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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

maggio 11, 2011

Musei privati, pubblici sprechi Le mostre secondo Alemanno

Ormai è una massima di Gianni Alemanno: “Cultura, basta con i tagli”. Il sindaco di Roma, coerente, mica vuole scippare soldi ai musei. Peggio: pensa di regalarli ai privati. Di cedere in gestione per (almeno) dieci anni il palazzo delle Esposizioni, le scuderie del Quirinale e la Casa del Jazz, le tre strutture controllate dall'azienda speciale Palaexpo di proprietà del Campidoglio. L’ex banchiere Emmanuele Emanuele è la figura centrale di un'operazione di Alemanno che va oltre le regole e il buon senso. Che il sindaco nasconde ai cittadini e ordina nel silenzio di una Giunta spaesata. Con un'investitura celebrata a destra e ben tollerata a sinistra , quasi due anni fa, Emanuele fu nominato presidente di Palaexpo: al professore la prestigiosa carica, al Comune 4 milioni attraverso la sua Fondazione Roma. L'esperimento pubblico-privato funziona, i turisti gradiscono le mostre, le casse del Campidoglio respirano. Ma i 4 milioni di Fondazione Roma, sborsati per investire sul cartellone dei palazzi, servono al Comune per risparmiare: i 9 milioni destinati al Palaexpo nel 2009 diventato 8 nel 2010. E così Emanuele annuncia le dimissioni e l'addio ai 4 milioni di euro di Fondazione Roma: non ci sta più senza comandare, o decide lui o niente soldi. Il Comune corre ai ripari stanziando 10 milioni di euro per il 2011 con coperture dubbie (tipo la nuova tassa di soggiorno), una voce aggiunta in fretta nel bilancio di previsione che è soltanto una stima e pure con tanto ottimismo, visto che nessuno può calcolare in anticipo quanti turisti visiteranno la capitale. C'è una scena che va aggiunta al racconto, forse un gioco a incastri tra milioni di euro, potere e politica. A metà aprile Alemanno incontra Emanuele per ascoltare le sue proposte, mentre in Campidoglio appare e scompare una bozza di delibera per liquidare l'azienda Palaexpo con 65 dipendenti pubblici e affidare il palazzo delle Esposizioni, le scuderie del Quirinale e la Casa del Jazz ai privati. E come? Un appalto tradizionale non è obbligatorio, men che meno il bando europeo. Si può provare, quindi, con una gara a invito, a chiamata. Convocare quattro-cinque società, cucire una concorso su misura (in prima fila Emanuele) e liberarsi di un patrimonio pubblico che per Alemanno è soltanto una voce di spesa. Che vinca il preferito del sindaco e non il migliore. Tanto la scusa è già pronta: anche se l'amministrazione sarà privata, il Comune sorveglierà la qualità del servizio con un posto nel comitato scientifico. Che vale come un coltellino in guerra. Il berlusconiano Dino Gasperini, assessore alla Cultura, fa un panegirico politico per evitare l’argomento: “Noi abbiamo previsto 10 milioni di euro per il Palaexpo, prima parliamo con Emanuele, poi vedremo cosa fare. Non discuto le ipotesi”. Ma il tempo è poco e i soldi ancora di meno: Alemanno, entro maggio, dovrà approverà il bilancio con i 10 milioni di incerta provenienza e dovrà convincere il Quirinale a confermare la convenzione che ha con il Comune per l’uso delle Scuderie nonostante l'arrivo dei privati. E c'è un errore passato che il sindaco potrebbe pagare oggi. La presidenza di Emanuele fu benedetta dalla Commissione cultura del Campidoglio che, però, avvisò i naviganti: mai i musei ai privati. Forse Alemanno non c’era, e se c’era, non ricorda.
di Carlo Tecce, IFQ

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