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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

luglio 22, 2011

Venezia: la mostra col buco intorno


“Non è vero che è tutto fermo all’anno scorso: il buco è passato da un metro a tre metri e mezzo”. Eloquio da grand commis de l’Etat, e nessuna ironia: la 64esima Mostra sarà ancora quella del buco, solo più profondo, parola del Commissario straordinario Vincenzo Spaziante. Siamo ancora alla filosofia nichilista, all’apologo del vuoto e non ai calcoli strutturali, alle colate di cemento dell’ormai famigerato Palazzo del Cinema. “Non è detto che non si farà più, leggete – sbuffa Spaziante – troppi giornali”, fatto sta che i lavori sono fermi da un mese e che nella Conferenza dei servizi prevista per oggi il Palazzo del Cinema non è all’ordine del giorno. Si discuteranno i “progetti complementari”, dalla Darsena all’Ospedale al Mare, dall’area verde della Favorita fino al restauro degli hotel Des Bains ed Excelsior: un tot di incognite urbanistiche, mentre “si apre la Mostra internazionale del Cinema nella cornice della nota fallimentare situazione dei lavori per la costruzione di quello che doveva essere il nuovo palazzo” e – scrive il Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste del Lido – permangono “situazioni di grave disagio per i cittadini”. Viceversa, per i cinefili e gli addetti ai lavori toccherà solo rivedere il proverbio: le ciambelle no, ma tutte le Mostre vengono col buco. Un buco che puzza d’amianto: strano, non è periferia dell’Impero, ma un luogo sotto i riflettori da 64 anni, e Spaziante concede: “Dobbiamo verificare perché nessuno ne fosse a conoscenza”.
Per ora, avanti con i privati: se “perseverare è diabolico e noi non perseveriamo”, Galan dixit, la soluzione d'intesa con Spaziante, il Comune di Venezia e la Regione Veneto si appoggia sulla “manifestazione di interesse” di Real Venice, fondo di investimento di Est Capital, che ha le mani in pasta dal Lido (la vendita dell'Ospedale del Mare) alle dighe del Mose, con gli azionisti Manto-vani e Condotte. Alla faccia delle economie di s
cala, e con quali tempi? “La nuova Conferenza non è ancora fissata, ma il progetto arriverà sicuramente prima dell’inizio della Mostra il 30 agosto”.
L’ennesima dilazione, ma “con la sola finanza pubblica non saremmo arrivati da nessuna parte, visti i soldi spesi a causa dell'amianto. Torniamo allo spirito che ha animato l'accordo
del 2007, cioè un progetto complessivo di rivitalizzazione e riqualificazione del Lido da cui è stato estrapolato solo il Palazzo del cinema, per agganciarlo al “treno” dei 150° dell'Unità d'Italia”, ha precisato Galan, ma di quel 150° a Venezia c’è solo il suffisso, il buco. Che pure costa: 17 i milioni di euro finiti dentro, più i 20 non incassati dalle tre gare per la vendita della Favorita andate deserte, a totalizzare uno scarto di 37 milioni sui 98 del budget ridotto da Spaziante dai 136 del progetto esecutivo e con lo spettro dei 200 euro per tonnellata di terra contaminata da asportare: per arrivare alla profondità di 9 metri e mezzo dello scavo previsto servirebbero, altri 17 milioni, ma – conclude Spaziante – “non ci sono: nessuno c
e li dà”.
QUINDI? “Nessuna imperizia, ma fattori imprevisti”, nei quali, a dire il vero, bisognerebbe mettere pure la vendita (da perfezionare) dell’Ospedale al Mare: “Se adesso il Palacinema si farà con i finanziamenti privati, non ha più senso”, tuonano dai comitati. Ma che Palazzo sarà? Scordatevi il “Sasso” dello studio 5+1AA & Rudy Ricciotti, vincitore del concorso internazionale del 2005, al suo posto – il se è d’obbligo – sorgerà un auditorium più piccolo, ma multifunzionale, per la Mostra e quant’altro.
E non è “less is more”, un inno alla decrescita, ma il male minore di fronte all’impasse, il buco nell’acqua della Laguna. Così, in Mostra si fa di necessità pennello: nuovi colori dell’interno della Sala Grande “in stile anni 40”, aumento posti da 1017 a 1032, pavimentazione di legno massello, nuovo carpet, boiserie e tappezzerie e – udite, udite – nuovi servizi igienici. Carta bianca, dunque, ma solo quella utile per evitare una figura barbina (eufemismo): “Con che faccia ci saremmo presentati d
avanti alla stampa nazionale e internazionale: il buco con la Mostra attorno?”, si lasciano sfuggire dalla Biennale. Che ha messo sul piatto 3,8 milioni di euro per restaurare la Sala Grande, per l’affitto diretto degli spazi del Lion’s Bar e dell’Excelsior e per evitare che nella sala stampa , al grido di governo ladro, piova dentro come l’anno scorso. Insomma, la 64esima edizione non sarà forse quella monstre del 150° dell’Unità, ma di certo Venezia è “l’unico festival d’Italia” (Galan).
di Federico Pontiggia, IFQ

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