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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

maggio 20, 2011

Bowie è un'opera d'arte



NON È VERO che i rocchettari e gli appassionati d’arte contemporanea sono divisi da una cortina poetica: le sensibilità per il visivo o per l’acustico sono solo due modi di partecipare del mondo, che sempre si intrecciano e dialogano tra loro. E lo dimostra Live! L’Arte incontra il Rock, la collettiva che si inaugura domani a Prato, curata da Luca Beatrice e dal direttore del Museo Pecci (ospite del percorso), Marco Bazzini. Fino al 7 agosto sarà possibile partecipare a una mise en scène davvero particolare: «Warhol, Yoko Ono, Gilbert & George, Basquiat, Damien Hirts, Keith Haring, David La Chapelle, Sandro Chia, Francesco Clemente – spiega Bazzini – sono solo alcune delle sorprese. Perché non c’è solo arte contemporanea». L’idea è raccontare la storia europea e americana degli ultimi 40 anni attraverso arte e musica: «Ogni decennio ha “postato” sul secolo, attraverso i suoi artisti, alcuni temi: interpretati diversamente dai vari mezzi espressivi hanno rappresentato tuttavia gli elementi cardine delle innovazioni». Perchè, tra le arti, la visuale e la musicale? «Gli eventi che hanno segnato la storia del costume, dell’arte e della cultura sono sempre stati binomi tra imponenti concerti rock e grandi mostre». Un esempio? «Come documentato da oggetti, riviste, strumenti musicali, copertine di dischi, manifesti, etc, sono tanti i momenti. Prendiamo il ‘69: Woodstock, madre di tutti i concerti, dirompe nello stesso momento di “When the attitude becames form”, la grande collettiva a Berna di Harald Szeemann oggi considerata dalla storiografia la prima grande mostra di arte contemporanea. A longitudini così distanti, furono i gangli tra due epoche». C’è un nesso anche tra le distorsioni di Jimi Hendrix e le morbidezze dei feltri di Robert Morris? «In tutti e due c’è un abbandono, a ciò che sta oltre la musica, alla materia». Se le dico 1970? «Inizia il decennio della Land Art e delle opere d’arte che solo in pochi hanno visto, per lo più documentate da foto e filmati, come la Spiral Jetty di Robert Smithson. O il “Live in Pompei” dei Pink Floyd». Lo Ziggy Stardust di Bowie sta a Luigi Ontani o Urs Ludhi? «Sia il rock che l’arte visuale giocano con l’identità, con gender. La mostra di Bonito Oliva in un garage romano che fondeva danza, cinema, teatro, comunicazione, libri e dischi, appunto i “generi” artistici, è del 1973». Immancabile la copertina di Warhol per Sticky finger, l’album dei Rolling Stones: «Abbiamo quella autografata da tutti e 5». Per gli appassionati, anche l’omonimo volume (Rizzoli) con i saggi dei due curatori: Bazzini che rilegge la storia dell’arte degli ultimi 40 anni ammiccando al rock e Beatrice all’opposto. Interessante.
di Eugenia Romanelli, Saturno

www.centropecci.it

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