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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 21, 2011

Il miglior Solakov


«QUESTO NON È un buon dipinto, scusatemi... Tuttavia il soggetto funziona ancora», oppure «Niente che valga la pena di essere presentato fra le opere scartate di quest’anno (1994), mi dispiace». Sono messaggi precisi scritti sulle pareti della Fondazione Galleria Civica di Trento attraverso i quali Nedko Solakov si mette in dialogo con il visitatore. E lo fa continuamente, scusandosi ad esempio per la tristezza di un allestimento site-specific non del tutto riuscito, o rimandandoci a una determinata pagina del corposo catalogo (pagg. 127) per approfondire la storia intorno a un’opera. Come in un film avvincente in cui il regista ci accompagna in un viaggio, scena dopo scena, così l’artista bulgaro ci trasporta nel suo mondo. Di opera in opera, dal 1981 a oggi. Tre decenni ripercorsi cronologicamente con una selezione rigorosa, ma personale, tanto da accennare anche piccole porzioni di vita privata, come il ricordo del nonno suicida. È l’artista stesso il protagonista del titolo All in (My) Order, with Exceptions, è lui che ha messo ordine e gli altri, per le eccezioni, sono curatori-complici-compagni di viaggio passeggeri. Desideri, progetti pensati e mai portati a termine, opere realizzate poi andate distrutte, ricostruzioni di vecchi lavori come un mosaico del 1989, dipinti e disegni risa-lenti all’inizio della sua carriera. Quasi tutte le opere sono accompagnate da testi, annotazioni, che danno vita a un’articolata meta-narrazione. La mostra, frutto della collaborazione con Ikon Gallery di Birmingham, S.M.A.K. di Ghent e Museu Serralves di Porto, trabocca di progettualità, di cui sentiamo sempre più spesso la mancanza, non solo nei lavori presentati ma anche nell’allestimento, bilanciato, impeccabile, nei non facili spazi della Fondazione. La volontà di fare ordire ha spinto Solakov a riordinare anche il suo lungo percorso artistico. Tre panche collocate in vari punti nello spazio espositivo ospitano nella parte inferiore una serie di faldoni in cui l’artista ha raccolto, suddivisa in tre decenni, la documentazione del suo lavoro. Un vero e proprio archivio prezioso per conoscere le sue opere, anno dopo anno. Una testimonianza diretta, non offuscata dai filtri della storia. L’artista ha probabilmente sentito l’esigenza di volersi auto-storicizzare e forse un messaggio, questa volta non palesato, potrebbe essere quello di volerci trasmettere la sua voglia di rinnovamento. Di essere arrivato a un punto di svolta. Nedko Solakov ci ha dimostrato non solo di essere un grande artista ma anche di trovarsi perfettamente a suo agio nei panni di curatore. E di svolgere quel compito con abilità. Il risultato? Un’esposizione autogestita tra le migliori mostre dell’anno.
di Daniele Perra, Saturno

Nedko Solakov, All in (My) Order, with Exceptions,
Trento, Fondazione Galleria Civica, fino al 5 febbraio;

www.fondazionegalleriacivica.tn.it

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