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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

febbraio 17, 2011

Lirica uccisa dal governo. I teatri chiudono



L’allarme rosso del sovrintendente del Regio di Torino, Vergnano: “Bondi aveva promesso 160 milioni, ne arriveranno solo 15. Ci ammazzano”.
Teatri lirici italiani chiusi per mancanza di fondi. Porte sbarrate alla Scala di Milano, al Regio di Torino, al Maggio fiorentino, all’Opera di Roma, all’Arena di Verona, alla Fenice di Venezia, al Comunale di Bologna, al San Carlo di Napoli e al Massimo di Palermo. Non è ancora successo, ma già dalla prossima stagione, oltre ad un vero massacro della Cultura italiana, cinquemila famiglie dei lavoratori delle tredici fondazioni liriche rischiano di vedersi azzerato uno stipendio. L’allarme arriva da Walter Vergnano, sovrintendente del Regio di Torino, infuriato: “Con questi soldi non possiamo garantire la stagione lirica 2011-2012 del Teatro Regio di Torino, seppur già ampiamente programmata”. Il ministro Sandro Bondi è bocciato senza appello: “Ci ha mentito, aveva promesso 160 milioni di euro per il sistema lirico italiano, invece con il decreto Milleproroghe ne arriveranno appena 15”. La promessa di Bondi arrivò dopo la riduzione , in Finanziaria, da 400 a 258 milioni di euro nel Fondo unico dello spettacolo. “Insostenibile per noi – denuncia Vergnano – e stiamo parlando di oltre cinquemila dipendenti stabili nei teatri lirici italiani, a cui andrebbero aggiunti i numeri dell’indotto: ci stanno uccidendo, stanno uccidendo la cultura”. Dallo Stato a Torino sono arrivati 16 milioni e mezzo nel 2009, cifra che un anno dopo è stata tagliata di oltre due milioni, per poi finire con un’ulteriore riduzione di 4 milioni di euro quest’anno (meno di dieci milioni nel 2011, quindi).
IL REGIO ha un costo del personale di 21 milioni di euro, altri 20 vanno via tra allestimenti e altre spese. “Confrontarsi con queste cifre è impossibile – continua Vergnano – perché se le risorse sono queste nessun teatro lirico italiano può ancora sopravvivere. Noi abbiamo 380 dipendenti (320 a tempo indeterminato, ndr) e con l’indotto diretto, mi riferisco a pulizia, movimentazione, mensa, e altro, arriviamo a 500 persone che lavorano per il Teatro Regio. Siamo di fronte a quella che sarà una ricaduta drammatica per la nostra città, non solo dal punto di vista culturale”. Una situazione paradossale per il Paese dove l’opera lirica è nata e dove viene ancora rappresentata ai massimi livelli: “L’altra sera – racconta Vergnano – ero a cena con Dominique Meyer, sovrintendente dell’Opera di Vienna, e lui non poteva credere a una cosa del genere. Questi signori al governo non sanno neppure che rappresentiamo un’eccellenza mondiale. Ricordo i 15 giorni passati lo scorso luglio a Tokyo: sette rappresentazioni della Traviata e della Bohème, mai un posto rimasto libero in sala. In quei giorni eravamo l’evento per tutto il Giappone. Questo è il riconoscimento del governo italiano per le eccellenze del Paese”. E a Torino le cose non vanno affatto male, in media più del 90 per cento dei posti è occupato, 14 mila abbonati (“e non siamo una squadra di calcio”, ironizza Vergnano). Il suo allarme è condiviso dal fronte sindacale. Stefania Roba, 34 anni, tecnico del palcoscenico, è una rsu (rappresentanza sindacale unitaria) della Cgil: “Siamo molto preoccupati, il teatro non produce ricchezza economica è chiaro, con i biglietti paghiamo giusto il costo delle produzioni. Eppure, nonostante la crisi, il Regio non ha bilanci in rosso e nell’ultimo periodo ci sono state venti assunzioni. Io non ho figli e rischio meno di altri. Ma ci sono colleghi che hanno famiglia e se penso a loro... è molto grave quello che sta succedendo, perché l’intento del governo non è quello di risparmiare (infatti, gli investimenti totali sulla Cultura incidono sullo 0,2 per cento del Prodotto interno lordo, ndr): l’obiettivo, a questo punto dichiarato, è distruggere il settore. Inoltre, per noi a Torino quest’anno sono in forse anche gli otto milioni che arrivavano tra Regione e Comune, quindi la situazione è davvero drammatica in una città che vive anche il problema della Fiat”.

LE RISORSE stanziate con il Milleproroghe sono “insufficienti per la sopravvivenza delle Fondazioni liriche”, conferma l’Anfols, l’associazione che riunisce le fondazioni liriche. Inascoltati, quindi, gli appelli del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a non massacrare la Cultura con tagli indiscriminati: “Non dobbiamo perdere di vista, nel tanto frastuono che viviamo, che quel che ci distingue come nazione – ha ripetuto solo due giorni fa – è più di ogni altro elemento la Cultura”. E ora l’Anfols chiede un incontro urgente ai ministri Bondi , Giulio Tremonti e Maurizio Sacconi. Sul sito internet del Regio si legge: “Alla Stagione d’Opera e Balletto, che prevede almeno dieci titoli da ottobre a giugno, si affiancano molte altre attività: concerti sinfonico-corali e cameristici che vedono impegnati l’Orchestra e il Coro del Teatro Regio”. Fino al 2012, poi i soldi non basteranno più.

Il Teatro Regio di Torino (FOTO OLYCOM)

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