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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 21, 2011

I comunardi alla prova del nuovo statuto

Il Teatro Valle Occupato diventerà Teatro Valle Bene Comune. La dichiarazione è ufficiale perché da ieri “carta canta”. L’evento, celebrato in una conferenza stampa incorporata ad assemblea pubblica, ha avuto il suo centro nella presentazione della prima bozza dello Statuto di Fondazione della struttura nel cuore di Roma, che gli occupanti hanno redatto assieme al giurista Ugo Mattei, ormai loro voce “costitutiva” in materia di giurisprudenza. La bozza, ironicamente, segue di poco l’exploit del sindaco Gianni Alemanno con la sua proposta in 5 punti intesa come “patto per salvare” il Teatro Valle. Un documento che conta una distanza di due giorni ma in realtà anni luce dalle intenzioni degli occupanti. Basta leggere il preambolo dello Statuto per coglierne le differenze di sostanza: laddove il primo cittadino romano propone una “gestione affidata a una Fondazione a cui potranno aderire altri soggetti pubblici” i Valligiani presentano una “propria Fondazione autonoma e partecipata come vero Bene Comune” e mentre nell’ottica di Alemanno il direttore artistico deve essere “assunto tramite concorso pubblico”, per i comunardi – come si definiranno gli occupanti d’ora in poi – “la direzione artistica sarà deliberata dagli organi della Fondazione in fieri (Assemblea, Esecutivo, Comitato dei Garanti, tutti di natura turnaria per scongiurare il potere concentrato) sulla base di progetti artistici presentati da singoli o gruppi, seguendo moduli di alternanza temporale o funzionale”.
INSOMMA, una terminologia seminale che allude alla ferma volontà di “spostare in avanti la stessa giurisprudenza in maniera di Bene Comune Culturale”, spiega Mattei osannato come profeta in patria occupata. D’altra parte per il vate del quesito referendario sull’acqua come Bene Comune si tratta di sperimentare l’applicazione del concetto al delicato mondo della cultura, e la cosa sembra funzionare a giudicare dall’assodata fenomenologia messa in atto in quattro mesi di occupazione del Valle. Che si sta sempre più distanziando dall’essere “moda” a favore del connubio “prassi e forma” di un solido progetto verso un nuovo linguaggio di cultura partecipata. Tanto che la stessa bozza dello Statuto work in progress si definisce partecipato: da oggi è sul sito del Valle Occupato come “ipertesto collaborativo che accoglierà commenti e proposte dei cittadini fino a metà novembre”. Dunque cosa succederà d’ora in poi al Valle? I passaggi prevedono la trasformazione da Comitato in Fondazione, che avverrà quando si chiarirà la delicata questione delle sottoscrizioni. Perché il tema più spinoso risponde alla voce: “Chi e come si finanzierà il teatro”. “La gestione economica e i bilanci previsionali, così come il Codice politico della Fondazione saranno materia di prossime assemblee” promettono i lavoratori dello spettacolo, ma è già chiaro che “sarà un azionariato dal basso, popolare, lontano dai partiti, e su cui si vigilerà seguendo parametri precisi, tra cui: radicale eguaglianza dei Soci (un voto a testa, chiunque siano) e partecipazione autentica alla cura del Bene Comune”. Mentre sul rapporto con le istituzioni pubbliche – altro punto dolente e di espressa curiosità dalla platea anche di Giulia Rodano (Idv) – dichiarano che “gli enti pubblici potranno portare fondi senza esercitare la loro influenza”.
ATTESA QUANTO prevedibile, a fine giornata è arrivata la reazione del sottosegretario al MiBac, Francesco Giro: “Il proclama è giacobino. Il patto di Alemanno è caduto nel vuoto. A questo punto io staccherei luce, gas e riscaldamento perché questi occupanti ci prendono in giro, oltre ad essere fuori dalla legge”.
di Anna Maria Pasetti, IFQ

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