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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

luglio 08, 2011

Tutte le donne del dittatore


VARIA È STATA LA FINE di mogli e amanti dei dittatori nel XX secolo. Evita, la moglie del presidente argentino Juan Domingo Peron, morì di cancro nel 1952, quando il marito era ancora al potere, e fu glorificata come la santa laica del peronismo. Completamente diversa fu invece la fine di alcune mogli dei dittatori comunisti. La seconda moglie di Stalin si suicidò nel 1932, dopo essere stata brutalmente insultata dal consorte. La moglie del dittatore comunista rumeno Nicolae Ceausescu fu fucilata col marito nel 1989, quando il loro regime fu abbattuto dalla rivoluzione popolare. L’ultima moglie di Mao Zedong, Jiang Qing, fu arrestata subito dopo la morte del marito nel 1976: processata e condannata all’ergastolo, si suicidò in carcere nel 1991. Tragica, ma per loro libera scelta, fu la fine di due giovani donne, che amarono potenti dittatori quando erano trionfanti in trono, e vollero rimanere al loro fianco fino alla morte, quando precipitarono nella polvere. Così fece Clara Petacci, amante di Mussolini, uccisa con lui dai partigiani il 28 aprile 1945. Due giorni dopo, a Berlino, si suicidava Eva Braun, l’amante che Hitler aveva sposato poche ore prima di uccidersi, dopo aver fatto avvelenare la sua amata cagna Blondi. Per curiosa coincidenza, Clara ed Eva erano nate nello stesso anno, il 1912, ed erano diventate amanti dei loro dittatori quasi nello stesso periodo. Eva incontrò Adolf per la prima volta, casualmente, nel 1929, quando egli aveva quaranta anni ed era da poco diventato, come capo del partito nazionalsocialista, uno dei politici più votati e acclamati in Germania. Clara incontrò per la prima volta Benito nel 1932, quando il duce aveva quarantanove anni e da dieci era saldamente al potere di un regime totalitario. La relazione fra le due ragazze e i due dittatori si consolidò contemporaneamente nel corso degli anni Trenta, ma con una differenza sostanziale. Benito era sposato con figli mentre Adolf rifiutava il matrimonio e la paternità. Attribuendosi un genio sovrumano, Hitler non voleva generare figli banalmente umani, mentre sosteneva che un uomo di grande intelligenza doveva scegliersi «una donna stupida e rozza». Il Führer si considerava idealmente lo sposo della Germania e il padre di tutti i tedeschi, ai quali aveva sacrificato la sua vita privata. Per questo, mantenne Eva nell’ombra, ammettendola solo nelle riunioni private con i pochi gerarchi e le loro famiglie nella sua casa sull’Obersalzberg. E forse per questo, i maggiori biografi di Hitler hanno considerato Eva Braun un personaggio storicamente insignificante. Nel 1952, Alan Bullock la definiva una ragazza di modesta levatura mentale, la cui vuotaggine non dava fastidio al dittatore. Venti anni dopo, Joachim Fest la menzionava appena un paio di volte nella sua biografia di Hitler, considerando molto più importante, per la vita del capo nazista, la turbolenta relazione amorosa avuta con la nipote Geli Raubal, morta suicida nel 1931. Ma anche Eva tentò due volte il suicidio, credendosi trascurata da Hitler. Che forse per questo le si affezionò di più. Memorie e testimonianze di gerarchi nazisti e delle loro consorti hanno tramandato immagini di Eva contrastanti, fra la vacua fanciulla trattata dall’amante con indifferenza, e l’innamorata devota, che Hitler ricambiava con sincero affetto. Altrettanto contrastanti sono i giudizi di due recenti biografe di Eva, che hanno ricostruito la sua vita con accurate ricerche e un severo vaglio delle testimonianze. Per Angela Lambert, era «una ragazza borghese rispettabile e di buona educazione», che non era antisemita e neppure iscritta al partito nazista, «ma ebbe la sfortuna di innamorarsi di un mostro», sacrificandogli tutta se stessa. Invece secondo Heike B. Görtemaker, nei quattordici anni di intima relazione con Hitler, la ragazza di famiglia piccolo borghese divenne «una capricciosa, intransigente sostenitrice dell’assoluta fedeltà nei confronti del dittatore», credente nella sua ideologia, e capace di conquistarsi nella corte privata del Führer una «posizione inattaccabile», tanto che i gerarchi desiderosi di essere nelle grazie del loro capo, come Speer o Goebbels, «si videro costretti anche per questa ragione a farle la corte». Eva amava Hitler. È difficile dire quali erano i veri sentimenti di Hitler verso di lei. Un giorno, fantasticando su un suo addio alla politica, il Führer disse ai commensali: «Non prenderò nessuno con me, salvo la signorina Braun; la signorina Braun e il mio cane». Forse, in quel momento, Hitler era sincero. Forse amava veramente la signorina Braun come il suo cane.*
di Emilio Gentile, Saturno

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