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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

settembre 16, 2011

Povero Celant!



NELLA SAGGISTICA, per sua natura specialistica, la ristampa di un volume è un bel traguardo. Quando poi ci si avventura nell’arte contemporanea siamo all’eccezione. Non è accaduto ad esempio a cataloghi di mostre anticipatrici che hanno segnato le trasformazioni degli ultimi trent’anni, come Post Human sulla rivoluzione del corpo che si confrontava con il post-organico, o che hanno fatto scandalo come Sensation, marchio di successo per gli allora Young British Artists. È successo invece a Germano Celant e al suo volume Arte Povera. Storie e Protagonisti pubblicato alla metà degli anni Ottanta e subito esaurito. Un libro importante da un punto di visto storico, ma altrettanto indigesto se si escludono addetti ai lavori e appassionati, in quanto enciclopedico elenco cronologico di mostre collettive. Per questo la ristampa è stata arricchita e aggiornata da un’esaustiva antologia illustrata di scritti dell’autore, da una serie di interviste e da una nuova cronologia di mostre collettive che dal 1971 arriva fino al 2010. Sono passati più di trentanni (era il 1967) da quando il critico di origini genovesi, tra i pochi italiani ad aver ricoperto negli ultimi anni cariche prestigiose oltreoceano, impiega il termine di arte povera per accorpare la ricerca di diversi artisti tra cui Giovanni Anselmo, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zorio. Da quel momento è nata una sorta di affezione con quegli stessi artisti che l’hanno accompagnato per tutta la sua carriera. Quel tipo di rapporto, a volte quasi esclusivo e dove non mancano momenti d'incontro e scontro, che s’instaura tra il critico e l’artista. Un sodalizio basato sulla condivisione del sapere, sulla visione del futuro che se alimentato, segna i reciproci percorsi. L’uscita del libro, rititolato Arte Povera. Storie e Storie, precede un’impresa che, in tempi di tagli che non hanno risparmiato nessuno, ha del titanico. Ovvero una serie di mostre collegate che attraverseranno l’Italia in lungo e in largo: MAMbo di Bologna, MAXXI di Roma, Castello di Rivoli, Triennale di Milano, GNAM di Roma e Teatro Margherita di Bari. Sulla carta (la lista delle sedi non è ancora ultimata) l’operazione non ha precedenti per il numero di realtà museali nazionali coinvolte su un unico progetto. Un gesto corale, tanto culturalmente doveroso quanto politically correct visto il riconoscimento che viene ormai riservato all’arte povera e ai suoi protagonisti dalla scena artistica internazionale e i positivi riscontri di mercato.
di Daniele Perra, IFQ

Germano Celant, Arte Povera. Storia e storie, Electa, pagg. 640, 70,00;


Arte povera 2011, a cura di Germano Celant, fino a marzo 2012. Prima tappa: Arte povera 1968, dal 24 settembre al 26 dicembre, Bologna, Museo d’Arte Moderna;

www.mambo-bologna.org

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