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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

luglio 08, 2011

Cattelan per caso


UNA DELLE SUE PRIME opere si intitolava Super-Noi. Decine di ritratti congetturali di Maurizio Cattelan fatti da un disegnatore di identikit ascoltando le descrizioni dei suoi conoscenti. Che volto di Cattelan viene fuori dall’imperdibile “autobiografia non autorizzata” di Francesco Bonami? Questo libro fa dire “io” a Cattelan. Il suo ritratto verbale ci guarda negli occhi. La copertina invece fotografa l’artista di profilo, sul punto di uscire dall’inquadratura, con una lapide in mano dove sta scritto: «The End» (Cattelan ha annunciato di recente il suo congedo dall’arte). Dire io, guardare negli occhi: è ciò che Cattelan ha sempre evitato. Tutti, prima o poi, hanno avuto l’impulso di chiedergli: «Ci fai o ci sei?». Il libro risponde in maniera sfuggente, giocando sull’ambiguità di una diffida ai lettori firmata da Cattelan stesso: «Guai a mettere in dubbio quello che dice [Bonami], ma attenzione a credere a una sola parola di quello che ha scritto». RIPERCORRENDO la carriera dell’artista padovano, sbalordisce la dismisura fra la tragicità dei suoi lavori e la reputazione frivola che li circonda. Pura angoscia dissimulata da un involucro di buffoneria. Con i suoi comportamenti, Cattelan ha spesso fatto in modo che le sue opere venissero disinnescate con un’alzata di spalle. «Trovate». «Provocazioni». «Barzellette artistiche». Bonami raffigura un Cattelan che se ne rammarica. Qui non sono d’accordo. È evidente che è questa la condizione di spirito in cui Cattelan ci ha deliberatamente collocati; è il punto di vista sdrammatizzante da cui vuole che guardiamo le sue opere. Eppure, in vent’anni ha messo insieme una formidabile parata di animali suicidi, maltrattati, spolpa-ti, urlanti di paura e disperazione, resi spettri o immolati come messia. Ha costretto Hitler a chiedere perdono a Dio. Ha bloccato la frenesia apostolica di Karol Woityla con un meteorite metafisico. Ha anticipato gli scandali sulle violenze infantili, piantando matite sulle mani degli scolari, impiccando bimbi agli alberi, figli della tradizione culturale italiana, Pinocchi appesi alla Quercia Grande. Un artista tostissimo,chehaavviluppatovisioniindigeribiliinun packaging di istrionismo. Ma allora: è così che il mondo riesce a sopportare sé stesso? Il cuore nero della realtà va verniciato di tinte scherzose? Bonami gioca anche una carta dolorista, patetizza alcuni momenti della vita di Cattelan raccontando la sofferenza vissuta che sta all’origine di alcune opere. Ma perlopiù tende a raffigurare un «artista per caso», che acciuffa un’idea orecchiando una conversazione il giorno prima di una mostra. Mmmh. La prossima volta, mi aspetto un capitolo integrativo che racconti Cattelan intento a progettare, a schizzare bozzetti, a dare direttive per mesi interi a tassidermisti, scalpellini, allestitori. Professionale e serissimo.
di Tiziano Scarpa, Saturno

Francesco Bonami, Maurizio Cattelan. Autobiografia non autorizzata, Mondadori, pagg. 121,

2 commenti:

Jean-Philippe ha detto...

Ciao,

Avrei una proposta per le sezioni link, ma non posso sembrano trovare tutte le informazioni di contatto sul tuo blog. Potete inviarmi il tuo indirizzo e-mail? Mi piace il tuo blog!

Grazie per il tuo tempo

Jean-Philippe

Fenjus ha detto...

Grazie per l'interessamento e per il gradimento. Eventuali suggerimenti possono essere inviati anche in risposta a questo commento, non verranno pubblicati e potrò visionarli. Grazie ancora Jean-Philippe