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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

luglio 08, 2011

Luoghi comuni di poveri amanti


«SI UCCIDE CIÒ che si ama»: Hitchcock era solito citare questa frase di Wilde, quando voleva chiarire la propria visione dell’eros e dei legami affettivi tutti. Non per nulla, ci ha regalato, con La donna che visse due volte, un magnifico saggio per immagini sulla passione necrofila che nutre il mito romantico dell’amore: pretendere che l’altro incarni la totalità del proprio desiderio, e di essere l’esatto duplicato del fantasma erotico del partner, significa innescare una dinamica distruttiva, autodistruttiva. Ogni giorno, ogni ora ripropone in maniera insopportabilmente melensa il cliché, anche romantico, delle «anime gemelle» che, nel corso di un’intera vita, s’incontrano, si perdono, si ritrovano senza risparmiare dolore l’una all’altra, ma soprattutto amandosi con travolgente intensità, tra la Croazia e la Francia, tra continue declamazioni delle poesie di Neruda. Non si tratta di quello che un tempo si sarebbe detto un romanzo d’appendice: Natasa Dragnic firma uno di quei prodotti cartacei, ovunque diffusi, che vanno ormai considerati calchi di una telenovela. Né inquieta il successo commerciale di simili non-libri alla Moccia, per intenderci. Turba, invece, che essi ottengano sempre più spesso una qualche legittimazione culturale da parte della critica, a conferma del fatto che l’agonia della tradizione letteraria genera in tutti noi, addetti ai lavori compresi, una crescente corruttela del gusto. E colpisce che queste parodie della letteratura prendano talora corpo in ambiti, e a opera di professionisti, che dovrebbero provvedere alla tutela dei vecchi saperi e favorire l’elaborazione di nuove forme di conoscenza: Natasa Dragnic insegna in un’università tedesca. Visto che siamo in estate e la televisione in spiaggia non c’è, chi proprio non vuol rinunciare alla sua dose quotidiana di storie d’amore catodiche, può dunque portare con sé, sotto l’ombrellone, Ogni giorno, ogni ora. Ma questo stesso bagnante non s’imporrebbe chissà quale sforzo ermeneutico se accettasse il consiglio, tra una passeggiata in riva al mare e l’altra, di gustarsi, piuttosto, Uomini e donne (mal si sposano), il caustico libriccino di dialoghi e vignette in cui Loriot interpreta a modo suo l’infinita guerra dei sessi. Il volumetto si legge alla svelta e riesce a strappare piccoli sorrisi amari. Tuttavia, non sempre osare è reato. Stesi sul lettino a prendere il sole, si potrebbe allora voler correre persino il rischio di concedersi un bel libro. Per esempio, Incontro d’estate, il romanzo giovanile di Truman Capote scoperto vent’anni dopo la morte dell’autore e da poco riproposto in traduzione italiana. In una torrida estate newyorkese degli anni Quaranta, la diciassettenne Grady McNeil, ribelle alle etichette assecondate dalla sua ricca famiglia borghese, affida la propria ansia di autenticità, e la vocazione dissipativa di cui è vittima inconsapevole, all’amore per un giovane reduce di guerra ebreo che sceglie di sposarla. Capote si conferma un maestro nel cogliere il fondo oscuro del perbenismo americano e la pulsione di morte che alimenta le manifestazioni anche più frivole di mondanità. Non a caso, il libro si chiude con una corsa in auto durante la quale, al guidatore che le intima di togliere le mani dal volante urlando: «Dannazione, così ci ammazzi!», Grady, ormai «strafatta», risponde: «Lo so». Certo, amare può anche voler dire accedere a un diverso punto di vista sul mondo. Orbita clandestina è il diario di un docente a riposo di mezza età che, in attesa di un intervento chirurgico, si avvicina a una prostituta cinese. Il loro diverrà un tenero rapporto tra precari dell’esistenza: l’uomo ne ricaverà nuovi stimoli per scrutare le forme instabili del proprio io e del reale. Garbato bilancio del nostro tempo, e in particolare dell’Italia di questi anni, il libro di Sergio Nelli persuade solo a tratti, cioè nelle pagine che meglio ne assecondano l’effettiva natura: quella di zibaldone costituito da brevi prose liriche, da rapidi frammenti evocativi.
di Antonio Tricomi, Saturno

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