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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

settembre 09, 2011

La Bovary non morirà


I CLASSICI sono quei libri che tutti hanno sentito nominare ma pochissimi hanno letto. Il cosiddetto lettore medio, quello da uno o due libri al mese, non li frequenta. Per lui o lei la lettura non si identifica con la letteratura, ma con la pratica di quel che passa il convento, cioè il commercio. Si va in libreria per vedere che cosa è uscito; per stare al passo con le classifiche; per onorare la vetrina; per obbedire da bravi consumatori ai comandi dell’industria editoriale. Conosco molti lettori me-di: nessuno si prende la briga di comprarsi un’edizione di Madame Bovary o dell’Iliade. Nessuno si ribella alle pretese dei premi e delle mode. Il classico annoia, spaventa; è pesante, è difficile; richiede studio, concentrazione. Per fortuna c’è la scuola, finché c’è: il liceo e l’università. Lì i classici sono al sicuro, o almeno così dovrebbe essere: le eccezioni, infatti, si sprecano. Comunque, un classico non è per sempre. I classici vanno e vengono; per dirla con uno di loro, già sta nascendo quello che caccerà questo dal nido. L’Eneide di Virgilio, il maggiore classico dell’occidente, ha ridotto a fossile l’epica di Ennio, che la fece da grande libro dei Romani per tutto il secolo e mezzo precedente (non a caso a noi è arrivata in briciole). L’Iliade e l’Odissea hanno sgominato decine di poemi concorrenti. Il Don Chisciotte di Cervantes ha messo in ombra tutta la letteratura cavalleresca dalla quale ha tratto nutrimento. E così via. Ogni sì, impegnativi, sì, complessi, sì tutto quel che, a torto o a ragione, se ne dice – sono una scuola di felicità. Posso suggerire solo quali, secondo me, dovrebbero non solo sopravvivere, ma finalmente essere letti da tutti coloro che pretendono di essere lettori: le Storie di Erodoto, perché insegnano la varietà del mondo (chi non ha il coraggio di affrontarle ci arrivi attraverso quel prezioso libro di Ryszard Kapuscinski, In viaggio con Erodoto, se ancora sarà reperibile da qualche parte, tra cent’anni); il Decameron di Boccaccio, perché mostra che la mia soddisfazione nasce dall’accordo di tutte le parti sociali; Madame Bovary, perché è un laboratorio di errori; Il rosso e il nero, perché cultura ha i suoi classici, e le culture sono tante, in ogni epoca. E dei nostri classici – di noi compratori di rotocalchi – quali ritroveremo tra un secolo? Quali possiamo immaginare che riceveranno ancora, nel 2111, gli onori degli studiosi e il rispetto un po’ annoiato di coloro che li hanno sentiti nominare almeno una volta nella vita? Mah, davvero difficile rispondere. La gente sembra che possa andare avanti benissimo senza di loro. Eppure la gente è infelice, e avrebbe un gran bisogno di imparare a star meglio. I classici la giovinezza come corsa; le Lettere a Lucilio di Seneca, perché contengono un uomo che sa parlare a un altro; l’Odissea, perché il protagonista sa parlare di se stesso e non smette un momento di interpretare i segni della realtà; la Ricerca del tempo perduto, perché rivela che non c’è niente in noi che non sia legato al passato; l’Orlando furioso, perché fa vedere che un evento non è che il filo di una trama di altri in-contabili eventi e che io esisto insieme all’umanità intera, e sono qui e altrove; i Carmi di Catullo, l’opera di un giovane di genio che crede nel potere delle parole; la Montagna incantata, perché insegna che la malattia appartiene alla vita; l’Eneide, perché studia il dolore in tutte le sue possibili manifestazioni; l’Ippolito di Euripide, perché mette in scena la dignità dei figli; il Canzoniere di Petrarca, perché dimostra che l’amore non è un assoluto ma relazione e costruzione, con tutti i pericoli che ciò comporta; la Divina commedia, perché crede nel cambiamento dell’individuo; l’Autobiografia di Canetti, perché offre l’esempio di un uomo che ha vissuto in cento modi, nei luoghi e nei libri, e non ha sprecato un solo momento della sua esistenza; Gita al faro, perché mostra di quante esperienze meravigliose sia piena un’attesa…
di Nicola Gardini, Saturno

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