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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

maggio 06, 2011

La poesia di Adonis


Sempre la mattina viene letta e riletta
sempre questi antri sotto la pelle,
queste barriere e queste macerie
sempre questi monasteri
sempre questi cimiteri sotto le ciglia,
questi cadaveri, queste vittime sacrificali
dei tuoi canti, poiché non v’è terra nel tuo volto,
non v’è danza né nascita.
Adonis

OGNI GIORNO c’è una poesia adatta a quel giorno. E se si tratta di sacrifici umani e di violenza una poesia pronta a descriverli non manca mai. Adonis, pseudonimo di Ali’ Ahmad Said Esber, è nato nel 1930 a Kassabin, in Siria, ma considera sua vera patria il Libano e, attualmente, vive a Parigi. È uno dei maggiori poeti del mondo arabo. In Italia è stato conosciuto grazie a Giuseppe Conte, il più extra-comunitario dei nostri poeti. Adonis cerca da sempre la poesia laddove è ancora tutt’uno con la vita, con la storia, con le radici di un popolo. Ma in lui la poesia è pure inseparabile dal canto; come dice un suo verso straordinario: «Prendi una rosa, chiamala canto e canta per l’universo». Questa vocazione, e qui stanno la complessità e la ricchezza della sua ricerca poetica, nasce dal buio, dal cammino solitario di ogni uomo per trovare se stesso, nasce dalla violenza che le barriere, religiose e sociali, instaurano nel vivere civile. Adonis si batte da sempre per la libertà di stampa, per l’uguaglianza (non per la tolleranza), per la fine della religione. Ricordo un suo vecchio poema: Siggil (Edizioni Interlinea) inizia con l’immagine di una donna incinta che in un clima di bufera e fuga partorisce un bambino che ha negli occhi«una luce mai vista prima». Quella donna era «la città-lingua» arrivata da lui in sembianze umane. Dunque quella appena nata è la luce del poeta, l’unico al mondo cui è consentito scrivere la parola salvezza senza cadere nel ridicolo. Perché la sua parola è libera e sa raccontare il mondo come se fosse qualcosa da inventare ancora per la prima volta.
di Alba Donati, Saturno

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