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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

luglio 22, 2011

La danza di Warhol


TUTTI FUORI! Chissà se l’artista George Maciunas, fondatore del movimento Fluxus, ha esortato così i suoi colleghi a “lasciare” gli studi per uscire in strada, interagire con lo spazio pubblico e “aprire” le opere al contributo degli spettatori. Perché a partire dalla fine degli anni Cinquanta per quasi un ventennio la staticità della pittura e della scultura lascia spazio al teatro, alla danza, al cinema, al suono, al video. In poche parole a tutto ciò che viene inglobato nel-l’arte performativa e ai suoi nuovi modelli di rappresentazione. Fulcro di quest’energia e di uno spirito propulsivo verso nuovi linguaggi, che cominciavano a mettere in discussione persino la paternità dell’opera stessa verso un’autorialità collettiva, è New York. E da quella città, dal Whitney Museum of American Art, arriva la mostra Off the Wall, ospitata al Serralves Museum of Contemporary Art di Porto. L’edificio, inaugurato nel 1999, affacciato su un parco di diciotto ettari, tra giardini, un lago, animali e piante aromatiche, porta la firma del più importante architetto portoghese, Alvaro Siza. Azione, performance, indagine del corpo sono le parole chiave di questa mostra che raccoglie più di cento opere per cui il pavimento e le pareti da sostegni su cui appoggiare le opere si trasformano in palcoscenico per azioni. Ad esempio il muro diventa una superficie su cui scrivere, come nel caso di John Baldessari che nel 1971 vi ha scritto ripetutamente «I will not make any more boring art», e questo intervento, riadattato allo spazio, apre il percorso espositivo. Da una delle opere cult di Jack Goldstein, The Jump, al brevissimo video di Yoko Ono in cui l’artista cerca senza successo di strapparsi il reggiseno con le mani, fino alle performance della Trisha Brown Dance Company, le pareti del museo diventano superfici di proiezione e raccontano storie dove il corpo è il protagonista indiscusso. Molti i materiali difficilmente esposti, come il Dance Diagram 5 (Fox Trot: “The Right Turn – Man”) del 1962 di Andy Warhol, un diagramma di passi di danza che l’artista ha prelevato da una rivista popolare e ha serigrafato su una tela, posizionandola sul pavimento. Non più quindi una rivisitazione pittorica, ma una sorta di “istruzioni” a uso e consumo dello spettatore. Più divulgativa la parte finale, concentrata sull’identità di genere, sulla pratica trasformista e sulla deriva sessual-morbosa, con opere di Robert Mapplethorpe, Cindy Sherman e Jack Pierson. Accessoria invece la presenza di lavori di artisti più giovani come Elad Lassry o Jordan Wolfson che in questo contesto non aggiungono molto all’autenticità delle opere dei loro predecessori, veri pionieri di nuove modalità di creazione e di rappresentazione.
di Daniele Perra, Saturno

Off the Wall/Fora da parede, Porto, Serralves, fino al 2 ottobre;

2 commenti:

Anonimo ha detto...

l'autore è Daniele Perra e non Daniela. Ma quando è uscito su Saturno?

Fenjus ha detto...

Grazie per la correzione. L'articolo è uscito il giorno della pubblicazione.