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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

maggio 06, 2011

Persi nel bicchiere


IN ITALIA 698 mila ragazzi (16,6%) tra i 18 e i 24 anni si sballano con l’alcol; allargando le maglie, 1,45 milioni tra i 15 e i 24 praticano il binge drinking, cioè bevono compulsivamente, almeno 6 drink in una sola occasione. Lo stesso fanno 392 mila adolescenti (13,6%) tra gli 11 e i 15 anni. Sono cifre dell’Istituto Superiore di Sanità: da queste e dalla consulenza dell’Iss non potevano prescindere Renata Coluccini e Mario Bianchi, autori e registi di Binge Drinking – Mondo liquido, spettacolo che tenta di fotografare, per frammenti, il disagio giovanile e la sua deriva alcolica. Il tema è spinoso; come direbbe García, «nessuno si è seduto ad aspettare che la rosa si apra ma tutti parlano della rosa»: la bontà del progetto si intuisce però dall’allestimento secco, dalla trama asciutta, dal ritmo sostenuto; la drammaturgia è frutto di lavoro quasi documentaristico, ricerca sul campo e confronto con giovani, adulti, genitori, medici e operatori. Senza indugiare nello psicologismo o nel moralismo, Coluccini e Bianchi confezionano una rappresentazione onesta, rispettosa delle parti. Sul palco, Clara Terranova (in alternanza con Elisa Canfora), Stefano Panzeri e Dario De Falco sono Cappa, Risu e Rosso, tre liceali annoiati, ma nella norma, studenti mediocri e svogliati, ma nella norma, figli di famiglie borghesi e distratte, ma nella norma. Si trascinano da casa a scuola e da scuola al bar, dove è dolce naufragare nel mare superalcolico: la settimana è il dopo-sbornia o l’attesa, sempre meno lucida, della prossima. Questi ragazzi dicono di bere per dimenticare: i brutti voti, i rimbrotti degli insegnanti, le figuracce con le ragazze, i conflitti con la mamma, le incomprensioni di papà. Intanto la giovinezza si consuma straccamente: sarà un caso che un cocktail al pub, o in discoteca, si chiami proprio «consumazione»?... Lo stordimento precipita in tragedia: Jacopo, fratello minore di Rosso, si unisce alle serate etiliche per ritrovarsi anni dopo con la salute compro-messa e pie speranze di trapianto. Nella sala d’attesa di un ospedale è tardi distribuire le colpe: il delitto è perfetto perché non c’è l’assassino, non lo sono i ragazzi, né gli adulti. Disinvolti e «liquidi», gli attori vestono i panni di tutti i personaggi, come se le età della vita, e le responsabilità, si potessero obliare in una vertigine di musica techno. Ma ci vorrebbe ben altro sonno, che quello etilico, per dimenticare.
di Camilla Tagliabue, Saturno
Binge Drinking – Mondo liquido, Milano, Teatro Verdi, fino al 15 maggio.

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