______________________________________________

Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

marzo 04, 2011

Quel falsario di Camilleri


I segreti dell’infaticabile scrittore siciliano, 85anni, di cui ieri è uscita un’altra raccolta di racconti in dialetto vigatese. Il suo «artigianato di pregio» saccheggia i grandi classici della letteratura mondiale, da Shakespeare a Gogol e Faulkner
DA QUANDO Camilleri vende libri a camionate, tàcchete. Puntuale è scattata la classica equazione degli intellettuali nostrani, inflessibili nel presupporre un rapporto inverso tra valore e successo. Se piace a tanta gente, dev’essere per forza roba andante. O no? Peccato. Di rado capita di leggere un ragionamento serio sullo scrittore siciliano. Certo, è difficile tentare un bilancio quando la Premiata Ditta sforna una decina di titoli all’anno. Per Camilleri, come per Zeno, la scrittura è un esercizio quotidiano. Lo si capisce scorrendo le storie di Gran Circo Taddei, uscito ieri da Sellerio. Otto racconti di identica lunghezza, dove è in scena la Vigata tra le due guerre, in un turbine di corna e maldicenze degno di Piero Chiara o Vitaliano Brancati. Nella loro scia Camilleri restituisce uno spaccato irresistibile del quotidiano di regime (i nomi italianizzati, le divise grottesche, la deferenza untuosa, le facce feroci…). Un perfetto antidoto al diluvio di memorie e diari tarocchi del duce, per ricordare quale tragica carnevalata sia stato il fascismo. Sarà un altro successo, moltiplicato su scala planetaria da centinaia di traduzioni. Artigianato italiano di pregio, in un settore nel quale siamo sempre stati dipendenti dalle importazioni (Confindustria dovrebbe chiedere una consulenza). Camilleri è amato anche nei paesi, come la Spagna, in cui i traduttori annacquano il suo inconfondibile impasto di italiano e dialetto. Com’è possibile? Non stava qui il segreto? In realtà le discussioni sul vigatese hanno lasciato in ombra due ingredienti fondamentali: voglio dire l’umorismo e le architetture studiatissime, che sostituiscono schemi di genere ormai logori. Ora, per quanto il cuoco dissimuli, le pietanze sicule arrivano in tavola preparate con ricette internazionali. Lasciando perdere Gogol e Simenon, basterà ricordare che la struttura cubista del Birraio di Preston è ispirata al Pianista di Vázquez Montalbán; mentre una delle più note avventure di Montalbano, L’odore della notte, nel finale ricalca un capolavoro di Faulkner, Una rosa per Emily. Quanto ai maestri portati in scena in cinquant’anni di regie teatrali, sarebbe troppo lungo inseguirne le tracce. “GRAN CIRCO TADDEI”: IL CARNEVALE FASCISTA
E che dire di Troppu trafficu ppi nenti, versione messinese di Molto rumore per nulla? La vocazione del falsario percorre come una febbre l’opera di Camilleri, spingendolo a trasformare i libri in dossier, stipati di documenti, lettere, verbali, articoli inventati di sana pianta. In Gran Circo Taddei c’è persino la spassosa riproduzione della réclame di Arsenia, maga di Zammut (in coda l’avvertenza: «non si fanno fatture»).
Un modello misconosciuto, ma decisivo, fa capolino nella postfazione di Acqua in bocca, scritto con Lucarelli secondo questo metodo. Si
tratta di Un delitto al largo di Miami (Murder off Miami), assemblato da Dennis Wheatley a partire da un’idea di J.G. Links. Un lavoro curiosissimo, che fece scalpore nel 1937, quando uscì nei Gialli Mondadori sotto forma di una raccolta di reperti. Telegrammi, fotografie, rapporti, persino due buste con fiammiferi e ciocche di capelli: al lettore il compito di ricostruire l’accaduto. Proprio ciò che avviene in tante storie di Camilleri. Con qualche eccezione. Per esempio L’intermittenza: un sorprendente thriller aziendale uscito per Mondadori. Dedicata con amarezza «Al lavoro che nobilita l’uomo», la vicenda scorre tra manager cinici, crack pilotati, licenziamenti, in un italiano asettico. Poi dicono che Camilleri a Segrate dia soltanto la fuffa! Balle. In compenso non rinuncia alla malizia: «A 75 anni passare la notte con una minorenne de-v’essere abbastanza impegnativo. Da un po’ il vecchio ha scoperto la carne fresca e ne va ghiotto» ( pag. 15  ). Ops! Per fortuna il vecchio si chiama Manuelli.
di Mauro Novelli - Saturno IFQ



Nessun commento: