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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 20, 2011

Mondrian prima di Mondrian


L’imponente Vittoriano ospita la mostra dedicata a Piet Mondrian (1872-1944). Ipercelebrato artista olandese ‘razionalista’, piuttosto ‘freddo’ nella memoria collettiva, autore di quadri fitti di linee nere orizzontali e verticali, al cui interno solo qualche quadrato è coperto da colori primari: un blu, un giallo, un rosso. Pezzi decisivi, divenuti popolari negli anni e tuttora icona delle icone dell’equilibrio estetico, con la conseguenza di finire riprodotti su borse, magliette, poster, tazze, bicchieri. Un fenomeno che accade (come per Warhol, Hopper, De Lempicka, Magritte) quando un grande artista raggiunge la sintesi perfetta: quella di Mondrian riguarda la forma dell’assoluto, il senso della vita espresso in un’armonia astratta, il disegno geometrico che delinea la verità della vita interiore. Quello che sorprende, nel bene e nel male di un allestimento un po’ compresso, è lo scorrere dell’infinita serie di fasi pre-astratte di Mondrian, qui ampiamente rappresentate: comincia sul finire del secolo come pittore realistico, seguendo la tradizione della Scuola dell’Aia e dipingendo paesaggi e scene di vita quotidiana. Verso il 1903 diventa più simbolico, pochi anni dopo quasi informale, poi puntinista e nel 1911 abbraccia il cubismo. All’inizio degli anni Venti è finalmente l’essenziale Mondrian che conosciamo: un mistico poco emotivo e molto mentale, un asceta del segno che ha superato il fluttuare delle passioni eliminando progressivamente la forme più friabili e vitali. In nome della ricerca della forma perfetta e attraverso un viaggio estetico e interiore durato un trentennio.
Mondrian. L'armonia perfetta.
di Claudia Colasanti, IFQ

Complesso del Vittoriano, via di San Pietro in Carcere, Roma.
Info: 066780664.
Fino al 29 gennaio 2012.

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