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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 12, 2011

Jovanotti: L’eterno scopritore dell’acqua calda


Per Veltroni era un’icona intellettuale, per molti è diventato un maestro del pensiero: nel suo regno è sempre tutto bello, buono e non esiste cattiveria.

La crisi non c’è, tutto è bene e ogni cosa è illuminata. Questo insegna l’unica corrente filosofica italiana in grado di mietere proseliti: il jovanottismo. Lorenzo Cherubini riprenderà i concerti il 27 novembre. Forlì, Torino, Firenze, Roma e Assago. L’Ora Tour 2011 è ricco di effetti speciali, giochi di luce, rimandi visionari. Funziona. La maniera più semplice per ridimensionarne il successo sarebbe ricordarne subdolamente gli inizi cecchettiani, quando Beppe Grillo lo chiamava “cureggina”. In realtà Jovanotti è andato avanti, ha affrontato traumi terribili, è cresciuto. Dal vivo tiene bene la scena, è circondato da ottimi musicisti e alcuni dischi sono meritori (Buon Sangue). Nella quasi sempre brutta musica che ci gira intorno, Cherubini non sarà mai il peggiore. Certo, ha una vocalità esilissima e la zeppola rende comiche alcune strofe, ma non si può avere tutto. Del percorso jovanottiano, ciò che stupisce è la trasformazione da onesto musicista a maître à penser. Walter Veltroni, quando ancora credeva di essere politicamente vivo, lo elesse a icona intellettuale. Fernanda Pivano lo adorava. Fabio Fazio lo chiamò per il decennale della scomparsa di Fabrizio De André, mandandolo in missione nel cimitero di Spoon River con chitarra a tracolla. E non più tardi dello scorso 7 ottobre ha pontificato dalle colonne de La Stampa: “Abbiamo bisogno di modelli. Ne abbiamo bisogno come il pane, come l’aria, abbiamo bisogno di modelli che non siano al ribasso, ma che rilancino la scommessa di vivere”. In teoria stava parlando di Steve Jobs, di fatto il modello era lui.
IL RAGAZZOTTO che a Cortona saliva a cavallo al contrario, e nessuno ha mai capito se lo facesse per scherzo o perché avesse frainteso la coda per criniera. Bravo ragazzo, Cherubini. Educato, piacevole e di talento, soprattutto
nella capacità di rimar eternamente d’amore. Tutto è romanza in Jovanotti: per questo piace agli innamorati e alle donne col mito irrisolto dell’uomo cucciolo-ne. Nel regno di Jovathustra non c’è spazio per la cattiveria. Il suo approccio ideologico è ben sintetizzato nel titolo del libro scritto con il filosofo Franco Bolelli: Viva tutto! Abbandono della coscienza critica e abiura di una visione problematica, a vantaggio di un quadro d’insieme (ras
sicurante e assolutorio ) che veda sempre il bicchiere mezzo pieno. Ovvero: que viva disimpegno. È naturale che Jovanotti venda, meno naturale è che si elevi Jovathustra a intellettuale di riferimento. Jovathustra è l’eterno scopritore dell’acqua calda. Il pasdaran che non si schiera mai – perché anche schierarsi è roba da birbi – e trasforma l’ovvio in agnizione. Tenero nella sua ingenua vacuità, di recente ha teorizzato che Clint Eastwood si può amare anche se si è di sinistra: toh, che rivelazione. E sì che bastava Letters From Iwo Jima, e non solo quello, per dimostrare quanto fossero miopi i sinistrorsi che scomunicarono l’ispettore Callaghan. Le intuizioni di Jovathustra hanno la velocità di una Duna bucata in salita. Lorenzo arriva tardi, ma quando lo fa mostra il cipiglio dell’avanguardista. Nel 2002 andò da Bruno Vespa a cantare Salvami, in cui attaccava Oriana Fallaci(“la giornalista scrittrice che ama la guerra”). Si presentò come fustigatore. In studio c’era Vittorio Sgarbi, che ne fece comodo scempio. Jovathustra è un Umberto Tozzi frainteso per guida ideologica. Un Muccino del pentagramma, un alfiere della Diabete Song. Petrarca senza essere Petrarca, Benigni mai stato Cioni Mario. Si vanta di aderire didascalicamente alla retorica più meringosa, perché – teorizzano i fans – “anche l’amore è retorico”.
COME DIRE che i film sulla guerra devono fare schifo perché la guerra fa schifo. Forse Jovanotti va bene a tutti perché tiene famiglia. Forse il buonismo è la risposta peggiore a un presente affatto ammiccante e piuttosto spietato. Forse la sua nobilitazione artistica del disimpegno, sotto le mentite spoglie della fiabetta sentimentale, è storicamente colpevole. O più proba
bilmente siamo noi, cattivisti e disfattisti, che non capiamo la portata salvifica del verbo di Jovathustra. Sia dunque fatta la sua volontà e venga il regno delle case di pane con le riunioni di rane.
di Andrea Scanzi, IFQ

1 commento:

Anonimo ha detto...

Secondo me l'errore è di voler catalogare Jovanotti come intellettuale.
Forse chi scrive preferisce la gente incazzata. Questione di gusti.