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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 07, 2011

Ben Brooks: generation 99%


VUOTO PNEUMATICO. Spaventevole vuoto che si riempie pagina dopo pagina di sesso casuale (chi capita capita), sesso virtuale (tristi performance solitarie davanti alla webcam), droga (mefedrone, altrimenti noto come ecstasy legale, fertilizzante per le piante, ketamina) litri di birra e superalcolici dozzinali, sigarette di pessima marca, parties.
No, non è la rivisitazione moderna del glorioso sex, drugs & rock’n’roll. La vita dei teenagers inglesi raccontata dal teenager Ben Brooks in Le nostri luci (Isbn edizioni, pagg. 220, 15,90) ha davvero poco di glorioso. Il libro (è più un diario c
he un romanzo) ha fatto discutere in Gran Bretagna perché questo ragazzo brufoloso, con piercing sul labbro e sul naso, il tatuaggio della rosa d’Inghilterra avvolta da grossi ratti sul braccio e uno di Harry Potter sul polso, racconta la realtà devastata degli adolescenti britannici. Ben Brooks adesso ha 19 anni, scrive da quando ne ha 16 e ha già pubblicato tre romanzi sperimentali con una piccola casa editrice americana. Ora è approdato a Canongate ed è stato segnalato per qualche premio da esordiente. Per diventare scrittore ne ha ancora di strada da fare, ma il libro è interessante soprattutto per quello che non dice. Anche parlare con Ben Brooks è interessante per quello che non dice. Perché tutta questa droga? Perché è divertente. Perché ti fa sentire bene. Hai partecipato alle rivolte di questa estate? No. Ti sei fatto un’idea? Per molti di loro era solo un modo di uscire fuori e divertirsi. Ne ho visti che si portavano via i vestiti e altre cose. Per divertirsi. Credi che la differenza tra ricchi e poveri sia aumentata negli ultimi tempi? Non è diversa che nelle altre nazioni. I ragazzi del tuo libro sono tutti strafatti, pensano solo a fare sesso, divertirsi e ubriacarsi. Una generazione senza altre ambizioni? Io descrivo la realtà dei 17-20enni. Al futuro si inizia a pensare dopo. Quante pinte di birra in un sabato sera? Dalle 10 alle 15 (una pinta equivale a due lattine). Le ragazze del libro sono anoressiche, depresse o incinte (in attesa di abortire). Nella realtà come sono? Sono così come le descrivo. Non ne ho conosciute molte diverse. Ce l’hai la ragazza? Sì, fa l’università in Scozia. Anche lei è così. Cosa pensi della protesta studentesca contro l’aumento delle rette universitarie? Incomprensibile. Questo paese ha le migliori università del mondo e chiunque può prendere dal governo i soldi a prestito per frequentare l’università. E cosa leggi? Chi sono i tuoi riferimenti letterari? Il mio preferito è Murakami. Ho letto tante volte Harry Potter. Sto leggendo Adam Lavin, The Instructions. Hai un’opinione sugli indignados? C’è nell’aria un nuovo movimento di protesta? Non è ancora in atto un grande cambiamento. Non c’è ancora un network e non è ancora il momento per unirsi. Nel futuro? Sì, potrà accadere. Un movimento contro le ineguaglianze. Non sei di molte parole. Hai delle idee, speranze, ideali? Voglio fare lo scrittore. E cosa fai tutto il giorno? Dormo e vado in giro. E di notte? Scrivo e vado in giro. Nel libro scrivi che la tua generazione non sa neppure come chiamarsi. C’è stata la generazione X e altre cose. Noi non siamo niente. In rete c’è un nome che circola, 99 per cento. E cioè? Noi siamo il 99 per cento che non ha niente. Perché l’un per cento della popolazione possiede tutto il resto.
di Caterina Soffici, Saturno

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