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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

marzo 11, 2011

I tormenti del giovane Simon


Dopo il Museo dell'incesto e le opere autobiografiche, Fujiwara conquista l'Asia.

SIMON FUJIWARA si è imposto all’attenzione del mondo dell’arte nel 2008 quando, ancora ventiseienne, realizzò un’opera intitolata Il Museo dell’Incesto, dedicata al più longevo tabù della nostra disincantata società. Invece di proporlo come un’aberrazione o come una decadente deriva di costumi, l’opera
situa l’incesto all’origine della storia evolutiva, prendendo le mosse direttamente dalla cosiddetta Culla del genere umano, il sito nell’est dell’Africa, dove si sono trovati i più antichi resti umani. Con fare da antropologo Fujiwara ha presentato in numerose performance reperti ossei, fotografie e cartine degli scavi. Ha pubblicato una guida del museo presentandola al pubblico come una «trattazione erotica della civilizzazione, dalla scimmia all’uomo e ritorno» dove l’incesto figura come un’istituzione originaria delle società ancestrali. L’opera si compone inoltre di alcuni ambienti del fantasioso museo con tanto di teche, vetrine e antiche pitture murali, realizzate in Giappone dal padre di Fujiwara. Dettaglio non trascurabile, se si tiene conto che non è il classico complesso edipico a occupare gli interessi dell’artista, ma l’ancor più inquietante incesto omosessuale. È con la storia, vera e fittizia, di suo padre che Fujiwara ha deciso di confrontarsi, descrivendo il suo lavoro come «un ritratto, incontrollatamente personale, di una relazione padre-figlio». L’intera sua pratica artistica muove da ragioni autobiografiche, da una storia familiare ricca e curiosa che lo ha spinto a indagare la sua storia personale in relazione alla più ampia storia del passato. Fujiwara è figlio di madre inglese e di padre giapponese, ma la casa dove è cresciuto in Inghilterra era adorna di numerosi oggetti provenienti dalla Spagna, dove i suoi genitori erano vissuti prima della sua nascita, all’inizio degli anni ’70, gli ultimi della dittatura Franchista, gestendo un albergo sulla Costa Brava. Fujiwara si sentì presto l’immagine stessa della diversità: gay, anglogiapponese e in una casa spagnoleggiante. Incominciò a interrogarsi sulla curiosa scelta dei genitori di vivere sotto una dittatura che proibiva qualsiasi letteratura erotica e in cui lui, gay, avrebbe subito la più rigida censura. Prese a immaginarsi nei panni di suo padre, nella Spagna di Franco, mentre scopriva a poco a poco le sue pulsioni. Così la sua storia si è sovrapposta e confusa con quella del padre, fino a usarne il nome per firmare novelle erotiche che nel tempo ha pubblicato su diverse riviste gay. Dopo il Museo dell’Incesto ha lavorato con fare non meno archeologico a un’altra performance Benvenuti all’Hotel Mumber, vero nome dell’albergo gestito dai genitori, dove trasforma i familiari oggetti spagnoli in feticci tra le mani del padre, a cui affida anche la voce narrante di un romanzo storico-erotico ambientato nella società franchista, testo che Fujiwara, figlio, da tempo cerca realmente di scrivere, senza riuscirci, per le incomprensioni con il padre e la famiglia che il suo progetto ha generato. È con questa performance che sarà presente alla terza edizione della Biennale di Singapore che sta per aprirsi, ultimo in ordine di tempo tra gli innumerevoli appuntamenti internazionali che lo hanno visto recentemente protagonista: dalla scorsa Biennale di San Paolo al Cartier Award di ottobre 2010 e alla ottava edizione della Biennale Manifesta da poco conclusasi in Spagna dove Fujiwara decise di presentare un’opera meno autobiografica, intitolata Falli (Un mistero arabo), dedicata a un misterioso avvenimento. UN EDIPO OMOEROTICO
L’installazione ricostruiva un campo archeologico in un’imprecisata località del deserto arabo dove sidicevenneroritrovatiduegiganteschi falli in pietra, scomparsi dopo aver generato il panico tra le autorità politiche. Nell’installazione, tra vetrine fitte di testimonianze ed effetti personali degli scavatori, campeggiava come un arcaico monolite uno dei suddetti reperti. Così, dopo aver affrontato il malsano intreccio tra le storiche censure di dittature passate e il latente desiderio omoerotico delle società ch’esse crearono, Fujiwara ci ha condotto a considerare le non meno inquietanti censure di un islamismo capace di distruggere le millenarie sculture della Valle di Bamiyan. Cosa sarebbe del patrimonio artistico se una simile intolleranza fosse esercitata sulla tradizione erotica dell’arte, dalle scene tantriche del tempio di Khajuraho in India alle stampe erotiche giapponesi del XVII secolo, fino alle nostre mediterranee sculture
di Ermes itifallici?

di Elenza Volpato - Saturno

Simon Fujiwara, Benvenuti all’Hotel Mumber, Biennale di Singapore, dal 13 marzo al 15 maggio.
Falli (Un mistero arabo) Simon Fujiwara, 2010

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