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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

maggio 27, 2011

Design e martello

FREQUENTAVO il primo anno di università. Lo studioso Giuseppe Mazzariol dedicò il corso di arte contemporanea alla storia del design. In aula ci fece ammirare una zuccheriera. Lo affascinava in particolare il giunto fra la vaschetta e il coperchio. Trent’anni dopo, scopro quale fu la causa di quello snodo così originale, che qualunque altro progettista avrebbe risolto con un perno: «Mentre gli altri componenti della zuccheriera li avrebbe stampati una macchina, quel piccolo perno sarebbe stato inserito a mano da un operaio… Disegnare quel pernosignificavacostringerel’operaioaripeterelostesso gesto, ossessivamente, mille volte al giorno… Cerco un’alternativa possibile e la trovo, progettando una nuova cerniera, con tanto di brevetto d’invenzione di primo livello». La storia della zuccheriera Java è uno fra i tanti episodi rivelatori che Enzo Mari racconta in questa sua autobiografia così vivace e appassionata, che mette insieme esperienze meditate e teoria vissuta.
DOPOLA GUERRA, il giovane Mari accetta qualunque lavoro: «Dico sempre che sì, sì, sono capace, poi la notte prima cerco di indovinare qual è il segreto di quella certa tecnica. Un atteggiamento che non ho più abbandonato». Si iscrive all’Accademia di Brera. Incontra l’arte del suo tempo, l’informale, il neorealismo: «Mi disturba che i valori della sinistra siano dipinti in modo tanto scadente». Negli anni Cinquanta propugna l’Arte programmata per «razionalizzare i processi dell’arte… puntando a far sì che tutti possano permettersi di acquistare qualche piccola opera… ingenuità colossale… un’opera cinetica ha un costo comunque alto». Un giorno, questo giovane artista dalle forti motivazioni sociali incontra un imprenditore coetaneo, Bruno Dianese. Comincia col disegnare una ciotola, e nel mezzo secolo successivo, un oggetto dopo l’altro, ripensa la forma di mezzo mondo.
IL CAMPO di battaglia di questo libro è delimitato da due frasi. Da un lato, «la società tende a ridurre il più possibile ogni impulso all’autonomia», dall’altro, la costrizione del design a «corteggiare il banale sentire collettivo». È gustosa la storia del divano-letto Day-Night, elegante ed economico: progettato nel 1968 per i giovani della contestazione, fu giudicato «un orrore» dai leader del Movimento. Mari allora chiede qual è il letto che preferirebbero, e scopre che nei loro sogni c’è un talamo rotondo, materasso ad acqua, bordo in marmo, televisore sul soffitto, lampadario di Murano. Questo è un libro di guerra, mossa da un artista contro «la decerebrazione» del gusto collettivo e delle disumane condizioni di lavoro. Racconta che cosa può fare un singolo per cambiare le cose, letteralmente, cambiandone la forma e i modi di produzione. È il De bello civili di Enzo Mari, titanico, severo e saporito. Gli assomiglia.
di Tiziano Scarpa, Saturno

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