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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

marzo 04, 2011

Céline, così imbarazzante


Grande scrittore, perfetto stronzo. Scontro in Francia sulle celebrazioni. Il carteggio con l’editore Gallimard.
Leggere Céline, passeggiare con un suo libro sottobraccio, non è affatto cosa scontata in Francia. Per noi, che non riusciamo a richiamarci a una memoria condivisa, è difficile capire quanto questo scrittore sia scomodo in Francia, paese che si riconosce (quasi) interamente nella Repubblica uscita dalla Resistenza e guarda con difficoltà al proprio passato collaborazionista e antisemita. Lo scandalo che riguarda Céline non è emendabile: come ha potuto il sublime autore del Viaggio al termine della notte scrivere pamphlet rigurgitanti trivialità e propositi razzisti? Alcuni risolvono il problema evitando di leggere i suoi romanzi, negandone insomma il genio in nome della sua scelleratezza. Altri fanno l'operazione inversa: ne minimizzano le colpe per poterne salvare l'opera. Tale rapporto irrisolto con una della figure maggiori della letteratura del Novecento si manifesta in tutte le sue contraddizioni quest'anno, nel cinquantenario della sua morte. Inserito in un primo momento nella lista delle celebrazioni nazionali (che riunisce eventi tanto diversi quanto la nascita di Cioran e il «primo concerto di Johnny Hallyday»), il nome di Céline ne è stato infatti escluso in seguito alle proteste di Serge Klarsfeld, presidente dell'«Associazione figli dei deportati ebrei di Francia». Ma non tutti approvano la decisione del ministro Mitterrand: Henri Godard, massimo studioso di Céline, ha denunciato quella che considera una «forma di censura», mentre il filosofo Bernard-Henri Lévy ha osservato che nulla impedisce di essere allo stesso tempo «un grandissimo scrittore e un perfetto stronzo». Verranno invece sontuosamente festeggiati i cento anni di Gallimard, la casa editrice che pubblica tutto Céline: sono previste mostre, pubblicazioni, programmi radiofonici. E difficilmente si potrà evitare di citare lo scrittore dal genio impossibile, che della storia di Gallimard ne ha fatto parte, in un modo o nell'altro. Certo, il manoscritto del Viaggio al termine della notte era stato inizialmente rifiutato da Gaston Gallimard - capostipite della maison che allora si chiamava ancora NRF (Nouvelle Revue Française) - forse sconcertato dal tono della lettera di accompagnamento, nella quale Céline annunciava: «È pane per un secolo intero di letteratura. È il premio Goncourt 1932 su un piatto d'argento per il Felice editore che saprà accogliere quest'opera senza pari…». Lo pubblicò l'editore Denoël. E il romanzo, che non vinse il Goncourt, fece esplodere il “caso” Céline. Nel dopoguerra però, quando lo scrittore, dimenticato e furente, dall'esilio danese lanciava i suoi strali contro tutto l'establishment letterario, allora dominato dalla figura del nemico Sartre, fu proprio Gallimard a proporre all'autore del Viaggio un contratto esclusivo che prevedeva la riedizione in meno di un anno di tutti i suoi romanzi. La via d'altro canto era libera: al precedente editore, Robert Denoël, accusato di collaborazionismo, avevano sparato a bruciapelo sulla piazza degli Invalides pochi anni prima, nel 1945. Quanto invece ai rapporti di Céline con Gaston Gallimard, le numerose lettere tra i due, recentemente pubblicate con tutta la corrispondenza dello scrittore, ne danno uno scorcio a tratti esilarante. Lo scrittore non fa che reclamare più attenzione, più soldi, più articoli, e torna ossessivamente sul suo desiderio di entrare a far parte della Pléiade, la prestigiosa collana creata da Jacques Schiffrin e acquisita da Gallimard nel 1933.
«1500 FRANCHI, SE NO VENGO A DEMOLIRVI»
Céline manda al suo editore centinaia di lettere, alternando gratitudine e disprezzo, richieste di affetto a veri e propri insulti. «Ah se vi puliste il culo con i miei “contratti”!», oppure: «Sarebbe divertente, se non foste tutti quanti e fino all'ultima goccia un branco di spilorci!». E non faceva mancare le rivendicazioni: «sono io l'inventore, io ho sfondato la porta della camera in cui stagnava il romanzo prima del Viaggio»; anche se preferiva di gran lunga lagnarsi: «ho dedicato il mio ultimo libro a Plinio il Vecchio e a Gaston Gallimard, non mi hanno ringraziato né l'uno né l'altro…». L'ultima lettera al suo editore, con la quale chiedeva «1500 franchi invece di 1000, altrimenti affitto un trattore e vado a demolire la NRF», rimase sul tavolo. Céline non arrivò mai a spedirla: morì il giorno dopo averla scritta
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di Martina Cardelli -
Saturno IFQ

Rimosso - Louis-Ferdinand Céline
©Pierre Vals/Opale/LUZphoto


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