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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

luglio 29, 2011

La poesia non s’impone più, si espone. Paul Celan


Alla straordinaria traduzione di Michele Ranchetti di dieci anni fa – Sotto il tiro di presagi – si aggiungono due rilevanti emersioni dei testi di Paul Celan, entrambe curate da Dino Borso. Einaudi ha pubblicato Oscurato, ovvero le poesie scritte dall’autore nella clinica di Suresnes dove era stato ricoverato per disturbi psichiatrici. Sono poesie dove è molto forte il senso di quell’«orizzonte-muraglia», che gli impedisce di vivere. I punti, le virgole, i doppi punti, le spaziature, tutto in Paul Celan contribuisce a creare quella sua particolare musica che ha il ritmo ferrato della realtà, dei corpi, delle cose ferite e toccanti. La musica della realtà è l’unica che ilgrandepoetarumeno-tedesco,vissutoinFranciaesuicidatosi nell’aprile del 1970, riusciva a concepire: i suoi genitori morirono nei campi di concentramento e la sua poesia, scritta nella lingua degli assassini, ha voluto essere aspra e vigile, mai astratta, rimanendo sempre il segno della vita di un uomo che cerca di farsi luce nelle tenebre.
Oggi possiamo integrare la lettura delle poesie con i suoi aforismi, pubblicati dalla meritevole casa editrice Zandonai: Microliti sono minuscoli cristalli lanciati contro quei nemici che lo accusavano di plagio e di sfruttamento del tema dell’olocausto. A differenza delle poesie, in queste prose – e vale ricordare che è la prima traduzione mondiale - compare anche una certa ironia («quando leggono Pound, capiscono perfino il cinese»). Sono narrazioni fulminanti nelle quali compaiono da Eichmann a Ungaretti, da Mandelstam a Marx. Ma soprattutto c’è la difesa senza confini di quella sua idea di poesia dove oscurità e comprensione sono due direzioni che portano, devono portare, nello stesso luogo
di Alba Donati, Saturno

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