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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 28, 2011

Terza cultura, antidoto ai parolai


LA SCOPERTA di un gruppo di neuroni premotori nel cervello dei macachi può avere ripercussioni sulla comprensione dell’altruismo? Secondo John Brockman, che lanciava più di quindici anni fa il sito EDGE ( www.edge.org  ) in nome della Terza Cultura, sì. Dice Brockman: «Per terza cultura intendo l’attività di quegli scienziati che sanno dire cose nuove e interessanti sul mondo e su noi stessi». Ossia quegli scienziati che non vedono un divario netto tra fatti (dominio della scienza) e interpretazioni (dominio delle humanities), ma che assemblano il sapere in modo nuovo, evitando le tentazioni riduzioniste. Da anni Brockman produce libri scritti da scienziati, artisti e filosofi che cercano di fare proprio così: dire cose nuove e interessanti, senza troppi pregiudizi, sul mondo e su noi stessi. Ci prova l’editore Il Saggiatore a lanciare il dibattito in Italia con un volume collettivo, Terza cultura: idee per un futuro sostenibile, curato da Vittorio Lingiardi e Nicla Vassallo. Antropologi, linguisti, filosofi, giornalisti, tutti rigorosamente italiani, si cimentano con la questione. In qualche parola chiave: la terza cultura in Italia si imporrà grazie a internet, un minore analfabetismo scientifico e una più grande apertura interdisciplinare e internazionale. Ma il lettore, quando a pagina 150 ha visto ricorrere il nome di J.P. Snow un centinaio di volte, insieme a quello di Calvino e di Croce (maledetto!), comincia a provare una certa stanchezza… Dove sono le idee per un futuro sostenibile in questo elenco di lamentele sui mali italici? Qualche intervento si distingue per pragmatico ottimismo e suggerisce sul serio programmi di ricerca nuovi: per esempio, Cristina Bicchieri ci spiega come le norme sociali, tormentone di sociologi e filosofi morali, possano essere indagate empiricamente. Claudia Caffi ci accompagna in una passeggiata, dove retorica antica e linguistica contemporanea convivono felici e produttive. Don Virginio Colmegna, in un bellissimo intervento, fa proposte concrete su come aumentare l’empatia nelle città e diminuire la percezione delle differenze e imparare a fidarsi degli altri. A dir la verità, Brockman non aveva l’ambizione di discutere l’idea di J.P. Snow sulle due culture. Il divario che la Terza Cultura doveva coprire era quello tra una cultura scientifica sempre più specialistica e una deriva nelle humanities americane che va sotto il nome di cultural studies. E umanisti e scienziati seri si ritrovano da sempre alleati contro quei pastiches da parolai che hanno ammutolito la cultura umanistica e fatto affondare i dipartimenti di Humanities americani.
di Gloria Origgi, Saturno

Vittorio Lingiardi e Nicla Vassallo (a cura di), Terza Cultura, Il Saggiatore,
pagg. 237, 18,00;
Il libro sarà presentato al Festival della Scienza di Genova il 30 novembre alle 11;
www.festivalscienza.it

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