______________________________________________

Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

aprile 22, 2011

Suoni dell'altro mondo


STIME PRUDENTI dicono che la musica che ascoltiamo, compulsiamo, ci scambiamo rappresenti non più del 20% della effettiva produzione mondiale. In pratica la maggior parte dei paesi e un intero continente – guarda caso il più popoloso e trainante – alle nostre orecchie risultano sostanzialmente muti. Sarebbe tempo di invertire la tendenza e cercare: dato che le radio dispensano solo gocce, la tv figuriamoci, ecco un poker di cd che meriterebbero di farsi largo tra le nostre dotazioni. Il deserto che vediamo raccontato in questi mesi di guerra è lo stesso battuto dalle canzoni magnetiche e uncinanti dei Tamikrest, formazione tuareg che sprigiona dalle melodie e dai suoni lievemente ubriacanti il dolore e la speranza di una società ai margini di tutto, anche del Sahara. Vengono da Kidal, Mali, circa duemila chilometri dalla capitale Bamako e nel loro disco si avvertono l’urgenza, la fierezza, i sentimenti di un popolo che si batte per la sopravvivenza stessa, messa a repentaglio da una politica di repressione e disinteresse per le minoranze: come i loro colleghi, i più famosi Tinariwen, anche i Tamikrest vivono la musica con naturalezza e nel dono della comunicativa trasmettono drammaticità e positive tensioni sonore, da un paese tra i più preziosi e meno considerati del pianeta. Toumastin grazie anche a un ricco libretto ci accompagna tra i tesori e le rivendicazioni di quella minoranza in lotta. Thiossane Ablaye Ndiaye viene dal Senegal dove è riconosciuto grazie alle attività multidisciplinari (pittura, recitazione, musica): a 75 anni, quello appena pubblicato dalla Discograph, è il suo primo album, degno coronamento di una storia densa e stupefacente. I nove quadri cantati del miglior esordiente di stagione indicano, se mai ce ne fosse bisogno, quanto variopinti, sinuosi, fantasiosi siano gli abbracci musicali in partenza dall’Africa, caleidoscopio di lingue, visioni, riferimenti. Fantasmagorie in serie giungono poi da un cd suggestivo e strambo come pochi, Psychedelic Pernambuco, puzzle di diciannove reperti anni ’60-’70 dal nordest del Brasile: nomi per noi ignoti, misteriosi aiutano a ricostruire un mondo davvero spiazzante, un rock deviante con cui scrollarci di dosso molti luoghi comuni e rigidità, tra samba e dintorni. Un ponte tra quelli che continuiamo a pensare come mondi lontanissimi, invece, è proposto da Trilok Gurtu, esimio percussionista indiano che in 21 spices insieme al collega inglese Simon Phillips dialoga con la Ndr Big Band, grande orchestra di Amburgo. Lungo sette composizioni, tutte dell’artista di Bombay, si dipingono scenari luminosi e di efficace sincretismo sonoro intercontinentale tra jazz, tabla e spezie varie, all’insegna di un’eccellente libertà espressiva: la conferma che i muri esistono solo per chi li vuole.
di Enzo Gentile, Saturno

Tamikrest, Toumastin, Glitterhouse, 42’30”; Thiossane Ablaye Ndiaye, Discograph, 48’40”; Aa. Vv., Psychedelic Pernambuco, Mr. Bongo, 53’30”; Trilok Gurtu & Simon Phillips, 21 Spices, Art of Groove/Mig, 55’.

Nessun commento: