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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 07, 2011

Tomas Tranströmer, il nobel anti-Larsson


L’anziano poeta svedese, sebbene ignoto ai più, è un autore di culto tradotto in 50 paesi.

L’Accademia svedese – quest’anno ha giocato in casa: il Nobel per la letteratura a Tomas Tranströmer, nato nel ’31, poeta, traduttore, psicologo e musicista. È un nome che ai più suona sconosciuto, ma è tradotto in cinquanta paesi. Maria Cristina Lombardi, traduttrice e curatrice della maggiore antologia di versi del poeta svedese (Poesia dal silenzio, Crocetti, 2001, più volte ristampato) riporta un parere di Kiell Espmark, poeta e critico membro dell’Accademia di Svezia: “Con Strindberg e Swedenborg, Tranströmer è lo scrittore svedese che più ha influenzato la letteratura internazionale”. Che cosa significa? La poesia è sempre più bandita dalla mensa dell’informazione culturale, ma è possibile che i poeti di riferimento siano sempre – a parte quelli che si studiano a scuola – Neruda, Hikmet e Prevert? È naturale che chiunque altro suoni oscuro.
MA È PROPRIO questo il punto: si è inteso premiare l’altra faccia della letteratura svedese odierna. In molti ormai conoscono Stieg Larsson, ma è come se da noi si pretendesse d’avere di Camilleri la stessa percezione che si ha di Zanzotto (il poeta di Pieve di Soligo in questi giorni ha compiuto novant’anni e i giornali se ne sono occupati). Ben venga dunque che il più ambito riconoscimento mondiale – il Nobel – obblighi tutti, per un po’, a parlare di poesia. Tuttavia, non si dovrebbe far diventare la poesia d’obbligo come la scuola. Essa, per i pochi che vi si dedicano, è molto più che un piacere, – è una necessità. Proprio questo sembra essere il magistero di Tranströmer e spiega, da un lato, l’esiguità della sua produzione e, dall’altro, la pregnanza semantica della sua opera. Nelle università americane è un poeta di culto, cultpoet. Uno dei maggiori poeti statunitensi, Robert Bly, lo ha definito “magico-realista”, ad un tempo oggettivo e visionario. D’altronde, come tanta poesia contemporanea, il poeta svedese non può prescindere da T. S. Eliot, dal tema primario degli annegati in Mercoledì delle ceneri: l’acqua, nella sua immobilità così come nella sua fluidità, è tema fondamentale della poesia di Tranströmer, e il suo presunto “pessimismo cosmico” altro non è che perdersi nella natura muta e orripilante, in un racconto impossibile che non trova alcun linguaggio per esprimersi, così come nei versi della poesia Dal marzo ’79 : “Stanco di chi non offre che parole, parole senza lingua / … / scopro orme di capriolo sulla neve / lingua senza parole”. Come sostiene Maria Cristina Lombardi nella sua puntualissima Introduzione a Poesie dal silenzio, «il poeta presenta spesso una natura desolata, senza la presenza umana». Fondamentale la vicinanza con gli altri poeti: oltre al citato Robert Bly (si sono tradotti reciprocamente), anche il grande esule russo Josif Brodskij, anch’egli premio Nobel, confessò “furti d’immagini”. Così come Brodskij propose Derek Walcott per il Nobel, anche quest’ultimo, in un’intervista, ha proposto il poeta svedese.
ALTRO ELEMENTO essenziale della produzione di Tranströmer è la musica: il linguaggio musicale pare essere la sintesi della sua poesia. Scrittore del silenzio e del vuoto, egli riscopre ogni momento la necessità della pausa perché ogni suono possa aver luogo. Nel suo mondo dell’assenza di Dio, la religione del vuoto è quella di ricomporre una presenza in cui la musica è la necessità di ritrovare una voce: “Sdraiato, mi sforzo di dormire, vedo immagini sconosciute / e segni che si annotano da soli dietro le palpebre / sulla parete del buio. Nella fessura tra veglia e sogno / una grande lettera cerca di infilarsi invano”. Nella traduzione della Lombardi i versi respirano assai bene. C’è un punto in cui questo poeta, psicologo di professione e ammalatosi gravemente (la malattia provocò una paralisi), si arresta davanti a un elemento inattingibile: il proprio stesso io. Come un enigma da sciogliere, tra breve uscirà da Crocetti un altro libro: Il grande mistero.
di Luca Archibugi, IFQ

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