruiz (Misterios de Lisboa), il maestro giapponese Koji Wakamatsu (Caterpillar), l’audace Christophe Honoré (Homme au bain), l’esordio registico di Philip Seymour Hoffman (Jack Goes Boating), l’estremo Gregg Araki (Kaboom), lo scomodo Peter Mullan (Neds) e ancora Amalric, Lee Chang-dong e Rafi Pitts, accanto a probabili sorprese italiane come Il pezzo mancante di Giovanni Piperno sulla vicenda di Edoardo Agnelli, o il collage di corti Napoli 24 firmato da noti e ignoti registi partenopei. Senza trascurare il curioso RCL – Ridotte Capacità Lavorative di Massimiliano Carboni con Paolo Rossi nei panni di un regista che cerca una cine-location a Pomigliano d’Arco. E se sull’horror verterà quest’anno la sezione “Rapporto confidenziale” – in anteprima oltre a Carpenter anche The Last Exorcism di Daniel Stamm – il programma della sezione più underground “Onde” regalerà tutti i lavori di Massimo Bacigalupo, voce acuta della controcultura degli anni ’70 (Coop Cinema Indipendente).
COME TRADIZIONE al cinefest torinese, due sono le retrospettive integrali che il pubblico potrà godersi quasi come una rassegna a sé. Una dedicata al russo Vitalij Kanevskij per la cura di Stefano Francia di Celle, e l’altra – certamente dai riverberi più imponenti – comprensiva dell’opera omnia di John Huston, curata da Emanuela Martini che del festival è anche vicedirettrice. Al
controverso e straordinario autore americano scomparso nel-l’87 dopo aver ultimato il suo capolavoro The Dead tratto dai Dubliners di Joyce è dedicato un corposo libro edito da Il Castoro. Ricco di saggi, interviste e schede critiche ne ritrae il profilo di un uomo-artista “contemporaneo ” proprio per le sue contraddizioni. “Un individuo di inconsapevoli assoluti”, scrive Agee. Così classico nei generi (che in parte contribuì a codificare) eppur coraggioso precursore della loro disgregazione, così talentuoso eppur capace di scivoloni (anche marchettari) vergognosi, vedi La Bibbia prodotta dall’appena scomparso Dino De Laurentiis. Oggi è importante parlare di autori come Huston per illuminare di plausibilità la genesi delle culture e controculture odierne. Dentro e fuori dall’America, tra i quotidiani loser e winner. La retrospettiva sarà omaggiata dalla presenza della figlia Anjelica: è curioso e tenero insieme scoprire che Huston fu l’unico regista a far vincere un Oscar al padre Walter (attore) dirigendolo nel 1948 ne Il tesoro della terra madre, e uno alla figlia nel 1985 ne L’onore dei Prizzi.
UNA CARRIERA lunga e intensa, eterogenea e incontenibile come era il grande John. Di certo questa retrospettiva è una delle punte di diamante dell’edizione festivaliera in apertura. Il banchetto è dunque ricco di film internazionali per tutti i gusti e il brindisi finale – se si farà e in tal caso saranno i torinesi a decretarlo – celebrerà il prossimo biennio già preventivato alla guida della kermesse da parte di
Amelio. Che nel frattempo si feliciterà di assegnare al suo prediletto John Boorman il Gran Premio Torino. Mentre è atteso al varco col suo nuovo film, l’algerino-camusiano Il primo uomo, le cui riprese sono terminate poco prima la preparazione del festival.
di Anna Maria Pasetti - IFQ

Nessun commento: