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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

luglio 22, 2011

E Flaubert creò la “pornolettrice”


Il pamphlet di Francesca Serra ridicolizza il mito stucchevole della donna che legge come icona di emancipazione.

PLATONE, UNO DEGLI SCRITTORI più prolifici dell’antichità, aveva una pessima opinione della scrittura. Nel Fedro il re egizio Thamus obietta all’ingegnoso Teuth, il quale gli aveva illustrato le virtù della sua nuova invenzione, che la scrittura non aiuterà la memoria degli uomini, come da lui promesso, ma al contrario aprirà la strada alla dimenticanza, e non nutrirà la vera sapienza, ma porterà inesorabilmente a sostituirla con un simulacro muto e immobile di falsa dottrina. La scrittura, dice Platone, può solo e soltanto sedurre; inadatta alla pratica filosofica, va dunque trattata per quello che è: un gioco. Per questo Platone lasciò per scritto una serie di dialoghi punteggiati di miti come questo di Teuth, che sono opera più di letteratura che di pensiero, e trattano il lettore più come una fanciulla volubile da conquistare che come un discepolo da convincere dialetticamente.
Molti secoli dopo questa preveggente analisi dei limiti del
discorso scritto, il libro inverò finalmente il suo potenziale di imbarbarimento (di controproduttività, avrebbe detto Ivan Illich), ed è il momento in cui incontrandosi, tardivamente ma inevitabilmente, con l’elemento femminile, raggiunse il punto più alto della carica seduttiva intuita da Platone. Conquistata dalle donne (o viceversa), la letteratura svelò finalmente la sua vera natura di congegno autoerotico, porta spalancata sugli abissi della dissolutezza. È l’atto di nascita della pornolettrice.
Questo, nella sostanza, lo spunto provocatorio svolto da Francesca Serra nel saggio appena pubblicato da Bollati Boringhieri, Le brave ragazze non leggono romanzi. Scritto con la grazia divertita, candida e sbeffeggiante al tempo stesso, lecita solo a chi è parte in causa, l’elegante pamphlet ha il non lieve merito di ridicolizzare lo
stucchevole mito della donna che legge come icona di emancipazione e di purezza al tempo stesso (un mito questo tanto caro alle parodie maschili del femminismo, mentre in realtà non è che uno dei modi in cui prende forma la morbosità sessuale degli uomini, come in quella foto di Marilyn Monroe che legge l’Ulisse di Joyce in costume da bagno, versione engagé dell’infermiera in calze bianche). Se la figura della lettrice vogliosa affiora abbastanza spesso nella storia della letteratura (basti pensare a Francesca precipitata all’inferno a causa del libro galeotto), e se da sempre si danno esempi di generi particolarmente adatti a condurre alla perdizione (il romanzo cortese appunto), c’è stato un momento ben individuabile nella storia della civiltà in cui questa progressiva effemminazione della letteratura diventa un dato di fatto non più ignorabile. È il Settecento, secolo germinale nel quale: 1) appare il romanzo moderno; 2) nasce il target, come si direbbe oggi, della Lettrice (e il relativo business), e infine: 3) nasce la masturbazione come malattia e si perfezionano per conseguenza le tecniche masturbatorie. Quando il libro passa dallo scaffale della biblioteca alla toilette della dama, il peggio è fatto, e anche l’invenzione del formato tascabile non è del tutto esente da sospetti, visto che da allora si offre l’opzione della lettura con una mano sola. La pornolettrice è dunque una tappa fondamentale nella nascita della modernità, della quale Emma Bovary, avida di letteratura e per ciò stesso adultera, rappresenta l’archetipo indiscusso e l’eterno memento (anche se verrebbe voglia di recuperare alla categoria un’altra figura di donna di provincia travolta dall’eccesso di cultura: la signora de Bargeton de Le illusioni perdute di Balzac).
Ricondotta la letteratura alla sua funzione di stimolo erotico (assieme alla bicicletta, alla macchina da cucire a due pedali e al vibratore elettrico), oggigiorno, ammonisce Francesca Serra, non c’è più spazio per l’ingenuità. Ogni lettore, uomo o donna che sia, sotto sotto è una femmina corrotta e corruttrice, come attestano le schiere d’occhialuti resi ciechi dall’eccessiva inclinazione per l’onanismo letterario. Anche l’atto in apparenz
a innocente di donare un libro va preso per quello che realmente è: uno spudorato invito ad abbandonarsi alla lussuria. Perché, va detto, i bravi ragazzi non regalano romanzi.
Francesca Serra, Le brave ragazze non leggono romanzi, Bollati Boringhieri, pagg. 159, 12,00

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