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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

maggio 06, 2011

Parole al piombo


PER NON DIMENTICARE bisogna testimoniare e se la testimonianza è scritta la memoria non va perduta. Silvia Giralucci, il 9 maggio, quando al Quirinale si celebrerà il Giorno della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi ispirate alle Br, tornerà al giugno padovano del ’74 (aveva tre anni), estate che segnò l’uccisione del padre (uno dei primi) tra le stanze del Msi insieme al compagno Giuseppe Mazzola. La motivazione? Stringi stringi erano fascisti. La sentenza decreterà si trattò «di un atto immotivato cui non pare neppure applicabile l’etichetta di una ideologia, per quanto distorta e faziosa» ma la consolazione è relativa. La Giralucci, che Con gli occhi dei nemici tenta di scoprire come mai una città di provincia sia diventata crocevia delle trame eversive rosse e nere, che cosa voleva dire per i giovani essere sovversivi e quali ragioni hanno spinto magistrati, politici, docenti universitari a rischiare la propria vita e quella dei familiari in difesa della legalità, precisa come del piombo ricordi poco: «il sequestro di Aldo Moro e una scritta sul muro: fuori i compagni del 7 aprile. Capivo che quel fuori si riferiva alla galera, ma non perché i rinchiusi fossero compagni. Non facevo domande perché sapevo avrebbero provocato imbarazzo riguardando la ferita della mia famiglia, la morte di papà». Di suo padre permangono immagini sbiadite, frammenti a restituirle un amore strappatole anzitempo. Dopo trentacinque anni fare chiarezza è un bisogno-dovere così forte da spingerla a incontrare e ascoltare alcuni dei protagonisti di quegli anni: Pietro Calogero, magistrato promotore della celebre inchiesta del 7 aprile ‘79 (di cui Toni Negri resta il simbolo legato all’omicidio Moro), il professor Guido Petter, ex partigiano, psicologo, vittima della violenza degli estremisti mentre era in cattedra (attualmente insegna, neanche a farlo apposta, Psicologia dell'adolescenza a Padova) e diversi ex rappresentanti (la par condicio è rispettata) di Autonomia operaia. Di Giralucci sorprendono l’equilibrio stilistico, la misura, la precisione con cui dispensa dettagli, la consapevolezza che si tratta di «punti di vista, memorie contrapposte» e chissà cosa avrebbe scoperto suo padre dalla sua, se avesse potuto. La romana Gaja Cenciarelli, traduttrice e caporedattrice di vibrisselibri (blog ed editore copyleft ideato da Giulio Mozzi), racconta invece in Sangue del suo sangue la morte-rinascita dalle sfumature thriller di una giovane torinese, Margherita, figlia del generale Scarabosio, impallinato nel 1986 dalle Br, padre padrone che la vessa e laviolenta sotto glio cchi del fratello per anni. Cenciarelli sostiene che «le Br sono finite ma non si smette mai di strumentalizzarle. Prova ne sono i manifesti comparsi ultimamente a Milano che recitavano Via le Br dalle Procure. Uno dei luoghi comuni in cui si incorre è trascurare l'Uomo che le Br stesse hanno schiacciato trasformandolo in mezzo e non in fine». Mentre Giralucci avanza sicura nella sfera del realmente accaduto, intessendo un saggio verità, Cenciarelli si serve di un immaginario gruppo di epigoni ispirato alle Br (Milla dai capelli rossi è un personaggio quasi epico) per celebrare il riscatto di una donna che può finalmente smettere di scappare da se stessa. Il piano che prevede l’uccisione di Bruno Chialastri, candidato di centrodestra alle Politiche del 2006 che vuole cancellare il comunismo dai libri di storia, è funzionale al dispiegarsi di un percorso formativo di elogiabile umanità che porti al superamento dei soprusi, dando valore all’individuo, scardinando la convinzione che per comandare bisogni obbedire e subire.
di Carlotta Vissani, Saturno

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