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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

luglio 15, 2011

Martinelli mette in scena il teatro della felicità


All’Eresia della felicità si accede senza biglietto. “Perché gli spettatori sono degli alleati, dei testimoni”. Lo precisa con trasporto Marco Martinelli, che del progetto “a cielo aperto con 200 ragazzi da tutte le periferie del mondo” è ideatore e regista. Lo spettacolo-laboratorio è una sorta di “permanente serale” nell’ambito del 41° Santarcangelo Festival Internazionale del Teatro in Piazza, in corso nella cittadina romagnola fino al 17 luglio. Martinelli, classe 1956 e una vita totalmente volta alla ricerca di un’arte teatrale “oltre”, ma soprattutto “che partecipi la vita”, è il direttore artistico del Teatro delle Albe e di Ravenna Teatro. Attraverso il lavoro con le “tribù” di adolescenti ha generato una propria estetica/etica pedagogico artistica di ormai ventennale durata, e che ha caratterizzato uno dei percorsi della compagnia ravennate, indicato come “teatralpedagogico della non-scuola”. I testi di Vladimir Majakovskij sono il cuore verbale su cui i ragazzi vibrano e fanno vibrare quotidianamente lo Sferisterio di Santarcangelo, lo stadio locale dedicato al gioco del tamburello. La “non-scuola” di Martinelli è uno degli esempi più vivaci in cui il palcoscenico-partecipato vive di rara libertà, perfetto testo nel contesto del principale appuntamento in Italia del teatro di ricerca, quest’anno diretto proprio dal Teatro delle Albe, nella figura di Ermanna Montanari, compagna del regista-autore. Accanto a un programma sempre sorprendente, il festival di Santarcangelo si distingue per la gestione artistica assai peculiare dell’ultimo triennio: “è stata condivisa da tre compagnie teatrali (le Albe, Motus e Raffaello Sanzio). Si lavora tutti insieme, ma ogni annata è stata segnata dalla poetica di una delle tre. I risultati sono stati stupendi”. La formula del triunvirato a rotazione potrebbe – a detta di Martinelli – fungere da auspicabile modello per la direzione artistica di altre realtà teatrali, una su tutte quella del romano Teatro Valle oggi ancora in stato di occupazione: una situazione che il regista ravennate ha abbracciato e sostenuto fin dai primi giorni e su cui non esita ad esprimersi. “Al Valle sta accadendo qualcosa di meraviglioso, perché è il segno dell’esistenza di un teatro vivo, intelligente e appassionato. E soprattutto estraneo ai conti in banca”.
di Anna Maria Pasetti, IFQ

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