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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

giugno 17, 2011

Mostra: Ping-Pong, Panda, Povera, Pop-Punk, Planet, Politics and P-Art


CI HA ABITUATI a rilassarci, a farci massaggiare, a interagire con le sue opere. Anche stavolta il thailandese Surasi Kusolwong non ci ha deluso. Non è usuale trovarsi in una mostra di fronte a tavoli da ping-pong che non recano la classica dicitura non toccare, anzi chiedono di prenderne possesso. Su quei tavoli però sono fissati oggetti disparati, chincaglierie di varie culture. La traiettoria della pallina è disturbata. È come iniziare un videogioco partendo da un livello avanzato, con più ostacoli da superare. Il riferimento è chiaro, il messaggio pure: siamo alla Politica del rimbalzo e alla complessità e difficoltà del dialogo. Sebbene Kusolwong, insieme al connazionale Tiravanija, sia tra i rappresentanti dell’estetica relazionale, non tutto ciò che è all’HangarBicocca è interattivo. Come l’installazione dove un neon con la scritta «hello» si ripete e si moltiplica grazie a uno specchio, e tra ritratti di Kurt Cobain, ritagli di giornale con notizie sulla crisi degli ultimi anni, il suono in loop del ritornello del capolavoro dei Nirvana Smell like teen spirit martella ossessivamente. Ma addentrandoci nel cuore dell’Hangar, lo scenario cambia. Vista l’imponente superficie, anche se una parte è occupata dalle monumentali e permanenti (eterne) torri di Kiefer, la politica della neo-direttrice Chiara Bertola sembra essere quella del “riempiamo” il più possibile. Per questo è nata, in collaborazione con Andrea Lissoni, una mostra in quattro atti (ancora in corso, dopo complessivamente nove mesi) che ha visto nei vari appuntamenti germogliare nuove opere. Alcune sono state anche spostate di volta in volta, rischiando di “scomparire” rispetto ai nuovi vicini. O per dirla con le parole più evocative dei curatori di «incitare dialoghi muti». Alcune opere sono di forte impatto, ma l’effetto complessivo rimane dispersivo e disomogeneo. La formula della mostra a puntate, studiata forse per far confluire in più appuntamenti i visitatori verso il periferico Hangar, non funziona. Ciò che spinge appassionati d’arte e non solo in questo tipo di luoghi sono progetti ambizioni, quelle opere uniche, che rimangono impresse nell’immaginario collettivo e che solo tali vaste superfici sono in grado di contenere ed esaltare. Qualche esempio di realtà simili ma, a differenza dell’Hangar milanese, di grande richiamo e successo di pubblico: la Turbine hall della Tate di Londra o il Grand Palais di Parigi. Less is more: non è difficile.
di Daniele Perra, Saturno
Ping-Pong, Panda, Povera, Pop-Punk, Planet, Politics and P-Art, Milano, HangarBicocca, fino al 15 settembre.
www.hangarbicocca.it

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