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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

giugno 17, 2011

007, dalla Russia con tremore


Psicoanalisi della Guerra fredda. Crolli nervosi, alcolismo: le biografie dei veri agenti segreti sfatano i miti letterari

SCORDATEVI DI BOND, James Bond, se volete raffigurarvi la personalità e la vita di una spia in carne e ossa. Infatti, nelle biografie di spie autentiche degli anni della guerra fredda, raccontate dagli storici Phillip Deery e Mario Del Pero, non ritroverete quasi nessun tratto del carattere e del modo di agire della spia inglese creata dalla fantasia di Ian Fleming all’inizio degli anni Cinquanta e resa popolare dal cinema. Le spie studiate dai due storici ebbero in comune non l’astuzia, il cinismo, la razionalità fredda e il sovrumano controllo dei sentimenti ma una fragilità umana, molto umana, perché finirono tutti sopraffatti “dalla disumana fatica del loro spiare”: «Condurre una doppia vita, mentire in continuazione, rischiare perennemente di essere scoperti – e dunque arrestati e condannati, potenzialmente a morte – non fu sopportabile per nessuna delle spie qui discusse», spiegano i due storici. «Crolli nervosi, alcolismo, confessioni scandirono la loro esperienza: ne rivelarono, nessuno escluso, tutta la vulnerabilità. O, appunto, l’umanità». Alcuni dei protagonisti di Spiare e tradire (Feltrinelli) erano spie di professione, altri erano scienziati, altri comuni cittadini. Tutti operarono negli anni della guerra fredda fra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, rubando segreti al nemico per garantire la sicurezza del proprio paese, oppure rivelarono al nemico segreti del proprio paese, mettendone in pericolo la sicurezza. La Grande Guerra fu guerra di spie. Anche se, affermano i due storici, i segreti scientifici o militari rivelati dalle spie non furono mai decisivi nel suo svolgimento e nell’esito finale. La guerra fredda fu inedita e strana. Iniziò subito dopo che le due potenze avevano vinto insieme la Seconda Guerra Mondiale. Fu un conflitto non dichiarato, che durò oltre quaranta anni, mentre l’umanità viveva sotto l’incubo di un’apocalissi atomica.
USA e URSS non guerreggiarono mai fra di loro, ma lo fecero attraverso una sequela di micidiali guerre locali. E proprio perché non si combatterono mai
in campo aperto, le due superpotenze usarono le armi occulte dello spionaggio e del controspionaggio. Fra le spie studiate da Deery e Del Pero, prevalgono i traditori del proprio paese; fra i traditori, gli americani e gli inglesi prevalgono nettamente sui russi. Perché tradirono? Nel caso delle spie russe, come Igor Gouzenko e Vladimir Petrov, la motivazione sembra evidente: furono sedotti dal benessere dell’Occidente, e vollero parteciparvi, sfruttando a proprio vantaggio, con adeguata remunerazione, la rivelazione di quel che sapevano sui segreti sovietici e sulle spie occidentali al servizio dell’Unione Sovietica. Più complesse sono le motivazioni che, nel mondo occidentale, indussero inglesi e americani, sia di alto rango sia persone comuni, a spiare in favore dell’Unione Sovietica. Tuttavia, un solo motivo sembra aver accomunato, nello spiare e nel tradire, membri dell’élite britannica, come Kim Philby e Anthony Blunt, e gente di modesta condizione, come i coniugi americani Ethel e Julius Rosenberg, giustiziati nel 1953: la fede nel comunismo e nell’Unione Sovietica come patria ideale, moralmente superiore alla propria patria capitalista. Può essere facile oggi «rigettare e svilire la fede nel comunismo che i Rosenberg avevano abbracciato», ma occorre ricordare, osserva Deery, che allora il comunismo “era una religione secolare”. Per essa, i credenti erano disposti a tutto. Spie come Philby e i Rosenberg non pensavano di tradire il proprio paese, ma di contribuire al trionfo della pace e della giustizia nel mondo, favorendo la vittoria dell’Unione Sovietica nella Guerra Fredda. L’Unione Sovietica ha perso la Guerra Fredda ed è scomparsa nel 1991. La religione secolare del comunismo giace nel cimitero della storia accanto alle altre religioni politiche del Novecento. Ma spie e traditori ci sono ancora nel mondo di oggi. E forse fra di loro c’è anche chi patisce la “disumana fatica del loro spiare” perché crede di favorire così il trionfo della pace e della giustizia.
di Emilio Gentile, Saturno

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